Adriana Sabato, giornalista, risiede a Belvedere Marittimo. Dopo il liceo classico si è laureata in DAMS Musica all'Università degli Studi di Bologna. Dal 1995 al 2014 ha scritto su La Provincia cosentina e il Quotidiano della Calabria. Gestisce il blog Non solo Belvedere. Ha pubblicato nel mese di marzo 2015 il saggio La musicalità della Divina Commedia, nel 2016 Tre racconti e nel 2017 il saggio Nuove frontiere percettive nel pianoforte di Chopin.

TORNEREMO, FRANCO, “TORNEREMO ANCORA”

Di Adriana Sabato

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«Una ragazza di quindici anni mi ha scritto dicendo che non le frega niente di quello che dico, che comunque le piace da pazzi. Per me questo è il massimo, perché non voglio dire niente, oppure tutto.» (…)

Per capire bisogna ascoltare, serve animo sgombro: abbandonarsi, immergersi. E chi pretende di sapere già rimane sordo.» Franco Battiato

Il ricordo di Franco Battiato è profondo: il susseguirsi di sue canzoni di grande successo, negli anni ’80, lo disvelò come attraente punto di riferimento per me come per migliaia di giovani dell’epoca. Senza essere tutto.

Anche adesso: La stagione dell’amore, Voglio vederti danzare, Bandiera biancami fermo qui, ma un elenco lunghissimo si coniuga a ciò che di Franco Battiato c’è ancora da scoprire e da gustare nell’ascolto.

Profondo, anzi immenso è il suo connubio spirituale con l’arte e con la musica nutrito da un amore verso l’arte che, oltre ad essere amore per l’arte, è amore per la vita.

Da scoprire e da gustare, dicevamo, perché lui, il Maestro, aveva conosciuto a fondo le numerose frontiere percettive dell’arte dei suoni per poi compiere scelte ben precise: con la raffinata sapienza del mistico conoscitore aveva accuratamente esplorato gli universi sonori esaminandoli come preziosi tesori.

 Poi, fra quei tesori aveva portato alla luce i più belli e non per tenerseli; ma per offrirli a noi, a tutto il suo pubblico.

Agli inizi degli anni Settanta, scrive Giovanni Coppola, Franco Battiato era un giovane autore giramondo con la passione per contaminazione e sperimentazione sonora a tutto tondo. Oggi lo conosciamo per la capacità di dare quell’aura sacra, magica ed inimitabile ad ogni suo testo, ma la strada per il successo partì da un sentiero completamente opposto, ricco di virate tra generi e interpretazioni eclettiche della musica.

Finì molto presto per intraprendere un percorso di vera e propria epifania di quel tumulto, con una serie di album che definirono il periodo degli albori, del “Battiato sperimentale”.

Nascono così Fetus nel 1971 e Pollution nel 1972.

Ma, chiave di volta altrettanto importante, nel 1973, fu Sulle Corde di Aries, contenitore di alterazioni ed intrecci canzone/soundscape, in una sequenza libera di stravolgere il proprio equilibrio e stile. Vengono toccate vette importanti, di composizione e di interpretazione, che spingono Battiato ad essere percepito con un’immagine sempre più sfuggente e maledetta, quindi ammirata. Sufismo, misticismo e l’imperversare di un interesse incalzante verso la cultura orientale, in questa parte della sua vita, rappresentarono uno stimolo vivo alla creazione di una musica fisica, quasi disturbante, dentro cui pulsavano idee e saperi nascosti.

Clic, uscito nel 1974, segna il ritorno allo sperimentalismo puro, all’avanguardia. Battiato dedica questo nuovo lavoro a Karlheinz Stockhausen, uno dei primi ad occuparsi della musica elettronica che avviò Franco allo studio della notazione tradizionale.

 Il suo incontro con Stockhausen, fu curioso e probabilmente rappresenta uno dei più illuminanti della sua carriera. Pare, infatti, che da quelle session di registrazione a Colonia, invitato dalla leggenda della musica concreta tedesca, Battiato imparò la metrica e il solfeggio, carpì i segreti della grammatica più avanzata e complessa della musica, si ammaliò dell’implementazione meccanica all’interno dei brani, più di quanto non avesse mai fatto durante gli anni precedenti. La lezione di Stockhausen risultò, quindi, un passaggio fondamentale per plasmare la sua personalità ed il suo estro.

Un altro musicista che ha influenzato Battiato in questo periodo, fu il minimalista John Cage.

Scrive Mirko Reggiani:”Franco seguì i suoi ( di Cage) esperimenti sonori, l’arte del collage musicale. Contiene un pezzo cantato (No U Turn) e sei strumentali tra cui Propriedad prohibida, per molti anni usato come sigla del TG2 Dossier.

Franco Battiato però ad un certo punto non ne poteva più dell’autoreferenzialità e della snobberia della musica contemporanea, delle neoavanguardie colte del secondo Novecento e così avendo esplorato i mondi dell’elettronica e del prog, e avendo nelle vene la musica del passato, proseguì per la sua strada, senza comunque discostarsi dalla ricerca e dai continui rimandi e approfondimenti spirituali e contemplativi.

E, visto il tema ricorrente: “la musica contemporanea mi butta giù”, c’è da aggiungere che Battiato vinse nel 1979 il Premio Stockhausen di musica contemporanea per il brano “l’Egitto prima delle sabbie”. Clicca QUI per ascoltare

Una sorta di “melodia in negativo”, ottenuta omettendo ad ogni ripetizione del medesimo accordo la nota che vuol far percepire (tramite la sua assenza).

C’è di più: trapela da molte sue canzoni l’amore verso la musica classica.

Uno dei suoi compositori preferiti viene citato in Genesi (1987): Johan Sebastian Bach è il terzo “grande” ad apparire dopo Tomaso Albinoni e Isaac Albéniz.

L’ultimo corale della Trauer Ode, la Cantata BWV 198, compariva nel glorioso album Pollution del 1972).

Ma la primissima volta in cui Bach appare nella produzione di Battiato nell’album di esordio del maestro catanese: “Meccanica”, lato B di Fetus (1972).

Qui coesistono tutti, assieme ai Pink Floid, la navetta Apollo 11 e l‘Aria sulla Quarta corda.

Bach arriva alla fine, quasi come un frammento, un sogno.

Ancora, altri due altri tributi bachiani di Battiato: la bellissima Bist du bei mir Clicca QUI per ascoltare

dall’album Ferro battuto, il cui ritornello è la prima strofa dell’aria di Stolzel contenuta nel Notenbuchlein fur Anna Magdalena (BWV 508) e ancora il corale Ach Herr, laß dein lieb Engelein dalla Johannes Passion citato in chiusura di “E ti vengo a cercare”.

…e non solo Bach! “Passacaglia” (da Apriti Sesamo 2012)  ispirata per musica e testo alla “Passacaglia della vita” di Stefano Landi.

Inneres Auge” si conclude con i versi: “Ma quando ritorno in me/ Sulla mia via, a leggere e studiare/ Ascoltando i grandi del passato/ Mi basta una sonata di Corelli/ Perché mi meravigli del creato!”

Battiato ha tratto solo alcune frasi dalla passacaglia di Landi, insieme alle prime battute del “basso continuo” ma ha accuratamente evitato di ripetere il ritornello ossessivo dell’originale, e cioè: “bisogna morire”.

 Direi che l’ha usata come trampolino di lancio, ma poi, invece di farci ricadere sottoterra porta la nostra coscienza verso nuovi orizzonti del sapere e del vivere…

Prendere un brano del ‘600 ed attualizzarlo non è da tutti. Battiato ci dimostra per l’ennesima volta la sua capacità a rielaborare testi e musica di un autore che sino ad oggi di certo era sconosciuto a quasi tutti.

Ciò comprova la profonda conoscenza del Maestro, di ciò che è stato e ce l’offre in una versione pop davvero bella.

Innumerevoli i rimandi alla musica classica e ad interi capitoli della Storia della musica, ma impossibile scriverne in poche righe: su Franco Battiato c’è ancora tanto da capire…

Riferimenti bibliografici;

https://www.spreaker.com/user/radioubick/franco-battiato-la-voce-del-padrone?fbclid=IwAR2dbQ5KnjhQ96c8Ex3S9OchjqbNPMJ4qmTa_USqy-5Wi0MK_fGR3ZhFy6g

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/05/18/franco-battiato-le-sue-parole-sulla-musica-di-consumo-e-a-volte-infelice-e-indecente-ma-quando-riesce-descrive-magnificamente-i-sentimenti-umani/6202115/

https://www.avvenire.it/agora/pagine/le-5-canzoni-indimenticabili-di-franco-battiato

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/05/18/franco-battiato-morto-il-maestro-rivoluzionario-che-ha-abbracciato-tutta-la-musica-dal-pop-alla-lirica/6201263/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/05/18/battiato-ha-rivoltato-la-musica-italiana-solo-con-lui-versi-come-a-beethoven-e-sinatra-preferisco-linsalata-risultavano-credibili/6201310/

L’immagine di copertina è presa da La Gazzetta del Mezzogiorno