Diploma maturità classica – Laurea in Giurisprudenza in 3 sessioni e mezza – Pratica legale – Pallavolista di successo – Manager bancario e finanziario – Critico musicale dal 1977 – 6 mesi esperienza radio settore rock inglese ed americano – Studi continuativi di criminologia ed antropologia criminale – Lettore instancabile – Amante della letteratura noir e “gialla “ – Spietato con gli insignificanti.

Questo disco doveva essere l’album solista di John Lydon, all’indomani della completa deflagrazione di quanto rimaneva dei vecchi PIL, quelli con Jah Wobble al basso e Keith Levene alla chitarra, l’ultimo ad andarsene assieme al batterista Martin Atkins, sicchè il buon Lydon era risoluto ad uscire con la sua prima prova da solo. Poi, però, subentrò il contatto col grande bassista e produttore Bill Laswell (Material, Massacre ecc.) e si arrivò a questa conclusione: album a nome dei PIL, ma praticamente progetto solistico di Lydon, tanto è vero che lui ottenne, compreso Laswell, che nessuno comparisse nei credits strumentali del disco, “per non distrarre l’ascoltatore da quanto in esso avveniva a livello di composizioni”. L’album venne registrato a New York a dicembre 1985, il mitico Miles Davis, il più grande trombettista del jazz e non solo, passò per lo studio di registrazione e testualmente affermò “Lydon canta come io suono la tromba!“. Non so se mi spiego. Ma vediamoli, allora, questi grandissimi musicisti coinvolti in quello che, unanimemente, è considerato il capolavoro dei PIL del secondo periodo (dopo i primi due inarrivabili dischi). Steve Vai alla chitarra, che incise le sue parti solistiche agli Electric Ladyland Studios, Bill Laswell e Jonas Hellborg (quest’ultimo al basso nel tentativo di John Mc Laughlin di riesumare la sua meravigliosa Mahavishnu Orchestra) al basso, Ginger Baker (ex Cream) e Toiny Williams, il grande batterista di Miles Davis, alla batteria ed, infine, il grande compositore e tastierista giapponese Ryuichi Sakamoto, notevole pure nella composizione di colonne sonore per film. Ne esce fuori un disco composto da sette lunghe elaborazioni, in cui Lydon canta sempre a modo suo e gli sperimentalismi di mille direzioni si fondono con parti più sagomate di rock, dove Steve Vai (che avrebbe fatto costui, senza le lezioni di Zappa?) ci dà dentro alla grande. Questo è, complessivamente il team più aperto ed anche agguerrito messo su dall’ex cantante dei Sex PIstols, uno dei pochi geni reali della musica del Novecento. Bill Laswell è coinvolto nella stesura di tre brani, l’iniziale “F.F.F.” col suono pungente di una chitarra circolare ed inesauribile, “Rise“, ballad orecchiabile e magnifica che mia figlia, all’età di due anni cantava girando attorno al tavolo, uno dei capolavori del disco, con un basso fantastico e “Home“, più secca, spigolosa e rockistica. “Fishing” ci riporta ai PIL più squadrati ed autorevoli, senza mai tralasciare il gusto della melodia, cosa che riesce, se possibile, in modo addirittura superiore a “Round“, che parte con percussioni forti, la giaculatoria vocale di Lydon ed un suono meraviglioso, ipnotico, in ascensione perenne, che lascia di stucco! Bellissimi gli impasti di tastiere e basso. Talora rocker, talora mullah, Lydon è responsabile sempre della composizione dei pezzi e “Album” è l’album, come detto, più rappresentativo dei secondi PIL, così come l’inarrivabile “Metal Box” lo era stato dei primi.
Una band ed un brand che non possono non essere riconosciuti. PIL=SPERIMENTALISMO A 360 °

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P.I.L
Rock alternativo
1986