London Calling dei Clash. Un vero crack nel rock di quegli anni

London Calling dei Clash. Un vero crack nel rock di quegli anni

Pubblicato il 14 dicembre 1979, uscito materialmente a cavallo tra la fine del decennio dei Settanta e l’inizio degli Ottanta, “London calling”, doppio lp, nell’edizione di allora, dei Clash, segnò il passaggio, per la band, dal punk rock dei primi due album (specie il primo, in verità) alla new wave e poi al rock transnazionale e generi vari del triplo “Sandinista”. I Clash erano una band molto particolare, proletaria al 100%, barricadera, dell’ultrasinistra, combattente, e chi più ne ha, più ne metta. Eppure il compianto Joe Strummer, cantante e chitarra ritmica della band, era di provenienza quanto meno borghese. Ma tant’è. Lo spirito di allora era quello, per cui non c’era da meravigliarsi. L’album fu uno dei crack assoluti del rock di quegli anni, nel senso che orientò anche le produzioni discografiche successive. Per questo, la sua importanza, oltre che artistico-musicale, è anche storica. “London calling ” canta con la sua voce roca Strummer, mentre il basso di Simonon, che va a costituire pure la “storica” copertina dell’album, con lui nell’atto di scassarlo, fa letteralmente rimbalzare la musica . Mick Jones e Nicky “Topper” (il più alto, esattamente il contrario della realtà , data la sua modesta statura) Headon sono gli altri due: il primo a chitarra solista e voce ed il secondo alla batteria. Un vero inno, “London calling “, brano e disco, per quelle generazioni di fighters. Il disco spazia fra tantissimi stili ed impostazioni compositive. Questo è un disco “ingombrante” in tutti i sensi, per la critica, per i fans, esaltati i più, scontenti quelli della prima ora, e per gli appassionati. Del resto, colori della copertina, sua disposizione grafica e lettering riportano addirittura, e non a caso, ad Elvis Presley. “Spanish bombs “, con quei suoi bordoni d’organo e la voce concitata di Strummer, riporta alle battaglie terroristiche contro il sistema spagnolo da parte dell’ETA, l’organizzazione separatista basca, “Spanish bombs in Andalusia” , dice il testo, col commovente cantato a due voci di Strummer e Jones, con un suono davvero irresistibile. Le apparenti contraddizioni del disco, talora con gli inneschi tipici del punk, tal’altra con fiati addirittura soul, passaggi reggati ed anche post Rythm and blues, portano addirittura alla celebrazione di un attore, neanche tra i più famosi, quale era Montgomery Clift. ( “The right profile”) . “Rudie can’t fail ” è lo scazzo tipico del reggae rock di quegli anni, ” Clampdown” fa impazzire per quel suo tiro apparentemente giocondo, che diventa drammatico nel finale, con le voci che strepitano ed urlano da “In mezzo alla strada” e le chitarre, che la feroce amplificazione fa risuonare come delle cornamuse . Tutto bellissimo. Ancora reggae zoppicante sul basso di Simonon è quello, formidabile, di ” The guns of Brixton “, il quartiere più cattivo, combattivo e violento di Londra. “Death or glory” e “KOKA KOLA (guardate com’è scritta) sono due staffilate che provengono dritte dritte dai miasmi del punk. “Train in vain “, stupenda e cantata da Mick Jones, ha dentro di sé il seme del rock più tradizionale miscelato col sangue del punk , quello vero. Scoppiettante. GRANDISSIMO DISCO. Uno di quelli che hanno fatto la storia della nostra musica ed uno di quelli fondamentali del secolo trascorso. Chi cambia, ed i Clash cambiarono forte, è soggetto a reprimende da parte dei nostalgici che vogliono sempre la stessa cosa . Ma parliamo di quisquilie. Qui, come un vero “monolito”.

London Callin Book Cover London Callin
The Clash
Rock
1979