Diploma maturità classica – Laurea in Giurisprudenza in 3 sessioni e mezza – Pratica legale – Pallavolista di successo – Manager bancario e finanziario – Critico musicale dal 1977 – 6 mesi esperienza radio settore rock inglese ed americano – Studi continuativi di criminologia ed antropologia criminale – Lettore instancabile – Amante della letteratura noir e “gialla “ – Spietato con gli insignificanti.

La storia tra me ed i Wipers inizia così. Anno di grazia 1986, passo, come sempre, dal mio negoziante di dischi. I cd ce n’erano pochi (io cominciai a comprarli nel 1991, per colpa di Zappa e dei suoi due grandiosi album dal vivo di quell’anno), erano quasi tutti 33 giri. Il mio amico commerciante mi dice: “E’ arrivata questa roba qua. Non so cosa sia, dacci un’occhiata.”. Lo mettiamo su e, dopo solo due note gli dico: “Mettimelo in una busta che lo porto via”. Mi aveva scombussolato parecchio! Era “nuovo” per quel periodo il suono della chitarra. Il disco l’ho consumato e continuo ancora oggi a sentirlo. I Wipers, un trio, erano di Portland, nell’Oregon. Il nome se lo erano dato per il fatto che, durante la giornata, sbarcavano il lunario pulendo i vetri dei palazzi, Wipers sta per strofinacci! Il nucleo era composto da Greg Sage, un grandissimo chitarrista, solista e voce, autore di tutti i brani e leader, Brad Davidson, al basso e Steve Plouf, alla batteria. Questo gruppo è uno dei “cult” degli ultimi 35 anni di storia del rock. Misconosciuto, vendeva pochissimo, ma tutti i più grandi, dai Sonic Youth ai Nirvana, dai Pearl Jam agli Alice in Chains,ai REM, tanto per fare qualche nome, fino agli Screaming Trees di Mark Lanegan, li riconoscevano come loro idoli ispiratori. Ascoltate le schitarrate pazzesche dell’iniziale “Just a dream away” per capire quanto siano “seminali”. La voce è fatta di squarci, quasi alla Iggy Pop, mentre basso, batteria e, soprattutto una chitarra incredibile impazzano e ti ubriacano, con un suono sofferto e grandioso!
Sono lampi, flashes accecanti. Subito un capolavoro chitarristico, che è quello che ascoltai per poche note al negozio nel 1986, prima di possederlo (sì, proprio fisicamente, come ancora oggi). Bellissima. Lo spirito è quello secco ed impietoso del punk americano, ma c’è molto di più, qui. “Way of love” va di corsa, a perdifiato, dai piani superiori della scala del rock, fino agli scantinati. Ancora schitarrate pazzesche, la solista impazzisce, la voce è una lama che ti pressa la giugulare, si corre fino all’orgasmo risolutivo della solista. Erezione senza sosta. A raffiche sia il suono, portentoso, che la voce, basso e batteria implacabili. “Let me know” sono gli Apaches riportati sul rock nel 1986! E’ una danza della guerra, quella cui assistiamo. Il disco, ancora oggi, in cuffia , provoca sudorazione ed inquietudine. Treno lanciato a velocità folle, questo è il secondo capolavoro indiscusso del disco. Forza, rabbia lucida, suoni che annichiliscono, una chitarra a metà tra Hendrix e J Mascis dei Dinosaur Jr. Formidabili e poveri, i Wipers! “Fair weather friends” rinnova il punk stretto che fu dei loro esordi. Questo è il loro quarto disco di studio. Brano tosto, senza misericordia, a strappare via, a lacerare. “Land of the lost”, la title track, si apre sul fragore metallicissimo della chitarra di Sage, che innesta un riff letteralmente infernale fatto di “raffiche” micidiali. Mi pare di vederlo, con il suo profilo aguzzo da volpe ed il fazzoletto “da pirata” calcato in testa, mentre maltratta la sua chitarra. Brano a metà fra Gun Club e Cramps, nelle sonorità, ubriaca per la verve sanguigna e nitidissima. Rotola, sbuffa, ansima come un treno che arranca in salita, di quelli che erano a vapore. Strepitosa. Ascoltate il “solo” di Sage, devastante. Terzo capolavoro assoluto del disco. La seconda facciata si apre con ” Nothing left to lose” ed è un altro colpo al cuore. Parte su bassi cupi, poi, il suono della sei corde di Sage, la porta dove vuole e l’arpeggio, cristallino, dolorosissimo, disperato lacera lo spirito di chi le presta orecchio. Qui, il disadattamento sociale dei Wipers tocca il suo vertice più commovente. I guizzi della chitarra sono hendrixiani, capolavoro accecante da sentire mille e più volte. Toccante come tutte le cose che parlano prima al cuore e poi alla testa, resta uno dei pezzi indimenticabili del trio.
“The search” è squadrata e costruita su un riff che sfugge tra le dita come un’anguilla, grazie alle due performances straordinarie di Davidson al basso e del leader alla chitarra. Pulsante, congrua, secca, ma pastosa allo stesso tempo, resta subito nella testa. Ed i Wipers non sono orecchiabili! “Different ways” viaggia su note altissime, laceranti, come sempre; questa chitarra non mi lasciò dormire la notte per quasi un anno. E Sage canta in modo quasi ipnotico e trascurato, senza mai forzare, su toni bassi, ribaditi dalla chitarra che si raddoppia magicamente. Ancora un capolavoro elevatissimo, in un disco imperdibile, ma per davvero. “Just say”, infine, parte ancora con un riff di chitarra, che torna sui suoi passi, onirico, come la voce che viaggia nel tunnel da parte di Sage, torna in superficie, per spingerti con la faccia, la tua, sott’acqua. Strepitosa, ultimo capolavoro di un disco che non ha perso un millimetro di liricità dopo tutti questi anni. WIPERS SONO STATI DAVVERO UNICI, MA MISCONOSCIUTI. Di loro hanno memoria in pochissimi. Ma, come per i Gun Club, i loro orfani sono rimasti inconsolabili. In cd non lo trovate, spendete quello che serve (qualsiasi cifra) per riagganciarlo in formato 33 giri, se lo trovate ………… BUONA FORTUNA.

Land of the Lost Book Cover Land of the Lost
Wipers
Rock
1986