Adriana Sabato, giornalista, risiede a Belvedere Marittimo. Dopo il liceo classico si è laureata in DAMS Musica all'Università degli Studi di Bologna. Dal 1995 al 2014 ha scritto su La Provincia cosentina e il Quotidiano della Calabria. Gestisce il blog Non solo Belvedere. Ha pubblicato nel mese di marzo 2015 il saggio La musicalità della Divina Commedia, nel 2016 Tre racconti e nel 2017 il saggio Nuove frontiere percettive nel pianoforte di Chopin.

Leggendo Simonelli

  Nel panorama delle numerose pubblicazioni sulla musica, trovo molto interessante il romanzo storico dal titolo Cercando Beethoven del giornalista e scrittore Saverio Simonelli. 

Pubblicato da Fazi editore nel mese di novembre del 2020, l’anno dei 250 anni dalla nascita del grande compositore, questo volume offre qualcosa in più fra le numerose pubblicazioni a lui dedicate

Simbolo dell’arte occidentale, perfino dell’Europa unita, Ludwig van Beethoven è il ‘genio’ per eccellenza. Genio romantico. La sua musica ha tracciato un solco di profonda modernità e non solo riguardo alla sua scrittura.

 A proposito di Europa unita, introduciamo adesso un primo ascolto: si tratta dell’Inno alla gioia eseguito dalla Berliner Philharmoniker nel 1968 con la direzione di Herbert von Karajan: per ascoltare cliccare QUI

 L’Ode alla gioia o Inno alla gioia (An die freude) è un’ode composta dal poeta e drammaturgo tedesco Friedrich Schiller nell’estate del 1785 e pubblicata l’anno successivo sulla rivista Thalia.

È conosciuta in tutto il mondo per essere stata usata da Ludwig Van Beethoven come testo della parte corale del quarto e ultimo movimento della sua nona sinfonia). La melodia composta da Beethoven (ma senza le parole di Schiller) è stata adottata come inno d’Europa dal consiglio d’Europa nel 1972, e in seguito dall’Unione europea.

È una lirica nella quale la gioia è intesa non come semplice spensieratezza e allegria, ma come risultato a cui l’uomo giunge quando si libera dal male, dall’odio e dalla cattiveria.

Leggendo Simonelli… vorrei sottolineare quanto il suo ultimo libro sia scorrevole e coinvolgente.

Una lettura alla quale pensavo con leggero timore credendo, tutto sommato, di imbattermi in un manuale di saggistica ricco di vocaboli scientifici e termini tecnici ai quali sono sì abituata ma che, per il lettore comune, scevro da qualsivoglia conoscenza di musica, diventano troppo articolati e complessi, direi di nicchia.

Ma il libro è in realtà un romanzo storico. Questa la chiave di lettura impostata, con successo, dall’autore.

Composto da quasi 320 pagine di lettura, possiede, sullo sfondo, la ricostruzione di un mondo europeo dal sapore nostalgico.

Ma un particolare ha fortemente attratto la mia attenzione.

Lo si legge già nelle prime pagine del libro: È bello il momento in cui la musica lascia il campo al silenzio e gli si affida. Il mio maestro all’epoca mi diceva sempre di rimanere concentrato anche oltre l’ultima nota. Perché anche il silenzio, quel silenzio lì, tu devi suonarlo, insisteva.

Perché c’è piacere nel silenzio dopo la musica.

È musica di quella stessa musica.

Uno dei concetti fondamentali della musica che è anche il tratto caratteristico della maggior parte della vita di Beethoven: il silenzio.

La musicadice il violoncellista Mario Brunellonon esisterebbe senza silenzio: il silenzio, è il liquido amniotico nel quale immergere la musica, è nella mente del compositore quando l’ispirazione gli suggerisce la prima nota.

Mario Brunello ci mostra come, unito al tempo e al suono, il silenzio renda la musica tridimensionale: per ascoltare cliccare QUI

Il silenzio ha caratterizzato anche proprio il periodo in cui è stato scritto il libro: eravamo in piena pandemia.

Del silenzio aveva già detto Mozart: la musica non è nelle note ma fra le note, ossia il silenzio è un qualcosa che esalta lo spirito. Il silenzio di cui stiamo parlando non è dunque solo uno stato fisico-acustico: è anche, e soprattutto, uno stato d’animo.

In musica, scrive Gustavo Zagrebelsky, il silenzio non è una pura e semplice assenza, ma è qualcosa.

 Il silenzio, come assenza di suono, è anche considerato una componente fondamentale della musica.

Ma essendo naturalmente privo di tono, timbro e intensità, l’unica caratteristica che il silenzio condivide con il suono, in un contesto musicale, è la durata.

Un altro particolare fra tanti mi ha ancora affascinata: come spiega, in modo del tutto naturale, cosa sia l’armonia.

Ecco, in Cercando Beethoven, il passo a cui mi riferisco:

Hai presente un palazzo?», dissi improvvisamente. Andreas si fermò in piedi fissandomi con l’espressione annoiata di uno che concede controvoglia la grazia della propria attenzione.

Ci sono le fondamenta, le mura e le stanze. Le fondamenta sono le note basse, e le stanze dove la gente vive sono la melodia. Le mura sono quello che le tiene insieme, cioè l’armonia. Come nel palazzo ci devono essere le proporzioni giuste tra le parti perché rimanga in piedi, così nella musica le note basse, quelle intermedie e quelle acute hanno dei rapporti che devono essere rispettati, ma le combinazioni che ne vengono fuori sono tante, tantissime anche se le note sono sette.

  Qui interviene il lavoro dell’autentico comunicatore che è, direi, continuo, efficace ed essenziale.

Quando si parla di linguaggio infatti è sempre necessario tradurre e decodificare. Simonelli esegue egregiamente questo compito realizzando così un’operazione di alto livello comunicativo: in modo molto coraggioso si fa intendere con chiarezza e abbondanza di riferimenti e citazioni tratti dalla letteratura musicale.

Mi sembra opportuno concludere con una citazione del maestro Riccardo Muti.

 Premetto che lo scorso 29 luglio si è aperto il G20 e il maestro, che il giorno prima ha compiuto 80 anni, ha voluto omaggiare questo forum con un concerto tenuto con l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e trasmesso in diretta dal palazzo del Quirinale.

In questa occasione ha ribadito con molto vigore l’importanza della musica non solo come fatto in sé, ma soprattutto come punto di riferimento per la nostra società.

Queste le parole di Riccardo Muti:

la musica è bellezza ed armonia, l’ho detto e ripetuto tante volte,

l’orchestra deve, dovrebbe essere, l’espressione della società.

Infatti in un’orchestra ci sono tanti strumenti, come ben sapete,

ci sono violini violoncelli fiati eccetera.

Ma tutte le frasi musicali che essi interpretano devono convogliarsi in un’armonia che esprima un’idea finale che è per il bene di tutti.

Questa è l’arte, questa è la bellezza dell’arte in generale.

Parole forti che ognuno farà proprie, ne sono convinta, e la lettura di questo romanzo ne rafforzerà profondamente il senso.

Saverio Simonelli, Cercando Beethoven, Fazi, novembre 2020, da leggere ..e rileggere.

Cercando Beethoven Book Cover Cercando Beethoven
Saverio Simoncelli
Saggio
Fazi
2020