Nato a Viterbo il 25 ottobre 1991, laureato in  lettere (Università della Tuscia) e appassionato di musica (jazz, prog, elettronica).

I punti cardini dei Pop Group sono le nevrosi del sax e del basso instaurate in connubio divino con l’epilettica voce di Mark Stewart. Il risultato non è nè “punk/funkoso” come i Gang Of Four e nemmeno alienante come i This Heat. Sono un disegno indipendente, legato soltanto alle scorribande delle quattro corde di Underwood e al “dub” che si faceva sempre più spazio.
Nell’Inghilterra di quel periodo c’erano più bassisti new wave che fusion…Jah Wobble, Peter Hook e Peter Principle dei Tuxedomoon con quella “59 To 1” che devono ringraziare Frusciante, Fugazi e compagnia bella.
Nel 1980, prima di dar vita al successore di “Y”, ovvero il sinistro “For How Much Longer Do We Tolerate Mass Murder?”, i Pop Group attuano un altro exploit con un 45 giri. Vi ricordate “She’s Beyond Good And Evil“?
Qua si peggiora, nel senso che vi è presente una pazzia mista ad euforia che non lascia scampo. “We Are All Prostitutes” persiste fedelmente nel tono declamatorio e dissacratorio di Stewart, con meno presenza di effetti rumoristici degli esordi e maggiore presenza di basso funky. Il testo rimanda all’unione di alcuni membri della band con le tre belle punkettare delle Slits. C’è sperimentazione, la voglia di partorire idee nuove che lascino un segno e il contribuire al processo artistico di un determinato momento socioculturale. Perfettamente quello che manca alle menti di oggi. La titletrack è caratterizzata dall’ironia che ha reso infallibile quasi ogni colpo di Stewart e compagnetti. Il funky del basso deride la disco music e i prodotti più scialbi di questo genere, con gli isterismi delle linee vocali che dialogano con i contorsionismi di chitarra sax. Qui alle quattro corde troviamo Dan Catsis dei futuri Glaxo Babies e non Simon Underwood, che già era andato nei Pigbag.
“Capitalism is the most barbaric of all religions” è la frase caposaldo del brano, dove si percorrono in due strofe le ipocrisie, le ingiustizie e i passi falsi della modernità e dei potenti.
Il lato B è pura free form ed avanguardia esplicata in una disarmante disinvoltura. Tribalismi e un accenno al rumorismo industrial sono i connotati di “Amnesty International Report“, che per tre minuti ci sforna una tavolozza di suoni senza arrivare alla cacofonia più frivola. Questo è il pregio dei Pop Group!
La loro carriera è a pochi metri dalla fine, visto che nel 1980 si conclude l’avventura con il violento “For How Much Longer Do We Tolerate Mass Murder”. Come novità c’è la perdita volontaria delle linee sperimentali di “Y”, vista l’inutilità del provare a fare i doppioni, per un rafforzamento del sound dato dal basso. Il dub è sempre l’essenza delle loro idee, come lo dimostrano le eccelse “Feed The Hungry” e “Forces Of Oppression”. Da qui in avanti Mark Stewart e Simon Underwood iniziano le loro carriere soliste, riscuotendo successo e affermandosi sempre di più all’interno della scena dub elettronica. Sherwood è il produttore di “Action Battlefield” dei New Age Steppers, di “Yu Gung” degli Einsturzende Neubauten, di “Time Boom” di Lee Perry e dei Tackhead, la band dove collaborerà anche Mark Stewart. Quest’ultimo si dimostrerà veramente prolifico, sfornando tre album eccezionali con i Maffia e ritornando ultimamente sulle scene proprio con una reunion dei Pop Group. Come dicevano, o meglio, strillavano in quel capolavoro di “Y”…”We are time”!

For how much longer do we tolerate mass murder Book Cover For how much longer do we tolerate mass murder
Pop Group
Post punk
1980