Diploma maturità classica – Laurea in Giurisprudenza in 3 sessioni e mezza – Pratica legale – Pallavolista di successo – Manager bancario e finanziario – Critico musicale dal 1977 – 6 mesi esperienza radio settore rock inglese ed americano – Studi continuativi di criminologia ed antropologia criminale – Lettore instancabile – Amante della letteratura noir e “gialla “ – Spietato con gli insignificanti.

D’accordo, non li conoscono in tantissimi ma sono operativi dal lontano 1996 con il 1998, anno del loro primo disco significativo, “I CAMIONISTI”, capitanati dal figlio d’arte Patterson Hood, chitarra e voce, entrambe splendide, figlio d’arte perché suo padre era il bassista David Hood, uno dei numi tutelari dei famosi studi di registrazione Muscle Shoals, nonché partner degli indimenticabili TRAFFIC nell’album “Shoot out at the fantasy factory” del 1973. Ebbene, Patterson Hood assieme all’altro “manico” a 6 corde Mike Cooley, è responsabile di quanto questa band meravigliosa, intestataria della vera “radica” (avete presente i bastoncini di liquirizia legnosa?) del southern rock americano a stelle e strisce, quello vero, ha fatto quel rock con la bandiera con la X blu e le stelline sopra su sfondo rosso (eh no i nordisti), dopo la scomparsa prematura dei leggendari Black Crowes dei fratelli Chris e Rick Robinson. Spariti gli Allman Brothers e quasi scomparsi pure i Lynyrd Skynyrd, oramai tutto l’onore e l’onere della leggenda Sud Usa è sulle spalle di questi fuoriclasse originari di Athens (Georgia), patria pure dei REM. Ma qui come rock, siamo proprio da un’altra parte. Qui si parla di strade polverose, di stivali di camoscio, con gli speroni addirittura, di camionisti dai jeans consumati dei deserti classici del Sud, degli armadilli, dei cactus e di quelle piante, cespugli meglio, indimenticabili, che rotolano in mezzo alla strada, spostati da improvvise raffiche di vento. Questi sono i Drive-By Truckers. Chi non li conosce è un pirla, direbbe la Gialappa’s! Già intestatari di alcuni dischi debordanti, autentici capolavori del rock a stelle e strisce, “Beautiful losers” (magnifici perdenti) sono i personaggi descritti nelle loro canzoni, splendide, come vecchi ubriachi che vivono borderline senza un dollaro, prostitute che si vendono per pochi spiccioli in strada, stanze sozze e luride di motel decrepiti in posti dimenticati da Dio, insomma, l’altra America, quella vera, non quella di Madonna per intenderci o di Lady Gaga. I loro capolavori degli anni trascorsi si chiamano “It’s great to be alive”, gigantesco doppio cd dell’anno scorso, uno dei quattro migliori dischi del 2015, registrato dal vivo, un album strepitoso, così come erano strepitosi i dischi degli anni passati, “Southern rock opera” del 2002 e “The dirty south” del 2004 che dovete assolutamente recuperare. Ma tutto il resto della produzione è sempre stata di altissimo livello, il tutto condito dalle fantasmagoriche copertine di Wes Freed, piene zeppe di brunette ammiccanti, uccellacci neri del malaugurio, gufi, civette e barbagianni, alberi demoniaci e scarnificati in notti al neon blu violaceo. Pure i dischi del 2003, “Decoration Day” e del 2014 “English Oceans” vanno sentiti ed acquistati.
La splendida e roca voce di Patterson Hood che si alterna con quella più metallica e chiara di Mike Cooley sono un binomio fantastico che si aggiunge ai bordoni di organo e pianoforte e synth di Jay Gonzalez, alla batteria di Brad Morgan ed al basso di Matt Patton. E veniamo al nuovo splendido disco, fatto di 11 gioielli autentici, diversissimi tra loro ma tutti rimarchevoli. Quando se ne andò per la carriera solista il grande Jeson Isbell si pensava che avrebbero avuto seri problemi ma così non è stato. Partenza vertiginosa, strumenti scioltissimi e trascinanti in “Ramon Casiano”, song dedicata ad un ragazzo di origine ispanica assassinato nel 1931. L’assassino era uno dei leader della lobby delle armi, la famigerata NRA ed ha ammesso il suo omicidio solo 50 anni dopo. I CAMIONISTI, per tutto il pezzo, dimostrano di essere una band unica. Dimostrano con 13 dischi alle spalle, di essere un act coi fiocchi. Non tollerano compromessi, sono abituati a fare le loro cose a modo loro, la copertina in bianco e nero descrive benissimo la loro essenzialità ma pure forza.
“Darkened Flags on the cusp of down” e “Surrender under protest” sono brani che hanno in sé il seme della band: si riconosce che sono loro da mille miglia di distanza. “Guns of Umpqua” con la sua alternanza irresistibile di drive acustici ed elettrici, commuove per l’interpretazione vocale del leader e per i sentimenti che esprime. Vero diamante! “Filthy and Fried” cantata da Cooley, è un rock come non se ne fanno più. Ascoltate il “tiro” delle chitarre, i cambi di tempo continuo e questo trascinarsi oscillante della musica. Fenomenale. Ed il bello è che loro sono oramai nella “classicità” americana. Non inventano nulla ma compongono ed eseguono delle canzoni inimitabili. “Sun don’t shine” è pigra, apparentemente svogliata ma irresistibile. Splendido il piano. Altra stella “Kinky Hypocrite” paga pegno indiscutibile ai Rolling Stones ma a quelli migliori nel loro rock blues da “passo-spinta” più trascinante. Altra esecuzione strumentale magistrale. “Ever South” è un capolavoro senza discussioni. La bellezza del brano sta nel raccontarsi senza fretta: gli ultimi tre minuti con un meraviglioso filo interdentale di sintetizzatore che si alza come un’erezione incontenibile mentre, la chitarra di Cooley impazza, tutto questo non può lasciare indifferenti.
“What it means” ci riporta alla musica dei pionieri americani ma con la determinazione e la durezza dei nostri tempi. Altro caposaldo pure commestibile senza difficoltà. “Once they banned imagin” è una ballad sapida, piena di contenuti e sentimenti porta con spirito lieve all’apparenza ma deciso ed irremovibile prima della “chiusura col botto” di “Baggage” e qui la famosa radica del rock c’è tutta! Si costruisce da parte dei due chitarristi un riff chiuso con una “pennata“ finale sulla solista e questo diventa il tronco su cui innestare tutti i rami della narrazione successiva mentre il riff torna perennemente a galla ogni tanto: BESTIALE!
Il finale, con Cooley e Patterson congiunti in suoni e polveri da sparo che non si può dire, lascia letteralmente basiti e fa venire voglia di rimetterla subito su ma con tutto il resto delle canzoni.
Bravissimi, seri, incorruttibili. Ad averne così come i CAMIONIST! Tra eccellenza e capolavoro, QUATTRO STELLE E MEZZA. Consiglio: da ascoltare ripetutamente finchè non penetra sotto pelle.
That’all folks!

Drive by Truckers Book Cover Drive by Truckers
American Band
Rock
Settembre 2016