Diploma maturità classica – Laurea in Giurisprudenza in 3 sessioni e mezza – Pratica legale – Pallavolista di successo – Manager bancario e finanziario – Critico musicale dal 1977 – 6 mesi esperienza radio settore rock inglese ed americano – Studi continuativi di criminologia ed antropologia criminale – Lettore instancabile – Amante della letteratura noir e “gialla “ – Spietato con gli insignificanti.

Credo di aver letto almeno dieci libri sulla Banda Della Magliana (con questo di cui vado a parlare, il più bello, sicuramente, è “Non ci fu mai pietà”, assolutamente da leggere). E l’argomento continua ad affascinarmi. Non c’è che dire: la potenza di fuoco organizzativa, l’ordine assoluto, fino ad un certo momento preciso, quando la parte più “bassa” della banda decise di eliminare i testaccini di De Pedis, prima di essere eventualmente a sua volta eliminata da loro, le donne che ruotavano come spalla, come complici e come amanti, assatanate di sesso e ricchezza, le inconfessabili complicità dei servizi, della massoneria, delle banche (Calvi in primis, L’Opus Dei ed il Vaticano subito dopo), il giro di locali e prestigio presso gli stessi politici, la partecipazione ad incontri con la P2, le sparizioni di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi, la “stretta” decisa contro il Vaticano, col rapimento di almeno una delle due, se non di entrambe, per dare una lezione sui soldi che, invece di tornare alla Banda, furono dirottati dalle Casse del Vaticano verso Solidarnosc come voluto da Woityla e tante altre cose torbide, tra cui l’omicidio di Roberto Calvi a Londra, ebbene là c’è la vera storia d’Italia di almeno un ventennio. Il Banco Ambrosiano di Calvi vedeva affluire verso le sue casse i soldi della banda che, poi venivano ripuliti nello IOR, mentre tantissime ed ignare persone si battevano il petto in una delle tante chiese comprese dentro il potere del Vaticano e tra esse quella Sant’Apollinare nella quale, sbigottiti, tutti noi scoprimmo che era seppellito, tramite “lasciapassare” del Vicario Apostolico della S. Sede, Cardinal Ugo Poletti, nientemeno che Enrico De Pedis, detto “Renatino”, il boss dei testaccini della Magliana, l’uomo più potente di Roma ad un certo punto, capace di farla fare addosso sia alla sinistra che a Belzebù. Roma era in mano loro. Altro che Mafia Capitale. Autentica barzelletta, senza sangue, in confronto. Con la Magliana non ci fu mai pietà. La giornalista di “Chi l’ha visto?” Raffaella Notariale, con una tenacia incredibile, è riuscita a stabilire “una relazione di lavoro” con l’ex-moglie del calciatore Bruno Giordano, Sabrina Minardi, test fondamentale nel processo contro la Banda, compagna– amante–puttana per molti anni del Re della Magliana, De Pedis, l’unico ad avere un’evoluzione di prestigio, diventando intestatario di vari immobili nella Capitale, di vari ristoranti ed alberghi, del “Number One”, famosissimo locale, a parlar, dicono direttamente con Giulio Andreotti, che qualcuno dice a gran voce gli avesse chiesto l’eliminazione fisica del giornalista Mino Pecorelli, titolare della rivista “OP” (opinione politica) che tanto infastidiva Belzebù. Eliminato all’alba della lotta criminale il vecchio capo della Magliana, Franco Giuseppucci, detto “Il Negro”, un po’ per il colore scuro della pelle, un po’ perché dell’ultra destra politica, ucciso in un agguato di mattina alle undici in Viale di Tor Marancia dove, ho parcheggiato la mia auto per anni per lavoro ma, neppure alcuni tassisti di Roma, cui ho narrato la storia, la conoscevano, la Banda della Magliana si riorganizzò, come un’idra, con tre teste: quella politica, nera di destra, con a capo Danilo Abbruciati, quella della bassa manovalanza trasteverina che faceva capo a Maurizio Abbatino, detto”Crispino” perché aveva una capigliatura davvero riccia ed i testaccini, con a capo il “fine e spietato” Enrico De Pedis, un assassino di classe, glaciale, capace di riempire di soldi una prostituta che teneva in pugno con la cocaina, Sabrina Minardi per l’appunto e pure di far finire dentro una betoniera, tramite il suo autista i resti della Emanuela Orlandi a Torvaianica. E la famiglia di lei e della Gregori stanno ancora aspettando notizie dal Vaticano, che ben conosce tutta la storia. “Rifarei tutto, anzi no” dice la Minardi, che a De Pedis volle bene e ne fu complice. Ci sono episodi nel libro che vanno letti perché ben descrivono la personalità di questo criminale che faceva 500 milioni di elemosina all’anno alla Basilica di Sant’Apollinare e per questo lì fu sepolto vicino ad alti prelati. Clamoroso l’episodio del borsone con dentro 120 milioni di allora (un botto di soldi!) che Renatino impose alla Minardi di spendersi in gioielli, vestiti ed altro, senza tornare neppure con centomila lire in una mattinata. Cosa che lei puntualmente fece. O il capitolo dell’assassinio del De Pedis, eseguito come vendetta per l’avvenuta uccisione dell’allora capo della fazione della Magliana (quella “bassa”) Edoardo Toscano avvenuta nel marzo del 1989. Angelo Angelotti è il tramite per stanare De Pedis. Carnovale, D’Inzillo e Mancone si prendono la stecca dell’uccisione, ma Carnovale viene dissuaso dal partecipare direttamente. Gozzani e Del Santo, due killers, sono di Massa Carrara, non sono di Roma quindi, De Pedis non li conosce. Quest’ultimo era ricchissimo e snobbava gli altri. Alle 13.00 del 2 febbraio 1990 il destino si compie. De Pedis viene raggiunto da un unico proiettile che lo colpisce alle spalle, attraversa il polmone ed esce dalla regione giugulare–Il Presidente, come veniva chiamato, giace a testa in giù, ammazzato alle spalle come un traditore. Al momento della sua fine, egli era su un motorino, i suoi carnefici su moto ed auto, avendogli bloccato tutte le possibili vie di fuga. Tutto il resto cari lettori, ve lo leggerete attraverso le pagine di questo libro straordinario che dimostra, tra le altre cose, che la confusione che c’è oggi a Roma con la Banda della Magliana non sarebbe stata possibile, né permessa. Gli immigrati dovevano rigare diritto, pena la loro sparizione fisica ma, diritto dovevano rigare pure quelli delle forze dell’ordine. Se non fosse implosa dal didentro, questa tremenda organizzazione comanderebbe ancora a Roma, altro che Marino, Veltroni, Rutelli e Raggi. Grande libro, nelle cose grandi e nei particolari di tutti i giorni: un ‘angoscia infinita. QUATTRO STELLE E MEZZO.

Segreto criminale Book Cover Segreto criminale
Raffaella Notariale
Newton Compton
2016
307