Laura Vargiu è nata a Iglesias, nel sud della Sardegna. Laureata in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Cagliari con una tesi in Storia e istituzioni del mondo musulmano, è presente con poesie e racconti in diverse raccolte antologiche nazionali. Vincitrice del Premio Letterario “La Mole” di Torino nel 2013 e autrice di alcune pubblicazioni di poesia e prosa, tra cui “Il cane Comunista e altri racconti” (L'ArgoLibro Editore), fa parte della redazione della rivista di poesia e critica letteraria “Nuova Euterpe” e della giuria di alcuni concorsi letterari.

Nessuno tocchi Caino

Di Laura Vargiu

Sarebbe stato bello poter ascoltare anche questo nuovo appassionato e appassionante monologo dalla viva voce del Maestro, il quale, inimitabile nella sua genialità, non avrebbe potuto scegliere ancora una volta un soggetto altrettanto originale su cui discorrere.

Dopo Conversazione su Tiresia, pubblicato nell’inverno dell’anno passato, Andrea Camilleri aveva tenuto da parte per noi un altro prezioso volumetto prima di lasciarci all’improvviso durante la scorsa estate. Stavolta è stata data la parola a un personaggio a cui, in virtù della sua biblica nomea ben consolidatasi nel corso della lunga storia dell’uomo, in pochi l’avrebbero forse concessa: Caino.

Reietto fra i reietti, lui, figlio di quella stessa Eva alla quale, a sua volta, non è stato risparmiato alcun giudizio, si rivolge al pubblico/tribunale dell’umanità col garbo e l’abilità di un “contastorie”, riproponendo una delle vicende che più si perdono – è proprio il caso di dirlo – nella notte dei tempi e insinuando riguardo a essa dubbi che, piaccia o meno, non possono non strappare almeno una minima riflessione.

 Tutti sanno come sia andata a finire tra Abele e Caino; persino gli atei avranno talvolta ripensato alla figura solitaria di quest’ultimo, ancora con le mani lorde di sangue, mentre nell’aria riecheggia la voce del Creatore che gli domanda dove sia suo fratello (una delle scene della Bibbia che, forse, più rimangono impresse). Ebbene, siamo sicuri che il confine tra i ruoli di vittima e carnefice sia poi così netto? Chi ci dice che Abele fosse remissivo come i suoi agnelli? Abbiamo l’assoluta certezza che l’intenzione di uccidere sia esplosa d’un tratto soltanto nell’animo di Caino e che questi non abbia invece agito semplicemente per paura e difesa? Attraverso una scrittura come suo solito accattivante e coinvolgente, Camilleri ci racconta una storia molto diversa rispetto a quella che abbiamo appreso fin da bambini, una storia che affonda le sue radici in antiche narrazioni, per buona parte gravitanti attorno alla tradizione ebraica e rimaste per lo più nell’ombra.

Una versione, questa, dove bene e male si intrecciano e confondono, secondo la quale il primo assassino della storia nell’errabonda espiazione della propria colpa finisce addirittura per diventare fondatore di città e inventore di tecniche utili alla sopravvivenza umana in questa valle di lacrime, nonché scopritore della musica. In lui, sorprendentemente, la consapevolezza “[…] che non sempre dal bene nasce altro bene e che non sempre il male genera altro male.”

Se è vero che lungo il corso dei secoli gli uomini hanno maledetto il suo nome, non sono tuttavia mancate illustri voci levatesi a sua difesa; tra queste, si ricorda in particolare quella di Giordano Bruno che lo definì, non certo senza scandalo,“huomo da bene”.

Ma chi era Caino? O, meglio, chi è? Già, perché Caino, segnato da Dio, ma proprio per questo intoccabile, in realtà, non è mai scomparso: greve e terribile pena, la sua, che lo vede costretto a vivere per l’eternità sulla terra; così, lo ritroviamo ogni giorno nei condannati a morte da un capo all’altro del pianeta, negli oppressi, nei perseguitati, in chi subisce quella tortura “che è il vilipendio del corpo e dell’anima”, in tutta la sofferenza che purtroppo, come le possenti spire d’un serpente, non smetterà mai di stritolare velenosamente il cuore degli uomini.

“[…] Io dunque continuo a vivere in mezzo a voi. Forse perché ormai sono diventato solo un simbolo. Un simbolo necessario, perché senza il male il bene non esisterebbe.”

“Autodifesa di Caino” (Sellerio editore Palermo, 2019) è una lettura assai breve, ma intensa, profonda, ricca di una sensibilità che non può non lasciar traccia e che ci fa rimpiangere la perdita di questo straordinario autore. Un libriccino che parla di bene e male, di libero arbitrio e di pentimento. In fin dei conti, anche di noi stessi.

“Ho finito davvero. Non voglio che pronunciate il vostro verdetto ora. Riflettete su quanto vi ho raccontato […] e poi decidete da voi. Secondo coscienza.”

            Dopo aver ascoltato una tale apologia, chi mai potrebbe sentirsi pronto a scagliare la prima pietra?

Autodifesa di Caino Book Cover Autodifesa di Caino
Andrea Camilleri
Teatro
Sellerio
2019
96 p., brossura