Anita Mancia, nata a Roma, ha lavorato 20 anni presso l'Istituto Storico della Compagnia di Gesù come assistente bibliotecaria ed Archivista. Ha collaborato con la rivista storica dell'Istituto con articoli sulla Ratio Studiorum, la pedagogia dei gesuiti, i gesuiti presi prigionieri dai pirati e recensioni. Presso l'editore Campanotto di Udine nel 2007 ha pubblicato un volumetto di poesie.

Il recentissimo libro di Flavio Rurale si colloca idealmente nell’ambito degli studi storiografici di inizio età moderna che guardano tuttavia a problemi, modi di sentire e caratteristiche del tempo in cui viviamo. È dunque un libro divulgativo sulla storia del sedicesimo secolo che però parla al presente ed ai suoi problemi.
Il libro consta di tre parti e tredici capitoli, più una premessa ed una conclusione. Quest’ultima richiama molto chiaramente i temi o parole chiave che lo caratterizzano. E sono: politica, violenza e sessualità. “Ce ne siamo serviti” scrive l’autore “per descrivere un mondo prettamente maschile, meglio, una sua parte, peraltro in un certo senso depauperata (quanto meno a livello teorico) della sua mascolinità: una rinuncia, lo si è visto, praticamente impossibile“. Continua così: “Al centro di questa narrazione – concepita per comunicare anche a un pubblico di non esperti una serie di conoscenze finora relegate in forma frammentaria in contributi e saggi destinati a una circolazione accademica -sono stati lo stile di vita, i comportamenti, il modo di atteggiarsi del ceto sacerdotale: uomini di fede, come del resto la maggioranza degli uomini e delle donne della prima età moderna, colti in circostanze e situazioni diverse, nelle loro funzioni istituzionali o come individui inseriti in una rete di relazioni e amicizie pubbliche e private” p.201.

La fede in Dio e in un disegno provvidenziale della storia umana sono scopo e sostanza della vita degli uomini e donne del cinque e seicento ben diversamente dall’epoca in cui viviamo che è, in gran parte, secolarizzata. Ma nemmeno allora la fede e il modo di viverla degli ecclesiastici e dei laici si scostava dalla violenza. Infatti il ceto ecclesiastico era obbligato a vivere nel mondo cattolico il celibato che non era una libera scelta, ma era imposto. Di qui la fatica, che Rurale individua, proprio nel paragrafo intitolato “La fatica della castità“. Molte sono le teorizzazioni e i trattati teologici riguardanti la disciplina del corpo, ma nella pratica la società non seguiva le norme e i trattati, offrendosi priva di certezze, “liquida” ante litteram, come scrive l’autore.
Non si può, in una recensione, prendere in considerazione tutte le parti essenziali del libro, ma fare una scelta. Essa cade sulle parti in cui viene trattato il nuovo ordine religioso del cinquecento che tanta importanza avrà nei primi tre secoli della sua vita prima della soppressione: la Compagnia di Gesù. La loro nascita è caratterizzata dall’assunzione di una concezione del mondo cavalleresca e da una strutturazione militare agli esordi, per poi modificarsi in una struttura di ordine insegnante dotata di collegi, scuole di diversi livelli e università. I gesuiti fanno propria una visione del mondo ed una estrazione sociale aristocratica e nobiliare. Diventano confessori di re, di uomini che dettano la politica degli stati Europei ed anche dei territori di missione come la Cina dove mettono in pratica il loro criterio dell’adattamento e dell’inculturazione del Vangelo in territori ove la cultura dominante era il confucianesimo.

Saranno sconfitti sul momento ma la loro azione ed il loro criterio dell’adattamento saranno destinati a durare nel lungo termine.
A volte la presenza dei gesuiti in territori come il ducato di Milano nel cinque e seicento porta a duri scontri con chi vi si era precedentemente insediato. È il caso di una azione di violenza che viene subìta da un oratorio di campagna: la chiesetta di Loirano nel pavese. Poichè nel 1609 gli interessi dei gesuiti si contrappongono a quelli dell’arcivescovo Federico Borromeo e del parroco locale la chiesetta verrà distrutta.

Altre parti del libro suscitano il più grande interesse per i dettagli ed il tono della narrazione. Si tratta del capitolo VIII dedicato agli amori del cardinale Ercole Gonzaga, uomo colto “di grande fama e di gran bell’aspetto” nominato cardinale nel 1527. Il rapporto epistolare con la madre precisa i costumi sessuali di Ercole che sono coerenti con il suo ceto di appartenenza, aristocratico e principesco. Analogamente il capitolo sul “cardinale Altemps, suo figlio e la villa per i novelli sposi” mette a nudo con dovizia di dettagli la libera sessualità del cardinale. Ma l’acme forse della sessualità disinibita la offre il marchese di Mantova in una lettera a Francesco Gonzaga, che scrive così a fine quattrocento parlando delle terme di Porretta e dei suoi frequentatori: “ogni reverentia et pudore è alieno da li bagnaroli, che non si vergognano […] cacare, rutare et pissare in publico, mostrando spessissime volte li culli, cazzi et pote […] et vedesse li più smisurati cazi, che a comparatione li asinini parebono niente.” p.139 nota 77

Chi diviene facilmente vittima della sessualità mascolina sono le donne che hanno accesso ai confessionali, come nei paragrafi su “le donne di fra’Cesare” (Arrigoni) 178-182 e “violenze nei chiostri” pp. 182-185.
Prima di chiudere, due riflessioni, una sullo stile di Rurale e una sulle chiavi di lettura dell’opera. Lo stile non è un fatto assolutamente secondario all’opera, anzi.
La narrazione è fatta per affreschi in cui si muovono più persone, re, uomini di Chiesa che movimentano la scena e la rendono via via più drammatica specie, ma non solo, nel capitolo fede e violenza. Altrove gli affreschi si condensano in descrizioni dettagliate di comportamenti, come si è visto nei capitoli sul cardinale Ercole Gonzaga e sul cardinale Altemps per poi ritornare a farsi affreschi. La drammatizzazione storica è forse il pregio di questo stile con domande che si aprono sull’attualità.

Ed ora politica, violenza e sessualità. La repressione del piacere ha dominato la storia dell’occidente per molti secoli rendendo la violenza a sua volta dominante. Questo quadro si incrina nella storia recente, che nondimeno conosce ancora esempi di terrorismo e violenza.
Se si crede che la fede sia in qualche modo aliena dalla violenza si sbaglia. Laddove si ha a che fare con l’assoluto, la violenza può esplodere a meno di una riflessione pacata sulle fedi, della rinascita dell’umanesimo e di uno sguardo e di una condotta più tolleranti sull’umanità.

Ecclesiastico e gentiluomo. Clero, sesso e politica nella prima età moderna Book Cover Ecclesiastico e gentiluomo. Clero, sesso e politica nella prima età moderna
Flavio Rurale
Storia
Sette Città
2018
215