Sonic Youth: quando le chitarre fanno sembrare antiquati gli UFO

Sonic Youth: quando le chitarre fanno sembrare antiquati gli UFO

Premessa: nel 2005 l’album è stato inserito dalla Library of Congress USA nel National Recording Registry a Washington. In sostanza è un bene definitivo del territorio degli Sati Uniti d’America. E ci potremmo fermare qui. Tra l’altro farà piacere sapere ai cultori della vera musica che, pochi mesi fa, lo stesso riconoscimento è stato attribuito ad un altro capolavoro di quelli con la C maiuscola: “Remain in Light” dei TALKING HEADS. Ci vorranno degli anni, ma, alla fine gli americani ci arrivano. I Signori di New York, transitati rapidamente attraverso gli eccellenti “Evol” e “Sister”, registrati ancora per la leggendaria etichetta SST, arrivano alla prova doppia su vinile, nell’anno 1988, prima di firmare per la Geffen Records. Che altro c’è da aggiungere su un capolavoro oramai affermato totalmente, pregno di un suono di chitarre, e non solo, mai sentito prima?
La rivista “Pitchfork media ” lo pose in cima ai 100 albums migliori degli anni Ottanta. Da sempre, dalla sua uscita, è nei miei venti dischi preferiti di band di sempre. E’ un’opera che ha fatto epoca. ED è un disco pure “non facile ” per chi corre senza una meta!
Disco edito dall’etichetta indipendente Blast First, come detto, prima del contratto con la Geffen, Fu l’ultimo disco registrato dai quattro Sonics mentre erano ancora impiegati part-time, non potendo ancora permettersi di mantenere sé stessi con dischi e concerti. Sembrerà strano, ma è così. Per questo è un disco che resterà sempre nei nostri cuori. Disco di grande tensione, foriero di metamorfosi in atto molto forti, ha un impeto elettrico da far paura, lo stesso che anima l’irruenza da sommossa di “Teenage Act”, il grunge nettamente in anticipo di “Total Trash”, il punk neppure tanto nascosto e sottovalutato di “Hey Joni ” e ” Silver Rocket” . La triade complessivamente incontenibile di “The wonder”, ” Hyperstation” e “Eliminator Jr.”, le progressioni, con le chitarre accordate al rovescio, che da sempre è la loro caratteristica basilare, il cantato roco e sensuale della grande bassista Kim Deal, le scorribande del suo ex marito Thurston Moore e di Lee Ranaldo alle chitarre stesse, la batteria essenziale, ma puntuale di Steve Shelley. La fusione di sonorità apparentemente inconciliabili quali l’avanguardia rock newyorkese e le dinamiche classiche del rock.
Tensione che resta alta in tutti e 70 i minuti della registrazione. E’ una PIETRA MILIARE, questo disco! Ogni brano manifesta una forte personalità ed anche l’ascolto più disattento che potrebbe pensare ad ammassi sonori disordinati esce con le ossa a pezzi dal confronto con una musica che non aveva eguali in quel momento. “The Spawl” nella sua parte centrale strizza l’occhio a Steve Reich, l’arpeggio cristallino e nitido della splendida “Candle”, come l’immagine in copertina, ha una purezza dolorosa e apre ad una progressione mai sentita. Insomma, tante cose da scoprire ed apprezzare in un’opera unica di una band unica.
SONIC YOUTH = QUANDO LE CHITARRE FANNO SEMBRARE ANTIQUATI GLI UFO.

Daydream Nation Book Cover Daydream Nation
Sonic Youth
Rock
1988