Diploma maturità classica – Laurea in Giurisprudenza in 3 sessioni e mezza – Pratica legale – Pallavolista di successo – Manager bancario e finanziario – Critico musicale dal 1977 – 6 mesi esperienza radio settore rock inglese ed americano – Studi continuativi di criminologia ed antropologia criminale – Lettore instancabile – Amante della letteratura noir e “gialla “ – Spietato con gli insignificanti.

Uno dei motivi per cui gli anni ottanta andavano vissuti: gli Hasker Du. Che altro dire? Questo è l’ultimo capolavoro del trio di Minneapolis capitanato da Bob Mould (chitarre e voce), assieme al batterista Grant Hart ed al bassista Greg Norton. I padri di quasi tutto quello che si suona nel rock a partire dal loro speedy punk hardcore di inizio carriera. La band che suonava in assoluto più veloce. Già avevano alle spalle il grandissimo masterpiece del 1984 “Zen Arcade” su cui torneremo e, costituivano assieme a Pixies, Sonic Youth, Dinosaur Jr., Meat Puppets, Buffalo Tom, Thin White Rope, il meglio degli Anni Ottanta, quando la massa ascoltava Duran Duran e Spandau Ballet: fuck it! La tossicodipendenza incontenibile di Hart, sempre condannata con violenza da Mould, aggiunta al sorprendente suicidio del loro tecnico del suono, portarono ad inizio 1988 allo scioglimento di questo trio il cui nome in svedese significa “Ti ricordi?”. Questa è un’opera spettacolosa suonata in modo incredibile dal punto di vista solistico e dell’alternanza delle voci tra Mould ed Hart, dacchè loro si suddividono i 20 pezzi del doppio cd che dura 69’e 39”. Splendida e coloratissima la copertina. Risulta evidente che i brani a firma Mould, oggi alle prese con una spettacolosa carriera solistica, dopo aver superato il trauma di un cancro ed aver detto al mondo, a sorpresa, della sua omosessualità, sono i migliori del capolavoro. Prima dei REM, prima dei Sonic Youth e dei Nirvana, gli Huskers dalla freddissima e glaciale Minneapolis. Qualche critico ha detto di loro: “Sono grandi, no IMMENSI!”, gruppo del circuito alternativo americano poi ingaggiato dopo la favolosa fase dell’etichetta SST di Lawnsdale (California), fucìna di talenti clamorosi (Dinosaur Jr., Meat Puppets, Sonic Youth, Buffalo Tom, Chris Dejardines) dalla Warner Bros, il tutto per provare a dimostrare che, dai bassifondi del rock, si poteva arrivare al business. Il buon Greg Norton assunto per le sue capacità al basso faceva in origine il venditore di fotocopiatrici ed ora fa il cuoco di livello. I suoi baffi, mustacchi all’austriaca, in quel periodo fecero epoca! Andare dietro alla chitarra di Mould ed alla batteria di Hart non era facile, non era una passeggiata di salute. Un rock come non se ne sente più da almeno venti anni. Altro che Pearl Jam o simili. Composizioni belle, secche, brillanti, frustate di energia positiva e vibrante. Sette albums e mezzo hanno prodotto questi tre eroi. Ma la chitarra suonata così l’avete sentita mai? Ascoltare il “solo” di “Could you be the one”? Uno dei capolavori tra i tanti del disco. Disco dalla maturità incredibile, nonostante litigi ed amarezze varie, zenit definitivo prima dell’esplosione della supernova Husker Du. Il suono è secco, velocissimo, lucido e nitidissimo, frutto di un’ispirazione che in loro ribolliva letteralmente. Spigolosità, distorsione (la chitarra di Mould è una delle cose migliori del rock pure oggi!), è la vita dell’America di quei giorni (“These important Years”, capolavoro, apre il disco). Loro erano davvero arrivati lontano con la loro musica viva e piena di elettricità. Sono un chiodo robustissimo ficcato a fondo nella testa: chi potrà mai dimenticarli? E quando li riascolti ti viene il magone! A pensare a come è ridotta la cultura rock, il suono del rock, IL SEME DEL ROCK ! Ed allora, prima di chiudere, elenchiamo i capolavori di un disco incredibile: “These important years”, “Standing in the rain”, “Ice cold ice”, “She floated away”, “Bed of nails”, “Could you be the one?”, “Too much spice”, “Visionary”, “Tell you why tomorrow”, “It’s no peculiar”, “Turn it around”, “Up in the air”, “You can live at home”. Vi paiono pochi? In pochissimi (forse il primo Costello) erano in grado di scrivere pezzi così compiuti tra I 2 ed I 4 minuti . Un’impresa mitica per chiunque allora come oggi. O no?
Il tutto a dimostrare una capacità assolutamente unica di comporre e suonare della roba che manco Dio se potesse! EROI DI UN’EPOCA CHE NON TORNERA’ PIU’ UNICI ED IMPERDIBILI!

Warehouse: songs and stories Book Cover Warehouse: songs and stories
Husker Du
Rock
1987