Laura Vargiu è nata a Iglesias, nel sud della Sardegna. Laureata in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Cagliari con una tesi in Storia e istituzioni del mondo musulmano, è presente con poesie e racconti in diverse raccolte antologiche nazionali. Vincitrice del Premio Letterario “La Mole” di Torino nel 2013 e autrice di alcune pubblicazioni di poesia e prosa, tra cui “Il cane Comunista e altri racconti” (L'ArgoLibro Editore), fa parte della redazione della rivista di poesia e critica letteraria “Euterpe” e della giuria di alcuni concorsi letterari.

Le notti inquiete di Violette Leduc

Di Laura Vargiu

È la notte, con tutto il suo fascino superbo e misterioso, la grande protagonista delle pagine di Odio i dormienti e altre prose inedite dell’autrice francese Violette Leduc (1907-1972), volumetto pubblicato sul finire del 2019 dalle Edizioni Via del vento nella bellissima collana “Ocra gialla” che, come sanno gli affezionati lettori della casa editrice pistoiese, si conferma uno scrigno in cui ritrovare nomi ben noti della letteratura e scoprirne di nuovi attraverso un gran numero di scritti inediti e rari del secolo scorso.

Anche quello della Leduc, per i più, è un nome tutto da esplorare. Ancora non troppo conosciuta nel nostro Paese, in verità, la sua opera ha tardato a emergere anzitutto in patria, suscitando talvolta forte scandalo e scontrandosi con una critica non sempre positiva. La sua biografia svela il ritratto di una donna profondamente segnata fin dall’infanzia da un vuoto affettivo con buona probabilità mai colmato del tutto. L’abbandono materno, il collegio, l’amore rivolto a donne e a uomini omosessuali (tra i quali spicca lo scrittore ebreo Maurice Sachs), Parigi, la scrittura e l’incontro con personalità di spicco del mondo culturale francese (addirittura Simone de Beauvoir), scandiscono la vita di questa figura tormentata, a tratti forse delirante, e anticonformista; determinante e provvidenziale, ai fini della produzione letteraria della Leduc a partire dall’immediato secondo dopoguerra, fu proprio la presenza della de Beauvoir, la quale firmerà la prefazione del romanzo autobiografico La bastarda (1964), vero punto di svolta di una carriera all’epoca ancora orfana dei giusti riconoscimenti. Sono ormai gli anni della maturità, durante i quali l’ispirazione non cessa. Purtroppo, dopo nemmeno un decennio, sarà un tumore al seno a scrivere definitivamente la parola fine a un’esistenza alquanto travagliata.

A un periodo precedente, presumibilmente intorno agli anni Cinquanta, appartengono gli scritti presenti in questa breve raccolta e tradotti per la prima volta in Italia. Sono contraddistinti da una prosa fluida, seducente e, senza dubbio, profondamente poetica.

«Odio quelli che dormono.” – esordisce la scrittrice nel testo che dà il titolo alla pubblicazione – «Sono i morti che non hanno detto la loro ultima parola. Non riconoscono la notte fonda. Non voglio che la si ripudi. Voglio che la si riponga sotto le ali aperte dei corvi che proteggono le terre di mezzanotte. […]»

È un invito perentorio, il suo, a riemergere dal sonno che «fa razzia di tutto» e a gettarsi nel ritmo lento e avvolgente della notte, quella che s’insinua «fin dentro le clessidre»  e durante la quale tutto rimane in attesa, come sospeso in uno strano e fragile torpore. La notte diviene un luogo dove la solitudine si fa palpabile e le sue magnificenze si presentano solo a chi le sappia cogliere; i dormienti, invece, ai suoi occhi appaiono alla stregua di «cadaveri incompleti» che dovrebbero vestirsi da uomini e non dormire più.

«[…] È nella notte più buia che ho scoperto la vera altezza del cielo […]»: la scrittura è pregna di immagini, iperboli, visioni sorprendentemente oniriche che le conferiscono solennità rendendola ancora più bella, mentre la notte invecchia prima di essere costretta a poco a poco al silenzio dal cielo del mattino. Attraverso un io narrante che sembra vagabondare con il proprio carico di inquietudine per le strade deserte di città dormienti (come in effetti accade ne Le case delle quattro del mattino, secondo testo della volumetto), la prosa racchiusa in queste pagine si rende subito coinvolgente, empatica, dialogante. Come sottolinea la curatrice Marina Marchesiello, «[…] entrare nella scrittura di Violette Leduc è come entrare ad occhi nudi nella notte.»

Un pubblicazione degna di nota, come tutte quelle, del resto, del catalogo dell’editore Fabrizio Zollo; essa, oltretutto, può essere un ottimo punto di partenza per avvicinarsi per la prima volta all’opera di questa scrittrice d’indubbio talento che avrebbe meritato maggior fortuna. A Violette Leduc è stato dedicato il Fondo che porta il suo nome all’Institut Mémoires de l’Edition Contemporaine, il cui responsabile è il giornalista italiano Carlo Jansiti, autore di una sua accurata biografia (Ed. Grasset, 1999). In Italia, per le Edizioni Enciclopedia delle Donne, è stato pubblicato il saggio La donna brutta (a cura di Eleonora Tarabella, 2019).

Odio i dormienti e altre prose inedite Book Cover Odio i dormienti e altre prose inedite
Ocra gialla
Violette Leduc
Prose poetiche
Via del Vento
2019
44 p., brossura