Sono nata a Milano nel 1966 e, dopo studi di filologia classica all'Università degli Studi di Pavia comincio a lavorare in libreria. Quella che, nelle mie intenzioni, voleva essere un'esperienza provvisoria, dura in realtà 24 anni. Nel frattempo collaboro con alcune case editrici come Giunti e Astoria. Le parole sono sempre state, in un certo senso, i miei strumenti di lavoro. Piano piano ho diminuito il lavoro in libreria per cominciare quello di web content writer con cui è iniziata l'avventura di collaborazioni più o meno riuscite. Coordino L'Ottavo e collaboro con il blog di approfondimento culturale Zona di disagio

Di Geraldine Meyer

Forse, prima di iniziare a leggere questo saggio bisognerebbe farsi due domande: cosa intendiamo per modernità e in che accezione vogliamo leggerla. Gabriella Maldini lo scrive molto chiaramente o, per meglio dire, lo dichiara senza infingimenti e ce lo racconta attraverso lo sguardo letterario che, su di essa, hanno gettato quattro grandi come Balzac, Flaubert, Maupassant e Zola. Quattro scrittori che l’autrice ci mostra con notizie della loro biografia strettamente intrecciate con la loro orbita. Dimostrando, ancora una volta, come la letteratura sia una delle espressioni più alte della vita, capace quando è grande letteratura, di raccontarla e farsi testimone della sua complessità.

I narratori della modernità, pubblicato da Carta Canta Editore, è un agile quanto denso saggio in cui Maldini ci restituisce un percorso nelle opere dei quattro grandi scrittori francesi che, con le loro pagine, hanno dipinto gli albori di una modernità che, a posteriore, potremmo definire contemporanea e attualissima.

Perché proprio Balzac, Flaubert, Maupassant e Zola? Perché sono gli scrittori che hanno attraversato un secolo gravido di veri e propri ribaltamenti politici, economici e, soprattutto, sociali. Rivoluzione Francese, Napoleone Bonaparte, Restaurazione, Monarchia di luglio, Seconda Repubblica per arrivare alla Comune di Parigi e alla Belle Epoque sono le tappe storiche e “anagrafiche” per dir così, di un secolo che ha gettato le basi di ciò che, ancora oggi, definisce e ci definisce come umanità.

Scrive Maldini: “Allora Balzac, Flaubert, Maupassant, Zola si preoccupano di appuntare questo mutamento, fotografarlo con le parole e raccontarlo, riferendo quanto sta avvenendo non solo nella storia del mondo, ma anche nella storia degli uomini. […] Quattro scrittori travestiti da pittori che durante il corso della loro carriera mettono a disposizione l’imperituro potere della letteratura per raccontare la Francia, il mondo, l’intero genere umano.” E, forse, è proprio su queste ultime parole che l’autrice si è concentrata restituendoci, in modo tanto chiaro quanto non accademico, l’immensa portata della letteratura di questi quattro giganti.

Denaro, capitalismo, società dei consumi, società di massa, solitudine e follia sono, di volta in volta, in ciascuno di loro e con diverse declinazioni, le chiavi di lettura con cui hanno scritto e dipinto la dissoluzione dell’io e l’alba di quella frammentazione e relativismo di valori di cui, ancora oggi, l’umanità è degna, o indegna, protagonista e testimone.

Gabriella Maldini (Foto da europanelmondo.it)

Di ogni opera di questi immensi “narratori della modernità” Maldini ci consegna più che la semplice genesi, la restituzione letteraria del loro essere nel mondo, del loro vivere come se la scrittura fosse l’unica e possibile bussola per orientarsi e, ancor più, per mettersi in gioco. Ciò che infatti colpisce maggiormente, leggendo questo libro, e magari rileggendo in contemporanea alcuni libri qui menzionati, è proprio la pressochè totale sovrapposizione tra la trama dei loro scritti e quelle delle loro vite. Probabilmente anche per questo sono stati narratori di quella modernità; perché vi erano immersi fino in fondo, ciascuno a suo modo ma, tutti, vivendone sulla propria pelle (e sulla propria penna) le innumerevoli e dolorose contraddizioni.

Indipendentemente dal grado di conoscenza e familiarità che si ha con i quattro scrittori a cui il saggio è dedicato, leggere I narratori della modernità è un po’ come muoversi in un territorio che si conosce, facendolo però con una mappa stradale; per accorgersi magari di quanto un luogo sia straordinariamente vicino ad un altro luogo che si è trascurato o di cui non conoscevamo l’esistenza o in cui ci siamo soffermati pochissimo, attraversandolo velocemente.

In fondo questo gradevolissimo e assai interessante saggio è proprio un suggerimento, un invito a focalizzare una prospettiva e da lì partire cercando le strade e i sentieri che conducano alla stessa meta. Che poi è quello che hanno fatto Balzac, Flaubert, Maupassant e Zola raccontandoci una immensa commedia umana facendosene i cronisti, senza moralismo alcuno. Perché, come ci ricorda Gabriella Maldini: “Se Balzac scrive «Un mosaico rivela tutta una società, come lo scheletro di ittiosauro», Flaubert sottolinea con maggiore attenzione che «L’artista deve fare in modo che la posterità creda ch’egli non abbia vissuto». Maupassant dalla sua, aggiunge invece che «La cosa più insignificante racchiude un po’ di ignoto. Troviamolo», per lasciare la conclusione a Zola il quale annota «Un’opera d’arte è un angolo della creazione visto attraverso un temperamento». Ogni frase una verità, ogni affermazione un diverso modo di operare nel reale.” E questo reale, Gabriella Maldini è molto brava a raccontarcelo facendo della biografia degli scrittori, in fondo, una pagina della loro opera

I narratori della modernità Book Cover I narratori della modernità
Scripta manent
Gabriella Maldini
Saggistica, critica letteraria
Carta Canta
2018
162