(Viterbo, 1977), laureato in Conservazione dei beni culturali, con specializzazione in Gestione e valorizzazione della documentazione scritta e multimediale, si occupa di Storia dei movimenti antifascisti e resistenziali. Ha curato la consulenza storica per pubblicazioni, spettacoli teatrali, documentari audiovisivi e mostre, e scritto su diversi periodici specializzati. Ha pubblicato Faremo a fassela, Gli Arditi del popolo e l’avvento del fascismo nella città di Viterbo e nell’Alto Lazio, 1921-1925 (Sette Città, 2011), e La Battaglia di Cable street, La Disfatta delle camicie nere inglesi e la nascita dell’Antifascismo militante europeo (Red star press, 2017). Nel 2021, per l'editore Sette Città è uscito Da leggere e sentire

Stefano Nanni, Dormiveglia sul Tevere, Latif Al Saadi, una storia irachena

Stefano Nanni, cooperatore in Medio oriente, scrittore e saggista, attualmente residente in Giordania, presenta questa biografia su di un personaggio da diversi anni, invece, residente a Roma, autore d’una poesia posta su una targa in piazza Ponte Sant’Angelo, n. 30, di cui il volume riprende il titolo.

Nella struttura il lavoro presenta una formula mista: una biografia integrata con passaggi autobiografici in virgolettato, scritti direttamente da Latif Al Saadi, nato a Baghdad, nel 1949, in un Iraq in via ufficiale indipendente, in realtà lasciato dai britannici in mano al clan Al – Hashimi senza mutare le strutture colonialistiche di dominio.

Latif, ancora nell’infanzia, in un mondo che in tutti i suoi angoli reclamava cambiamenti ed emancipazioni, inizia la sua attività politica diffondendo slogan antimonarchici sui pacchetti di sigarette. La realtà del Medio oriente, e più in generale del mondo arabo e di cultura musulmana, nei processi di decolonizzazione ha un modello, per così dire esterno, cioè quello di stampo sovietico, di cui i rispettivi partiti comunisti si fanno interpreti nelle specifiche situazioni, ed un altro, più ascrivibile al blocco dei Non allineati, che fa riferimento dapprima a Nasser e, poco dopo, ai partiti Ba’ath. In linea di principio, un socialismo panarabo a tinte progressiste; nei fatti, una storia non lineare, soggetta a degenerazioni di tipo personalistico e di clan, per cui i processi di sviluppo e di modernizzazione sono avvenuti, e in parte avvengono tuttora, in modo contraddittorio e non del tutto comprensibile per le mentalità occidentali. Significativo il rapporto proprio con i partiti comunisti, condizionati magari dalle relazioni internazionali del momento, talvolta tollerati, altre volte messi al bando ed anche perseguitati con le più drammatiche conseguenze per gli attivisti.   

E questa è un po’ la cifra della vita di Al Saadi che, appena diplomatosi insegnante sportivo, ventenne cresciuto nel turbinio di colpi di stato, dittature e lotte tribali che aveva sin lì segnato la storia del suo Paese, e quindi la sua, decide di iscriversi al Partito comunista iracheno. Siamo nel 1969, mentre in Italia si sta consumando l’Autunno caldo e il mondo è ancora nel crocevia della storia del Sessantotto.

Per Latif, che ha intrapreso la professione d’insegnante, con quella tessera inizia una storia che dura ancora, una storia fatta in larga parte di clandestinità, di guerriglia, per cui Al Saadi si definisce partigiano, cospirazione ed esilio. Una storia principalmente sì tutta irachena ma che ben presto si è fatta anche curda, palestinese, della Nazione araba ed, in ultima analisi, mondiale.    

I guai seri iniziano per Latif con la presa del potere effettiva di Saddam Hussein, quando è arrestato e sottoposto a torture per due mesi. Dopodiché incomincia per lui l’esilio in giro per il mondo, con un ritorno clandestino nel Kurdistan iracheno nel 1982, mentre il suo Paese veniva attraversato da un ciclo di guerre, dapprima con l’Iran e poi con quella che per noi è la Prima guerra del Golfo (1991) e infine, di fatto senza soluzione di continuità, la Seconda (2003).

E qui la questione si fa spinosa, in merito soprattutto a questa ultima guerra contro la quale si schierò quella che, certo esageratamente, venne definita la “Seconda potenza mondiale”, vale a dire il popolo che manifestò in tutto il mondo sotto la bandiera dell’arcobaleno. E se il mondo progressista si poneva contro l’intervento guidato da Bush Jr, il Pc iracheno, pur condannando le bombe, auspicava la caduta di Saddam, al cui arresto, e all’esecuzione, avrebbe infatti festeggiato sventolando le bandiere rosse in piazza. La dicotomia non poteva non creare una frattura. E Latif in quei frangenti veniva ospitato in tv per dire la propria, da persona già perseguitata da quel regime.

Se all’epoca lo si denunciava, oggi, a vent’anni di distanza, si sa con assoluta certezza che quell’aggressione contro l’Iraq fosse pretestuosa – si pensi alla fandonia delle armi di distruzione di massa -, avendo altresì annientato un sistema politico comunque bastione contro l’integralismo islamico, che allora andava riprendendo quota sotto le insegne di Al Quaida. A distanza di vent’anni, solo distruzione e macerie sopra centinaia di migliaia di cadaveri, sanguinose faide tribali per un paese inoltre diventato centro propulsore dell’integralismo islamico, in questi ultimi anni sotto le insegne del Daesh, mentre i comunisti ricoprono, anche qui…, un ruolo del tutto marginale. Sebbene, va aggiunto, non siano recentemente mancati, riportati nel volume, segnali di ripresa di quella che comunemente si chiama società civile.

Latf Al Saadi, certo consapevole di tutto ciò, per nulla intenzionato a suscitare facili simpatie nel lettore, affronta tutto con la necessaria crudezza, disincentivando facili entusiasmi. Da ormai un trentennio egli vive a Roma, tra i pionieri di quella professione, oggi diffusa specialmente nella “Roma meticcia”, dei mediatori, nonché apprezzato poeta. E in tutto ciò, egli è ancora comunista, non in senso esclusivamente filosofico o esistenziale: è un quadro del Pc iracheno e giornalista per la sua stampa. Effettivamente, quei partiti dell’Area mediorientale di derivazione Cominform, che, per semplificare, facevano capo a Mosca, non hanno avuto una loro Bolognina dopo l’Ottantanove, nei contenuti e nella forma (forse ciò è accaduto per il Pkk curdo ma questa è un’altra storia), per cui sono restati tali, almeno nel nome. Certo, il loro seguito e la loro presa sulle masse sono comunque andati scemando un po’ dappertutto.

C’è stata però un’epoca in cui non era così, e Latif ne è testimone. Un’era culminata nella Beirut degli inizi anni Ottanta del Novecento, con la confluenza delle forze rivoluzionarie, comuniste e progressiste, da tutta l’Area. Un momento di scambio, confronto e sperimentazione di idee e pratiche in vista d’un avvenire realmente laico e socialista per il Medio oriente.

Dormiveglia sul Tevere. Latif Al Saadi, una storia irachena Book Cover Dormiveglia sul Tevere. Latif Al Saadi, una storia irachena
Stefano Nanni
Saggistica
Porto Seguro
2023
228 p., brossura