Sono nata a Milano nel 1966 e, dopo studi di filologia classica all'Università degli Studi di Pavia comincio a lavorare in libreria. Quella che, nelle mie intenzioni, voleva essere un'esperienza provvisoria, dura in realtà 24 anni. Nel frattempo collaboro con alcune case editrici come Giunti e Astoria. Le parole sono sempre state, in un certo senso, i miei strumenti di lavoro. Piano piano ho diminuito il lavoro in libreria per cominciare quello di web content writer con cui è iniziata l'avventura di collaborazioni più o meno riuscite. Coordino L'Ottavo e collaboro con il blog di approfondimento culturale Zona di disagio

Di Geraldine Meyer

Si può dire che Nicola Vacca, da anni, scriva la stessa poesia. E con questo non voglio dire che si ripeta. Anzi. Vuol dire, semplicemente che, da anni, la sua ricerca mette in luce il disincanto non come rinuncia ma come battaglia quotidiana. Dio, illusioni, consolazioni, risposte. Tutto inutile. E inutile è proprio ciò che si sottrae all’essere funzionale a qualcosa. Dio, illusioni, consolazione, risposte e utopie. Che in sé non sono da evitare a patto di non farli, appunto,diventare giocattoli, a patto di non lasciare loro corda lunga, a patto di non lasciare che siano loro a tirare le nostre corde. Solo così i giocattoli diventano non scappatoia ma terreno di battaglia. Senza manifesti.

Il disincanto di Nicola Vacca, e della sua poesia, non è una resa ma, al contrario, una diuturna ricerca, un diuturno dialogo con il tempo. Non dare la corda i giocattoli non è solo il titolo di questo libro di poesie. È quasi un monito a non illudersi con l’illusione per eccellenza e cioè quella di poter addomesticare il tempo, evitando dunque la poesia stessa, proprio partendo dalla sua etimologia che riguarda il “fare”. E ci dice anche che a dare la corda ai giocattoli, siano essi utopie o buoni sentimenti, può essere solo la poesia di massa, come auspica qualche “poeta”. E quindi, la “non poesia”, la “non vita”.

Se la giostrina con i giocattolini viene continuamente oliata dall’utopia come psicofarmaco non può che esserci la morte.

Ecco alcune poesie tratte dalla raccolta Non dare la corda ai giocattoli

La scomparsa di ogni presente

Sono l’unico cliente

di un bar che non conosce nessuno.

Qui – a quanto pare –

non c’è mai stata anima viva.

Io stesso ci sono arrivato

dopo essermi perso.

Questo luogo non esiste

Forse non esisto nemmeno io.

Attendo un caffè

che non sarà mai servito.

Su queste sedie si accomoda l’assenza.


La solitudine di un viaggio in compagnia di un taccuino

Ne abbiamo visti di impiccati

la corda è sempre pronta

la mattanza ha le idee chiare.

Le città non hanno la forma del desiderio

la conversazione è un humor nero

poco importa se in gioco c’è la sopravvivenza.

Non diminuisce il numero degli impiccati

alla corda del sogno.

In lontananza un odore di rinascita

qualcuno suggerisce l’amore

e il suo diritto di non tacere.


Spacchiamo il culo alla realtà

Oggi è un giorno come tanti

sulla piazza il vento morde i passanti

nelle vene scorre un veleno che non ha antidoto

dietro l’angolo una bomba è pronta

per il grammo di odio quotidiano.

Nessuno si raccomanda l’anima all’altro

c’è in giro una paura di immaginare

una mano che stringa l’altra.

Spacchiamo il culo alla realtà

se non vogliamo che questa calma tranquilla

ci uccida prima che i cani divorino i nostri resti.

Non dare la corda ai giocattoli Book Cover Non dare la corda ai giocattoli
Nicola Vacca
Poesia
Marco Saya Edizioni
2019
108 p, brossura