Sono nata a Milano nel 1966 e, dopo studi di filologia classica all'Università degli Studi di Pavia comincio a lavorare in libreria. Quella che, nelle mie intenzioni, voleva essere un'esperienza provvisoria, dura in realtà 24 anni. Nel frattempo collaboro con alcune case editrici come Giunti e Astoria. Le parole sono sempre state, in un certo senso, i miei strumenti di lavoro. Piano piano ho diminuito il lavoro in libreria per cominciare quello di web content writer con cui è iniziata l'avventura di collaborazioni più o meno riuscite. L'aspetto positivo è che la mobilità di questo tipo di lavoro è ciò che, nel 2015, mi ha permesso di trasferirmi in Tuscia, a Ischia di Castro dove attualmente vivo. Se provvisoriamente o no lo vedremo.

Cosa accade quando realtà e menzogna si mescolano al punto da perdere i reciproci contorni? Quando vero e verosimile diventano concetti tanto intercambiabili da divenire come pezzi di un gigantesco lego? Quando il tempo viene cancellato per trasformare tutto nel contemporaneo di un enorme parco divertimenti a carattere storico? Ce lo racconta Tullio Avoledo nel suo ultimo libro Furland, edizioni Charelettere. Avoledo che, nel 2003 esordì con L’elenco telefonico di Atlantide, ci porta ora in un futuro vicinissimo. Tanto vicino da poter essere tranquillamente il presente. Nell’Italia post 2023 è accaduto qualcosa, non si sa cosa, ma ciò che è certo è che vi è stata combattuta una guerra d’indipendenza da cui il Friuli è uscito come ex regione della nazione ed è divenuto autonomo. Ma a che prezzo?

Vittorio Volpatti, in cui è facile ravvisare non pochi politici di oggi, ha preso il potere contrapponendosi ai “poteri forti”, a quegli Azionisti (che poi sono gli stessi che consentono al Furland di vivere) per difendersi dai quali l’unica soluzione è trasformare il Friuli in un Furland, appunto, un parco divertimenti a carattere storico. O almeno questo è ciò che lui fa credere al popolo. E così, tra una Trieste tornata asburgica, risorti e ricostruiti villaggi celtici, una Cividale tornate all’epoca longobarda, tutto diventa una messa in scena ad uso e costumo dei turisti o Onorevoli Visitatori, come vengono chiamati nel libro.

La ricerca ossessiva di una nevrotica identità trasforma tutto in qualcosa in cui una sorta di chirurgia estetica ha preso il posto dell’etica e della morale, levando il tempo con le sue crepe, le sue contraddizioni e il suo ritmo. Là dove tutto diventa rappresentazione, dove tutto assume i contorni di un gigantesco reality show, Francesco Salvador è un tenente nazista almeno per il tempo del suo turno di lavoro. E in questo suo lavoro (finto? vero?) incontrerà il sosia di Hemingway, il “figlio gemello” del nuovo padre della patria e un misterioso Zorro che ha come missione quella di sabotare tutte le Attrazioni del parco divertimenti. Tutte quelle bugie messe in scena per intrattenere chi guarda senza più vedere.

Nel Furland non è più possibile capire chi siano i buoni e chi i cattivi, chi gli amici e chi i nemici. Dove tutto è falso e falsificato tutto diventa drammaticamente verosimile e, dunque, vero. Una terra che si pretende e si vanta di essere pulita, perfetta e senza contrasti che, tuttavia, per vivere, ha bisogno di azionisti esterni e, per evitare la vita stessa, se ne inventa una addomesticata, dove anche le tragedie sono spettacoli. Talmente realistici da rendere impossibile comprendere quali siano le tragedie vere.
Avoledo, tra Philip Dick e James Ballard, costruisce una stupenda, cinica e lucidissima commedia nera in cui, neanche tanto velatamente, mette in scena le paranoie politiche e sociali del nostro paese e dell’Europa tutta, in cui il paradosso è il collante del potere. Talmente paradossale da autodistruggersi. Fino al sorprendente (o forse no) finale.

Furland è un libro talmente attuale da essere, in alcuni punti, fin troppo scoperto, senza però mai perdere la forza di quella che, con l’espediente di raccontare il futuro, è la storia dell’oggi. Di quello che accade quando si vuole cancellare la storia per sostituirla con un unico, eterno presente che la storia tenta di addomesticarla ricostruendola come fosse uno spettacolo per turisti paganti. In questo libro, Tullio Avoledo smaschera e mette nero su bianco molte delle parole d’ordine di ciò che siamo diventati e di ciò che, ancor più e sempre più pericolosamente, rischiamo di diventare. Se il nemico non c’è, inventiamocene uno con cui combattere guerre da spettacolo o da avanspettacolo. Se le frontiere morali e dell’immaginazione non ci sono più (che poi son quelle che ci spingono a superarle) allora inventiamoci i confini e dentro mettiamoci una gigantesca farsa. Da far fotografare con smartphone e droni da persone che pagano per non capire se quello in cui si trovano è un gigantesco set. Se la storia viene cancellata possiamo sostituirla con una serie di rappresentazioni della stessa, in cui però a tirare le fila è una sceneggiatura nemmeno troppo nascosta.
È un bel libro Furland, uno di quei libri che inducono, quando si arriva alla fine, a porsi qualche domanda, qualche interrogativo sulla globalizzazione indotta da una subdola società dello spettacolo.

Furland Book Cover Furland
Narrazioni
Tullio Avoledo
Narrativa italiana
Chiarelettere
2018
225