Nata a Milano nel 1966, dopo studi di filologia classica all'Università degli Studi di Pavia comincia a lavorare in libreria. Fa la libraia per 26 anni. Ha collaborato con case editrici quali Astoria, come lettrice dall'inglese e dal francese e per Giunti per cui ha scritto una guida on line sulle città europee. Ha collaborato con articoli e recensioni al blog SulRomanzo e al blog di approfondimento culturale Zona di Disagio. Suoi articoli sono apparsi sul sito della società di formazione Palestra della Scrittura. Ha curato blog di carattere economico e, per anni, ha lavorato come web content writer. E' autrice di due libri: Guida sentimentale alla Tuscia viterbese, una serie di brevi reportage di narrazione dei territori e Mors tua vita mea, un libro di racconti pubblicato da I Quaderni del Bardo Edizioni. Un suo racconto è pubblicato all'interno del libro Milanesi per sempre, Edizioni della Sera. Dirige la rivista L'Ottavo

La storia di una donna, la storia di un paese

Di Geraldine Meyer

Impossibile, per me, leggere questo L’ultimo treno da Kiev, di Stefania Nardini, senza ritrovarmi immersa in un personale passato. I miei genitori, negli ultimi anni della loro vita, hanno avuto accanto due angeli. Due donne moldave la cui storia, per molti aspetti, è uguale a quella raccontata in questo libro. La mente e il cuore tornano, con gratitudine, a chi ha accompagnato per un tratto di strada mio padre e mia madre. Un coinvolgimento emotivo, dunque, che mi ha fatto leggere L’ultimo treno da Kiev con l’animo di chi alcune testimonianza se le è sentita raccontare di persona.

Qui la storia è quella di Irina. Una delle tante donne ucraine (e in genere dell’Europa dell’est) che con la caduta del Muro di Berlino e di tutto ciò che questo ha comportato si sono trovate ad affrontare, non solo un paese allo sbando, ma una intera esistenza senza più quel cappio protettivo (paradossale ossimoro) che ne regolava il passo. Cosa accade quando, all’improvviso, ci si trova a dover gestire quella che si pensava fosse la libertà e invece è solo un altro tassello della schiavitù? Irina è laureata ma il suo titolo di studio non vale più nulla. L’Ucraina del post comunismo è un paese confuso, lacerato, vittima dell’ingordigia dei nuovi ricchi che ne fanno terra di conquista. L’ubriacatura per la fine di una dittatura rende la società barcollante e sfaldata. Chi aveva un lavoro lo perde, le pensioni non vengono più pagate, molte famiglie si sfaldano insieme a quel fragile equilibrio che le teneva insieme. Molti uomini si consolano con la vodka e le donne, da sempre surgelate in una retorica di regime che le vuole Madri della Patria, si ritrovano vite e anime lacerate dalla scelta su come andare avanti, come mantenere figli e genitori. Come galleggiare. Irina è tra queste. Dovrà lasciare il suo paese, verrà in Italia attraversando frontiere e l’abominio delle mafie che gestiscono quello che diventa un vero mercato dei corpi. Avrà la fortuna di trovare lavoro presso una famiglia che le darà, non solo uno stipendio da mandare a casa, ma uno spazio di relazione e una breccia per comprendere ciò che non aveva potuto comprendere nella sua vita precedente. Ma anche lei, come il suo paese, non saprà fare i conti con questa improvvisa tregua.

Stefania Nardini, come nel suo precedente La combattente, si dimostra assai attenta nel raccontare le donne, la loro infinita e spesso insondabile forza. E lo fa restituendoci una figura di donna, una madre, che fa quello che può, che sente di dovere fare. A costo di mettere i soldi davanti al cuore per ritrovarsi a fare i conti con una “sovieticità” da cui non riesce a liberarsi.

Sono pagine intense, spesso struggenti, in cui il destino di Irina e di tante altre donne, diventano l’emblema di un intero paese, di un’intera epoca, di un inciampo della storia che doveva portare a un nuovo equilibrio e che, invece, ha messo in luce storture e contradizioni. Il grigio e il freddo di alcune scene sono il grigio e il freddo che avvolgono chi legge senza però divenire stereotipi o clichè. Sono, queste, pagine con cui, almeno un poco, per lo spazio di un libro, dovremmo ricordare cosa c’è dietro quei visi di chi ha lasciato paese e affetti per prendersi cura degli affetti altrui.

L'ultimo treno da Kiev Book Cover L'ultimo treno da Kiev
Stefania Nardini
Narrativa
Les Flaneurs
2023
155 p., brossura