Diploma maturità classica – Laurea in Giurisprudenza in 3 sessioni e mezza – Pratica legale – Pallavolista di successo – Manager bancario e finanziario – Critico musicale dal 1977 – 6 mesi esperienza radio settore rock inglese ed americano – Studi continuativi di criminologia ed antropologia criminale – Lettore instancabile – Amante della letteratura noir e “gialla “ – Spietato con gli insignificanti.

Jim Carroll, poeta, scrittore, pittore e musicista, è stata una delle comete più luminose e brevi di New York City. Ha incarnato la fetta più buia, nervosa, segaligna del rock della Grande Mela. Amico di Patti Smith, grande cultore di Lou Reed, non ha mai saputo dare continuità alla sua produzione discografica e questo risulta essere stato il suo maggior difetto. Infatti, ha pubblicato tre albums, tutti interessanti, a cavallo tra il 1980, disco d’esordio, ed il 1983 compreso, anno dell’uscita di questo “I write your name”. La sua fama gli è derivata dall’aver scritto il romanzo autobiografico “The basketball diaries” nel 1978, portato sul grande schermo da Leonardo Di Caprio col titolo di “Ritorno dal nulla” nel 1995. Carroll è stato, nella brevità del suo percorso artistico sonoro, un grande personaggio. E’ morto a casa sua a New York l’11 settembre (data nerissima!) del 2009 a causa di un improvviso infarto. La sua vita, inutile dirlo, nei meandri della città più magica del mondo, è stata quantomeno disordinata, ma ricca di Arte, quella vera!
Questo disco viene considerato il meno bello dei suoi, rispetto ai due precedenti, ma, dato che ha praticamente chiuso la fase attiva della sua produzione discografica, ho voluto dedicargli uno spazio invero assai meritato. Sono 10 songs per poco più di 38 minuti di rock, secco ed essenziale, suonato come solo lui e pochi altri sapevano ed hanno saputo fare in America. Nel disco, la band che lo accompagna è costituita da tutti musicisti del giro newyorkese, a partire dal grande Lenny Kaye, da sempre chitarrista be spalla di Patti Smith nel Patti Smith Group. L’altra chitarra, nel disco, è nelle mani di Paul Sanchez, mentre al basso c’è Steve Linsley ed alla batteria Wayne Woods. 9 brani sono composti dallo stesso Carroll, mentre il quarto della scaletta è un rifacimento più che dignitoso della comunque inarrivabile “Sweet Jane” di Lou Reed, un altro grandissimo che non è più con noi da tre anni e mezzo(morto nel 2013). Il rock che Carroll ci porgeva nell’album, come detto, oggi per la quasi totalità della “fauna” attuale è assolutamente fuori della loro portata. I brani sono quasi tutti belli, anche se lui ha saputo fare di meglio. “Love crimes” e “( No more ) Luxuries” sono due rock secchi ed anfetaminici, suonati e cantati con quel suo stile strascicato che lo rendeva unico. “Voices” è sintetica (elettronicamente parlando) e percussiva, “Hold back the dream” è splendidamente notturna, gassosa come una nebulosa nello spazio infinito. In assoluto, una delle cose migliori di Carroll. “Freddy’s store” è un quadretto d’ambiente ritmatissimo e singhiozzante. “Black Romance” è ancora scura, nervosa, con accenni di psichedelia nelle chitarre . “I write your name”, sibilante ed arrotata, è una rock song agile e nevrotica. Lui canta, come sempre, in modo eccellente. “Low Rider” è l’altro sicuro capolavoro del disco. Puro rock di New York, strascicato, segaligno, scorbutico, ma splendido, efficace ed indimenticabile. Infine, quasi decontestualizzata dal resto del disco, “Dance the night away” è una ballata pianistica delicata ed ispirata. Jim Carroll ci manca e parecchio! Lui era la VOCE PIU’ NERVOSA E BUIA DI NEW YORK. Riposi in pace nell’eternità.

I write your name Book Cover I write your name
The Jim Carroll Band
Rock
1983