Anita Mancia, nata a Roma, ha lavorato 20 anni presso l'Istituto Storico della Compagnia di Gesù come assistente bibliotecaria ed Archivista. Ha collaborato con la rivista storica dell'Istituto con articoli sulla Ratio Studiorum, la pedagogia dei gesuiti, i gesuiti presi prigionieri dai pirati e recensioni. Presso l'editore Campanotto di Udine nel 2007 ha pubblicato un volumetto di poesie.

Introduzione a Winterfold-Ovile d’Inverno

Di Anita Mancia

Questa è l’introduzione a un libro che verrà pubblicato prossimamente. Le traduzioni delle poesie qui riportate sono dell’autrice

Nel 2021 ricorre il centenario della nascita del poeta, bardo orcadiano, George Mackay Brown (Stromness 17 Ottobre 1921 – Stromness 13 Aprile 1996). Pertanto è sembrato opportuno dedicare la traduzione della collezione Winterfold del 1976, composto venti anni prima della morte, al suo ricordo anche in Italia.

Perché proprio Winterfold, se le collezioni tutte pubblicate nell’opera “The Collected Poems of George Mackay Brown”[1] sono assai più numerose ed alcune anche piuttosto famose (per esempio Loaves and Fishes del 1959, e The Year of the Whale 1965)? La ragione è che questa piccola collezione è sembrata stilisticamente elevata (penso, per esempio al poema Hawk) e molto rappresentativa del modo di fare poesia di Mackay Brown. Infatti in un sostrato chiaramente religioso cristiano e cattolico[2], benchè la sua educazione fosse avvenuta nell’ambito della confessione presbiteriana, innervato nella tradizione popolare delle Isole Orcadi[3] si distinguono tre filoni: quello religioso di Bethlehem, the Golden Door: three kings, Yule, the Keeper of the Midnight Gate, Carpenter, a Joyful Mystery, Stations of the Cross, Pilate, the Stone Cross, Creator, Kingdom of Dust, The lesser Mysteries of Art, Potter and Jar, e gli altri due legati alla tradizione storico-medioevale scandinava (l’Orkneyinga saga[4], che Brown lesse in inglese e reinterpretò a suo modo) ed alla tradizione popolare orcadiana dei pescatori e contadini di cui il poeta si considera interprete e parte integrante. Accanto a questi tre filoni maggiori se ne trova uno, quello delle poesie del tè che è piuttosto originale e si lega poi a quello della tradizione locale orcadiana.

Lo stile di Brown non è sempre uguale, anzi la differenziazione a seconda dei temi prescelti è dominante. In genere il verso ha la lunghezza di una frase quando, per esempio in Bethlehem e nei testi relativi alla nascita di Cristo, segue un andamento di carattere prosastico-drammatico, la ricreazione del dramma neotestamentario della nascita di Cristo. Ma si accorcia e segue il modello scandinavo quando imita le liriche norvegesi degli scaldi – per inciso nella poesia Pilate Gesù è inteso come uno scaldo – e di Earl Rognvald Kolson, che sono particolarmente belle, dei veri gioielli artistici (twelfth century Norse lyrics, liriche norvegesi del dodicesimo secolo) in cui l’elemento pittorico si salda a quello poetico. Seguono poi i componimenti più musicali ed elegiaci dedicati al mare ed all’annegamento (The Sea: four Elegies, the Door of Water, the Lost, A drowning, Sea Widow, fra gli altri). Tutti i testi hanno una forte valenza musicale e simbolica (si pensi a Hawk che si ispira verosimilmente a windhopper di Gerard Manley Hopkins SJ, (su cui avrebbe dovuto scrivere una tesi, ma che poi non scrisse), specialmente quelli che caratterizzano la parte finale di Winterfold: creator, kingdom of dust, the lesser mysteries of art, potter and jar.

Spesso Mackay Brown è stato giudicato negativamente anche in Gran Bretagna[5] per essersi voluto ispirare alla tradizione popolare e delle saghe, per essere rimasto fedele al territorio cui appartiene. In parte questo è avvenuto per scelta, ma anche per motivi personali e biografici, dato che era agorafobico, ragione per la quale viaggiò pochissimo, soltanto nel Regno Unito, a Shetland, a Londra e ad Oxford con la fotografa Gunnie Moberg, con la quale condivise un libro, “Orkney, Pictures and poems[6], ad Edimburgo, dove studiò con Edwin Muir, e in Irlanda, con Seamus Heanes. Più che essere discusso per questo aspetto, Mackay Brown può essere considerato ripetitivo per i temi trattati, il che porta a criticare, in un certo senso, il localismo dei suoi prodotti. Di qui la scelta di proporre al lettore italiano solo una delle sue collezioni poetiche.

Non si è potuto offrire uno studio critico della tradizione dei testi letterari perché spesso non c’è. Brown scriveva le sue collezioni a macchina e ne diffondeva diverse copie.

La traduzione è sempre preceduta dall’originale inglese. Si offre inoltre un apparato di note filologiche e storiche per aiutare il lettore a comprendere i testi e per dar corpo a quella interpretazione critica che altrimenti mancherebbe.

Winterfold (1976) – Ovile d’Inverno[7]

BETHLEHEM

Angel, Innkeeper, Our Lady, Captain of Herod’s Guard, Shepherd, Magus[8]

Gloria Gloria Gloria[9]

FULL UP – Put that sign in the window

This is the first sorrow, that the dove should vanish

We ill muster here with horse and trumpet

The last of the ewes is folded now

There it is, look, again, the scrieving star

The star, alpha to omega, spells on

Gloria in excelsis Deo

Supper the ox and the ass, I told you

The second sorrow, a crooked plough

I have an order from Herod, sealed

The sky is cold as psalms and angels tonight

Will we take our thirsts down to the alehouse?

Ill-used treasures of the old kingdoms

Et in terra pax hominibus bonae voluntatis

Not another hoof on the cobbles, surely!

The third sorrow, black seed

The dispatch is marked ‘most secret, urgent’

You will therefore brighten your swords

A drop of mulled ale for winter bones

The ancient scrolls dust in the jars

Laudamus te, benedicimus te

Go down. Tell the stranger ‘No room[10]

The fourth sorrow, soldiers in a cornfield

The fifth sorrow, a starved child in a door

The security of the state is threatened

In the yard, look – a man, a loaded lass

How should we read the runes of a new kingdom?

Adoramus te, glorificamus te

What, Nazarenes? The woman exhausted?

Straw in the cowshed, that’s all I can offer

The road of sorrows stops at The House of Bread

An upstart king. A rebellion plotted

We’ ll drink inside to a good lambing

Our road ends. The Word has been uttered

Gratias agimus tibi propter magnam gloriam tuam

Gloria Gloria Gloria

A lantern, quick. Something’s happened

The last sorrow and the first joy are one

I think we know what to do with usurpers

A birth? In the byre? Whose bairn?

We give these rings and robes to a winter child.

BETLEMME

L’Angelo, il Locandiere, Nostra Signora, Il Capitano della Guardia di Erode, I pastori, un Mago.

Gloria Gloria Gloria

COMPLETO – Metti quel cartello alla finestra

Questo è il primo dolore[11], che la colomba sparirà

Chiameremo a raccolta qui le truppe con il cavallo e la tromba

L’ultima pecora è nell’ovile[12]

C’è, guarda, di nuovo, la stella guida

La stella, dall’alfa all’omega, scrive le parole

Gloria in excelsis Deo

Cenano il bue e l’asino, te l’ho detto

Il secondo dolore, un aratro piegato

Ho un ordine da Erode, sigillato

Il cielo è freddo come i salmi e gli angeli stanotte

Calmeremo la nostra sete alla birreria?

Tesori male-usati dei vecchi regni

Et in terra pax hominibus bonae voluntatis

Non un altro zoccolo sui ciottoli, certamente!

Il terzo dolore, un seme nero

Il dispaccio è segnato ‘segretissimo, urgente

Voi perciò farete luccicare le vostre spade

Un goccio di birra scaldata per ossa invernali

Gli antichi rotoli si impolverano nelle giare

Laudamus te, benedicimus te

Va’ giù. Di’ allo straniero ‘Non c’è posto’

Il quarto dolore, dei soldati in un campo di grano[13]

Il quinto dolore, un fanciullo morto di fame su una porta

La sicurezza dello stato è minacciata

Attorno alla casa, guarda – un uomo, una ragazza gravida

Come dovremmo leggere le rune di un nuovo regno?[14]

Adoramus te, glorificamus te.

Che, Nazareni? La donna esausta?

Paglia nella stalla, questo è quello che posso offrire[15]

La strada dei dolori si ferma alla casa del pane

Un re usurpatore. Una ribellione complottata

Berremo dentro per una buona agnellatura

La nostra strada finisce. La Parola è stata pronunciata[16]

Gratias agimus tibi propter magnam gloriam tuam.

Gloria Gloria Gloria

Una lanterna, presto. Qualcosa è accaduto

L’ultimo dolore e la prima gioia sono uno

Penso che sappiamo che cosa fare con degli usurpatori

Una nascita? Nella stalla? Di chi è il bambino?[17]

Diamo questi anelli e vesti[18] a un bambino d’inverno.

THE GOLDEN DOOR: THREE KINGS

I

I unlatched the jade door.

Worms were breeding silk,

A girl fingered a loom.

I entered the golden door

(There my throne stood, withering).

I passed through rooms

Of flower, flagons, chessboards

And a room with a fountain.

At the top of the black spiral

A wise one said, ‘Majesty,

Three nights  now we have seen this planet.

The time is come

For exile, the tent in the desert’.

What wandered about the star streets

Last night, late?

I knocked for shelter at doors of gold, like a lost boy.

My heart was bruised with the image.

I am waiting now at sunset, again, with my charts.

I had perhaps drunk too much midnight wine

3

When the lawmen have gone

Before the girl enters

With water and a lamp

I sit at the window

The stars come, each after other[19].

‘I am the bringer of Dew’

‘I am the Dove’

‘I am the Swarm of Bees’

‘I am the Grain of Dust from the Floor of Heaven’

‘I am the Emerald’

‘I am the Temple Lamp’.

I greet those faithful

Who troop to my dark window.

What should I say

To this one, intruder and stranger?

He has stood there two nights

And is silent still.

I imagine a title,

‘Keeper of the Door of Corn’.

And a word, ‘Come’.

I

Ho tolto il paletto della porta di Giada.

I bachi stavano producendo la seta,

Una ragazza muoveva il telaio con le dita.

(Là era il mio trono, che inaridiva).

Ho attraversato stanze

Di fiori, boccali, scacchiere

E una stanza con una fontana.

In cima alla spirale nera

Un saggio disse ‘Maestà,

Abbiamo visto questo pianeta per tre notti.

E’ venuto il tempo

Dell’esilio e della tenda nel deserto’.

2

Che cosa vagava nelle strade delle stelle

La notte scorsa, tardi?

Bussò per un ricovero alle porte d’oro, come un ragazzo perduto.

Il mio cuore fu colpito dalla figura.

Sto aspettando ora, al tramonto, di nuovo, le mie carte.

Avevo forse bevuto troppo vino di mezzanotte.

Quando i poliziotti se ne sono andati

Prima che la ragazza entri

Con l’acqua e una lampada

Siedo alla finestra.

Le stelle vengono una dopo l’altra.

‘Sono colei che porta la Rugiada’.

‘Sono la colomba’.

‘Sono lo Sciame di Api’.

‘Sono il Granello di Polvere dal Pavimento del Cielo’.

‘Sono lo Smeraldo’.

‘Sono la Lampada del Tempio’.

Saluto questi fedeli

Che sfilano davanti alla mia finestra scura

Che cosa dovrei dire

A questo qui, intruso e straniero?

E’ stato qui due notti

Ed è ancora in silenzio.

Immagino un titolo,

‘Custode della porta del grano?

Ed una parola, ‘Vieni’.


[1] The Collected Poems of George Mackay Brown edited by Archie Bevan and Brian Murray (London John Murray 2005) 547. Winterfold si trova alle pagine 148-192.

[2] George fu ricevuto nella Chiesa Cattolica il 23 dicembre 1961, giorno in cui fu battezzato nella chiesa di Nostra Signora e San Giuseppe a Kirkwall e ricevette la comunione per la prima volta nella Messa di Mezzanotte del 24 dicembre dello stesso anno. Questa ricezione non causò in lui nessuna illuminazione particolare, ma solo un senso di inevitabilità. Cfr  Maggie FERGUSSON George Mackay Brown. The life (John Murray 2006)  pp 168-169.

[3] Cfr George Mackay Brown For the Islands I Sing. An Autobiography (London 1997 John Murray) 191

[4] FERGUSSON cit. pp. 62-63

[5] Mi riferisco soprattutto all’intellettuale scozzese Kenneth Wiite.On the Atlantic Edge. A Geopoetics Project (The Hillner Series. Sandstone Press ltd, Higland Scotland 2006)

[6] Cfr  Gunnie Moberg-George Mackay Brown “Orkney Pictures  & Poems. (Colin Baxter Photography Ltd, Grantown-on-Spey, Morayshire, Scotland) 1996, reprinted in 2004.

[7] Winterfold è una parola inventata dal poeta, ma è l’ovile d’inverno, la chiusura, l’enclosure in inverno dove si agisce la scena sacra che precede la nascita di Gesù. Poi ci sono anche componimenti diversi.

[8] Sono personaggi di una scena sacra, non si tratta di una poesia in senso stretto, ma del recupero di una scena sacra, di un teatro religioso antico.

[9] Il testo unisce il latino all’inglese, la lingua dotta alla lingua del volgo

[10] Dopo l’annuncio dell’azione e la lode a Dio, segue l’azione vera e propria.

[11] I dolori sono sette, secondo la simbologia di Brown.

[12] Letteralmente the last  of the ewes is folded now, è rinchiusa adesso.

[13] Interessante pensare all’associazione di winterfold e cornfield. Ovile d’inverno, chiuso, e campo di grano. Purtroppo non si mantiene l’assonanza.

[14] Si avverte qui la differenza tra la cultura scandinava e quella cristiana, le rune di un nuovo regno. La risposta è il ritorno al dotto latino.

[15] Offre, appunto, un ovile d’inverno.

[16] articolata

[17] Singolari le domande poetiche e l’ultima è decisiva: di chi è il bambino?

[18] Rings and robes nel testo inglese.

[19] Il linguaggio si fa molto simbolico.

L’immagine di copertina è presa da wikipedia.org