Sono nata a Milano nel 1966 e, dopo studi di filologia classica all'Università degli Studi di Pavia comincio a lavorare in libreria. Quella che, nelle mie intenzioni, voleva essere un'esperienza provvisoria, dura in realtà 24 anni. Nel frattempo collaboro con alcune case editrici come Giunti e Astoria. Le parole sono sempre state, in un certo senso, i miei strumenti di lavoro. Piano piano ho diminuito il lavoro in libreria per cominciare quello di web content writer con cui è iniziata l'avventura di collaborazioni più o meno riuscite. Coordino L'Ottavo e collaboro con il blog di approfondimento culturale Zona di disagio

La scuola sui binari

Di Geraldine Meyer

Succede, come per tutte le cose del mondo, che anche il destino dei libri segua traiettorie curiose. È il caso di questo bellissimo La scuola sui binari, pubblicato da Feltrinelli, che intreccia la sua uscita in Italia proprio al momento in cui l’orrore del nostro paese è tutto nella dimenticanza di esso rispetto alla scuola. Qualcosa di cui pagheremo le conseguenze per sempre.

E, se di certo non servirebbe un libro per comprendere quanto la scuola sia il cuore pulsante di ogni cosa, altrettanto certamente leggere queste pagine, ora, in questo periodo, riesce a rendere ancora più profondo quel solco che separa un paese civile dalla barbarie.

E allora buttiamoci tra queste righe che ci conducono in un piccolo paese ai confini tra Messico e Stati Uniti, in una stazione ferroviaria abbandonata in mezzo al nulla. E saliamo all’interno di un treno in cui non troveremo gli scompartimenti ma banchi di legno e una lavagna. Comincia da qui La scuola sui binari, conducendoci nella storia de La Escuela Articulo 123, una delle scuole che il governo messicano aveva voluto affinché anche i figli degli operai delle ferrovie e dei braccianti potessero avere un’istruzione. Scuole ambulanti che andavano là dove non c’era altro modo per portare ai ragazzini una promessa di futuro, la possibilità di costruirsi una vita meno grama.

Ma, come sempre, la modernità è nemica di ciò che non risponde alla logica del guadagno, alla retorica del bisogno di un sistema scolastico al passo con i tempi. Quindi quella scuola deve essere chiusa e il suo unico maestro, Don Ernesto, mandato in pensione. Quella scuola ormai ferma tra ciò che resta di quella piccola stazione, ha continuato a viaggiare attraverso le vite di tanti bambini ma, adesso, non serve più. Lo ha deciso l’avidità, l’arroganza e l’arrivismo di chi non ha mai saputo cosa possa significare un maestro che ti prende per mano. Hugo Valenzuela è l’ispettore capo della Direcciòn General de Educaciòn, sul cui tavolo arriverà il fascicolo relativo alla Escuela Articulo 123, accompagnato da una fotografia che ritrae un gruppo di scolari e un buffo cane. Lui dovrà decidere se quella scuola, simbolo di un sistema educativo ritenuto non più valido, dovrà chiudere.

Da qui, da quello che potrebbe sembrare un semplice atto amministrativo, comincerà anche un viaggio nel passato che ci farà conoscere la storia di Chico, di Tuerto, di Valeria, di Ikal e del cane Quetzal. Una storia fatta di miseria, di duro lavoro, di ingiustizie sociali, di padroni che sono padroni in ogni angolo di mondo. Cosa ne è stato di quei ragazzi? E di quel maestro? Di quel Don Ernesto che insegnava ai ragazzi che un girino non è quel mostriciattolo che sembra oggi, ma la promessa di un futuro tritone. Che vita hanno avuto quei bambini che, nel tempo passato, avevano avuto la possibilità di studiare grazie alla scuola viaggiante lungo i binari del paese?

Durante questo viaggio nel tempo e nello spazio, tra la capitale e la periferia, si intrecciano ricordi amari, dolci, dolori, risate, quegli irripetibili spaventi dell’infanzia e quelle crepe dopo le quali cambia ogni cosa. Cosa si è disposti a cancellare della propria vita quando il peso di ciò che si ricorda diventa intollerabile? E fino a che punto si riesce a farlo? Tra rivelazioni accennate e verità che si fanno strada piano piano, proprio come lungo un viaggio in treno, eccoci catapultati dentro una vera e propria elegia della scuola, che è geografia dell’anima, socialità, tempo condiviso, parole ascoltate e, soprattutto, corpi che si toccano e imparano così che la vita è relazione.

Ángeles Doñate (Foto da readinglove.it)

Ángeles Doñate, nata a Barcellona, ha vissuto per circa un anno in America Latina, proprio in Messico, a Mexicali, luogo di una frontiera che sappiamo dura e crudele, e ha fatto la volontaria in una scuola. Questo libro nasce anche da quella esperienza, dalla consapevolezza di quanto sia stata (e continui a essere) importante, anzi fondamentale, la scuola anche e soprattutto dove la vita è più difficile. Quanto la scuola possa essere un filo tenace a cui aggrapparsi. La memoria di quella esperienza fra “i nessuno” della frontiera è diventata questo libro la cui dedica, le ultime righe di essa, dicono tutto, ma proprio tutto sull’importanza della scuola: “A tutte le maestre e i maestri che difendono la speranza armati solo di matite colorate”.

La scuola sui binari Book Cover La scuola sui binari
Ángeles Doñate. Trad. di Alice Pizzoli
Narrativa
Feltrinelli
2020
206 p., brossura