Studi di lettere moderne e filologia moderna all'Università della Tuscia. Scrive per Tropismi

Ecocidio: il dramma della carne bovina

Di Francesca Spagnolo

Ecocidio è un libro scritto da Jeremy Rifkin nel 1992 e pubblicato in Italia solo nel 2001, che ripercorre, passo dopo passo, la storia dei bovini. La narrazione prende le mosse dall’antichità, quando questi gradi animali erano venerati in quasi tutte le culture, per giungere ai giorni nostri dove, salvo qualche rara eccezione, sono considerati esclusivamente cibo e pellame.

È un libro profetico, che negli anni novanta anticipava la drammatica realtà nella quale oggi ci troviamo a vivere: ogni singola parola scritta da Rifkin si è avverata, segnando in modo nefasto le sorti dell’intera umanità.

Il libro è suddiviso in sei parti, ognuna delle quali si focalizza su un particolare aspetto inerente alla storia del complesso bovino.

La prima parte restringe l’obiettivo sulle antiche culture che veneravano il dio Toro, simbolo di mascolinità e virilità, e la dea Vacca, madre dell’universo e simbolo indiscusso di fertilità. I bovini, sovente, erano anche collegati con l’aspetto meteorologico e invocati ai fini climatici. Le antiche credenze si fondavano sul pensiero che, se l’uomo si fosse cibato delle carni dell’animale venerato, avrebbe assunto le caratteristiche formidabili che lo contraddistinguevano. Questo spiega il perché lo macellassero con riti particolari.

La narrazione procede con il racconto della conquista del west: vengono sfatati i miti romantici noti ai più e vengono descritte le atrocità e le ingiustizie perpetrate dagli europei ai danni dei nativi americani. Nella conquista del west vennero commesse violenze inaudite nei confronti degli indigeni e del territorio vergine, il quale, nel giro di poco tempo, venne destinato al pascolo bovino. Era l’inizio della devastazione ambientale.

L’Industrializzazione dei bovini è un altro importante argomento trattato nel testo; viene infatti ripercorsa la triste storia di questi animali, un tempo venerati e rispettati oltremodo, finiti nelle industrie della macellazione della carne, fatti a pezzi su un nastro trasportare. Viene prestata particolare attenzione alla spersonalizzazione dell’essere vivente, ridotto solo a un mezzo attraverso il quale ottenere un lauto profitto e viene mostrato, senza troppi giri di parole, come la morte dei bovini diventi un atto neutro, privo di qualsiasi connotazione e implicazione sentimentale. Un atto ripetuto migliaia di volte in una giornata, grazie alla catena di montaggio. In questa parte si parla anche delle condizioni in cui i lavoratori sono costretti a vivere nei macelli: sfruttati e privati delle minime garanzie lavorative, si trovano a lavorare in un ambiente insalubre, a ritmi serrati, senza nessuna norma igienico-sanitaria. Inoltre viene fatta luce sulle malattie contratte dal bestiame che, in alcuni casi, possono essere attaccate all’uomo, causando delle vere e proprie epidemie, come successe con il morbo della mucca pazza.  Quello che ci mostra Rifkin è quindi un duplice sfruttamento: animale e umano.

Continuando con la narrazione, Rifkin, mette a conoscenza il lettore dell’impatto devastante che i complessi bovini hanno sulla popolazione. Circa un terzo dei cereali prodotti nel mondo è destinato a nutrire gli animali, mentre circa un miliardo di persone muore di fame. L’allevamento di bovini, oltre a privare una buona parte della popolazione dei generi alimentari basilari, ha fatto sì che intere masse di disperati si trovassero senza un’abitazione, in quanto servivano spazi sempre maggiori da destinare al pascolo. Di contro, nei paesi ricchi, dove vige una dieta carnea, milioni di persone muoiono a causa delle cosiddette “malattie del benessere”: ictus, arresti cardiaci, cancro del colon e così via.

La penultima parte è dedicata ai danni ambientali: perdita della biodiversità vegetale e animale nel Nuovo Mondo, deforestazione della foresta Amazzonica, esaurimento delle risorse idriche, desertificazione.

Jeremy Rifkin (Foto da Wikipedia)

La sesta sezione, che conclude il libro, focalizza l’attenzione su “La cultura della bistecca”. L’autore ripercorre le varie tappe che hanno consentito alla carne, in special modo a quella di manzo, di affermarsi con tanta prepotenza sulle nostre tavole, divenendo persino uno status symbol: il mangiare carne diviene sinonimo di appartenenza alla classe agiata. Interessante e molto attuale la parte in cui viene ripercorsa la nascita e l’affermazione dell’hamburger.

Alla fine del testo l’autore lancia un messaggio dall’altissimo valore morale: invita gli esseri umani a ripensare alla propria dieta, sperando che, nel ventunesimo secolo, la carne ne possa essere esclusa. Ciò a cui Rifkin auspica è un cambiamento nel rapporto uomo-natura, quest’ultima, attualmente, vista esclusivamente come una risorsa da spremere fino all’osso e non come un bene prezioso da preservare.

È un libro che apre gli occhi su problematiche fondamentali e che, nonostante sia stato scritto quasi trent’anni fa, risulta essere ancora attualissimo. L’autore mostra con estrema schiettezza e veridicità le devastazioni che l’uomo bianco è riuscito a compiere ai danni del pianeta Terra: prima gli spagnoli e poi i britannici, hanno dato il via a quel lungo processo di depauperazione dell’America che ha contraddistinto la società moderna e che ha portato la bistecca sulle tavole di tutti gli europei. Il prezzo da pagare per questo fittizio benessere alimentare però è stato altissimo e soprattutto è andato a discapito delle popolazioni autoctone del continente americano. Buona parte delle loro terre sono state coltivate a soia – usata come mangime per i bovini -, anziché a mais, innescando un drammatico processo che ha portato il prezzo del mais a raggiungere cifre stratosferiche. Il tutto si è concluso con l’ulteriore povertà dei già poverissimi.

È un’opera che ci dovrebbe far riflettere su cosa sia giusto e cosa sbagliato; è un testo che dovrebbe farci prendere coscienza su quali siano le nostre priorità e fino a che punto di sfruttamento ci si possa spingere. Infine, a mio avviso, è un libro che dovrebbe mettere in completa discussione il nostro intero modo di vivere, di rapportarci con la natura, con gli animali e con il cibo, facendoci rivalutare ogni nostra singola scelta. Un libro che, oggi più che mai, non solo andrebbe letto, ma studiato accuratamente.

È certo che, se più persone avessero letto questo piccolo capolavoro della saggistica contemporanea, oggi il mondo vivrebbe una situazione meno drammatica. Questo testo, in particolar modo oggigiorno, andrebbe letto da tutti, specialmente dai giovani e dai giovanissimi, per aprire gli occhi sulle “scomode verità” che si celano dietro ciò che portiamo in tavola e che, inesorabilmente, stanno distruggendo il pianeta.

Ecocidio Book Cover Ecocidio
Tascabile
Jeremy Rifkin. Trad. di P. Canton
Saggistica
Mondadori
2002
380 p., brossura