Un fervente lettore con la passione per la parola. Sono nato il 25 novembre del 1982 e abito in un paesino del Tirreno cosentino di seimila anime. Proprio in terra calabra mi dedico alla professione giornalistica. Dopo essermi diplomato in Ragioneria, mi sono tuffato negli studi umanistici con il coraggio tipico del profano, conseguendo la laurea in Scienze Storiche all’Università La Sapienza di Roma. Vicino alla storia ho poi messo la letteratura, la filosofia e tutte quelle cose di cui proverò a parlarvi. L’obiettivo è creare un linguaggio personale nel quale voglio sciogliere nevrosi e ossessioni, perché leggere e scrivere curano tutti i mali. Trovo sempre un buon motivo per leggere un libro e ne parlo sempre con passione anche su Satisfiction, Gli amanti dei libri e Zona di Disagio di Nicola Vacca. Se vuoi puoi anche seguirmi sulla mia pagina facebook Dispersioni82.

Daniel Paul Schreber – Memorie di un malato di nervi. Scrivere consciamente della follia

Di Martino Ciano

Non è solo un libro da leggere, ma anche da studiare. Memorie di un malato di nervi è una rarità. Schreber è un folle che consciamente scrive della sua follia.

Pubblicata nel 1903, quest’opera ha attraversato gli anni ed è stata presa in esame da Freud, Jung, Canetti e tanti altri. Queste pagine hanno ispirato poeti e romanzieri, ma hanno anche aperto una discussione in seno alla comunità scientifica. Proprio sugli elementi forniti dal caso Schreber, Freud costruisce la teoria sulla paranoia, legandola all’omosessualità. Jung, invece, prende le distanze dal suo maestro e sfrutta questo libro per dar voce alle sue precedenti intuizioni sulla mitopoiesi, ossia, su quei caratteri ancestrali, potremmo dire atemporali, che guidano il nostro subconscio nell’elaborazione della realtà.

Ma andiamo anche al contenuto letterario del libro. Manganelli scorge nella follia del Presidente della Corte d’Appello di Dresda una iniziazione. La follia è prima rito di purificazione dal non senso della realtà e, poi, porta di ingresso verso il Tutto celato ma intuibile. In parole povere, la follia è il terzo occhio. Antonin Artaud segue la scia di Schreber, le sue opere lo testimoniano, soprattutto, le lettere scritte da Rodez.

Schreber non era nuovo alle crisi di nervi, già negli anni Ottanta del XIX secolo avevano fatto capolino ma con effetti diversi; poi, nel 1893, l’inizio di un percorso di cura che durerà anni e nel quale la latente follia del Presidente si manifesterà come discorso al di là dell’Ordine del Mondo.

In tutta la sua opera, Schreber si vanta di avere un rapporto particolare con Dio. Il Presidente ha compreso che l’anima risiede nei nervi e che l’Onnipotente mantiene una certa distanza dagli uomini, perché ha paura di essere assorbito dall’energia vitale dell’anima; solo dopo la morte Egli si riavvicina per risucchiarla. La missione del Presidente, però, sarebbe quella di creare una nuova umanità. Per fare ciò, Schreber dovrà essere evirato e tramutato in donna, dopodiché avrà il potere di partorire altri Esseri. Logicamente, non mancheranno coloro i quali proveranno a ostacolare il piano divino, tra questi il dottor Flechsig che sta curando Schreber. Occhio e cuore di Dio, il sole, che emana i suoi raggi attraverso cui si muovono anche messaggi per il Presidente. Ma cosa disturba il piano? Schreber si lamenta della coazione a pensare. È come se egli non fosse padrone dei suoi pensieri. Forze oscure sarebbero capaci di plasmarli e di guidarli. Inoltre, grazie a essi, i demoni si insinuerebbero nel dialogo costante che il Presidente intrattiene con Dio. Addirittura, essi sarebbero capaci di suscitare pensieri contrari alla sua natura.

In Massa e Potere, Elias Canetti si concentrò moltissimo su questi particolari, proprio perché erano segni del connubio tra paranoia e potere. Il premio Nobel per la Letteratura considerava la testimonianza del Presidente della Corte d’Appello di Dresda importantissima, perché capace di dimostrare quanto l’uomo di potere fosse un paranoico. Senza volerlo, Schreber aveva svelato tutti i segni attraverso cui il leader addomestica la massa. Il capo è un uomo che si sente solo, sempre spaventato dal complotto e convinto del fatto che la sua missione, ossia, creare l’uomo nuovo, gli sia stata assegnata da forze extraumane.

Al di là di questo, Schreber incarna l’immagine di un’Europa che coltiva da sempre il seme della paranoia. Come ha fatto notare Jung, il Presidente è ossessionato da simboli ancestrali che l’inconscio cela ma non cancella, e da miti attraverso i quali l’uomo si autodetermina. Schreber, insomma, ha solo avuto il coraggio di mettere tutto in un libro. 

Memorie di un malato di nervi Book Cover Memorie di un malato di nervi
Gli Adelphi
Daniel. P. Schreber; trad di F. Scardanelli; S. De Waal. Curatore Roberto Calasso
Saggistica
Adelphi
2007
536 p.,