Sono nata a Milano nel 1966 e, dopo studi di filologia classica all'Università degli Studi di Pavia comincio a lavorare in libreria. Quella che, nelle mie intenzioni, voleva essere un'esperienza provvisoria, dura in realtà 24 anni. Nel frattempo collaboro con alcune case editrici come Giunti e Astoria. Le parole sono sempre state, in un certo senso, i miei strumenti di lavoro. Piano piano ho diminuito il lavoro in libreria per cominciare quello di web content writer con cui è iniziata l'avventura di collaborazioni più o meno riuscite. L'aspetto positivo è che la mobilità di questo tipo di lavoro è ciò che, nel 2015, mi ha permesso di trasferirmi in Tuscia, a Ischia di Castro dove attualmente vivo. Se provvisoriamente o no lo vedremo.

In un’epoca di certezze granitiche in cui il dubbio viene relegato ai margini di un ring in cui si combatte a suon di luoghi comuni, Non chiedetemi l’ora è un libro di poesie che, ciascuno di noi, dovrebbe portare sempre con sé. Per ricordarsi che è tra le crepe di ciò a cui non si sa rispondere che, forse, posa leggero il senso “impossibile” del nostro vagare. Definirei questo libro proprio un’elegia del dubbio, in cui la poesia, fedele al suo etimo di “arte del fare” ci invita a soffermarci, almeno un poco, sull’illusione dell’essere. Sugli errori di prospettiva in cui si cade quando ci si dimentica che il divenire, con tutto ciò che comporta, è la sola strada che ci è dato percorrere. E che gli errori che, da questo percorso sorgono, non sono un fallimento o, per lo meno, non lo sono nell’accezione che a questo concetto viene data. Fallire, oggi, è qualcosa che viene attribuita partendo dalla fine, credendo di sapere. Non è così. E non è così perché l’attuale non è il contemporaneo, l’attuale si fa attraversare dal tempo e, proprio per questo, non può essere contemporaneo. Dunque, non può rispondere ad alcuna domanda.
E già le parole Non chiedetemi l’ora, sono, oltre che il titolo di questa raccolta poetica di Mimma Faliero, anche la croce che i poeti si portano addosso: non quella del rifiuto di rispondere ma, semmai, l’umiltà di comprendere che risposta possibile non vi è neanche per la più semplice delle domande. Non sa, il poeta, che ora è perché sa, il poeta, che il tempo non è la misurazione del tempo stesso. E da questa drammatica leggerezza, nasce il dubbio che, del tempo, è compagno di strada.
Nicola Vacca, nella bella prefazione a questo libro, scrive: “Nei versi di Mimma non c’è posto per le certezze e per le risposte. IL suo poetare è una collezione di interrogativi, scetticismi e perplessità che suggerisce di percorrere il cammino scomodo delle “liturgie imperfette”. Perché al poeta non è dato essere comodo perché il poeta non è colui che scrive in versi ma è colui che si sporca con il tempo imperfetto e lo fa in ogni istante. Quando cammina per strada e quando attende, quando alza gli occhi al cielo e quando resta impigliato a terra. Perché il poeta è imperfetto e non si vergogna dell’errore, anzi, ne ha bisogno.
E L’errore, non a caso, è anche il titolo di una delle poesie più belle di questa raccolta: “[…] E’ del dubbio il passo degli anni
E noi
Equilibristi sui pavimenti
Sconnessi
Fare del buio la nostra linea di
Luce
E del sogno il nostro risveglio:
sarà questo il senso della nostra
marcia?
– Dimmi,
hai mai inciampato nel vero? –
– Non so
Forse quando la certezza cambierà la sua identità”

Pavimenti sconnessi, dubbio del passo degli anni. Ancora il tempo, ancora il suo incedere imperfetto che ci costringe a divenire (non a essere) equilibristi. Questo è l’urlo che esce da questo libro. Un urlo che non ha bisogno di divenire sguaiato perché la poesia, queste poesie, non pongono la chiusura del “questo o quello” ma impongono il ben più difficile ascolto del “questo e quello”. L’apertura è la vera scomodità, non la chiusura. Cos’altro è, infatti, una poesia come Transitoria sospensione
“Confondersi
Tra le ombre ed un senza
annegando
nello zenith dell’inconsistenza.
Percorrere
traiettorie di assenza
su lenzuola di versi incendiati.
E si fa strada una sincope
un singhiozzo
sospensione transitoria
un alito impiccato alla notte”

Ecco perché non è possibile chiedere a un poeta e alla poesia che ore sono. Non sanno rispondere non perché non vogliano ma perché non possono fare altro che confrontarsi con un’assenza. Che è, appunto, assenza di certezze. Per questo motivo queste poesie sono attuali e inattuali al contempo: attuali perché non contemporanee e inattuali perché sanno di non potere fare a meno del tempo, con il suo ritmo e i suoi a volte crudeli silenzi.

Non chiedetemi l'ora Book Cover Non chiedetemi l'ora
Mimma Faliero
Poesia
Eretica Edizioni
2017
96