Nel 2019 ho pubblicato la mia prima raccolta di poesia “Il machine learning e la notte stellata” (Collana Gialla – LietoColle/Pordenone Legge Editore). Negli anni 2012, 2015, 2016, 2018 ho pubblicato alcuni brani sull’antologia dei finalisti del concorso letterario “Coop for Words” e sulle riviste letterarie “Il Segnale” e “Versante Ripido”. Quest’anno ho scritto i testi delle canzoni “Gargoyles, Livido e Mantra” per il progetto musicale Nikita. É di questi giorni la notizia che L’individuo superfluo è risultata finalista del Concorso Nazionale Guido Gozzano per opere inedite.

Di Francesco Tripaldi poesie tratte da L’individuo superfluo

Poesia + Iva

Se la mia mente fosse il vagone silenzio del Frecciarossa

potrei fare schhhhh ai miei pensieri

ed avere un confronto costruttivo

con la realtà che mi circonda.

A questa poesia va aggiunta l’Iva.

Pensi che sia facile per me

vivere sereno sapendo che

tra preso e perso

tutto dipende dalla posizione della “erre”?

Soprattutto se parliamo di treni!

Pensi che sia facile per me

riuscirei a tollerare

la sfrontatezza del piccione

che nella più tronfia inconsapevolezza

vive a petto in fuori in piazza Duomo?

Pensi che sia facile

hackerare la scatola nera di Dio

e sfidare la sua ira?!

A questa poesia va aggiunta l’Iva.

Pensi che sia facile per me

vivere sereno conoscendo

le difficoltà degli asiatici

nella pronuncia della “erre”?

Soprattutto se si parla di lutti, soprattutto se si parla di elezioni?

Pensi che sia facile per me

tollerare che la schiavitù

sia ancora il modello di business

più scalabile in assoluto?

A questa poesia va aggiunta l’Iva,

Pensi che sia facile per me

gettarmi tra le braccia di una musa

o di una venere qualunque

per scrivere due frasi,

che tanto non significano niente,

e star qui, davanti a voi

a cercare comprensione?

Pensate che mi piaccia?

La mia venere è Afrodite,

ma di Milo,

e non ha braccia.

Perciò, se non riconoscete

il mio precipitare,

il mio bisogno di dormire

senza l’ansia di sognare,

se non riuscite a vedere

il mio corpo crivellato dai fori

che mi hanno fatto le parole

non avete capito che la poesia

è una cosa viva

alla poesia va aggiunta l’IVA,

e voi siete tutti evasori.


Il ragazzo volante

Ho disertato emicranie celestiali,

sono vivo e non sono disperso in mare

sono il ragazzo voltante,

mi sento bruciare.

Quante parole hanno i ciechi

per definire il buio,

quante facce ci vogliono per disegnare un viso?

Se i moderni sistemi

di riconoscimento facciale

distinguessero

chi ha veramente bisogno di essere riconosciuto

forse avremmo

un sistema di diagnostica efficace

per i disturbi della personalità.

Sono vivo e non sono disperso in mare,

sciolgo le redini di narvali

lanciati come siluri su fondali glaciali,

sparvieri fluttuanti

in solitudini celestiali

sono il ragazzo volante

dirottato su sentieri d’altrove

ho bevuto quest’acqua di sale

ma non sono una vela rigonfia

né una piuma di un’ala

o un’ascia affilata che fende l’aria

che vince l’attrito

sono una promessa di lungo sigillo

forse,

posso essere ancora salvato.

Il volo raso, il volo plano

le ascensioni verticali,

le picchiate: il volo che più assomiglia all’estasi

per la sua contiguità con il terrore,

il volo che priva del respiro

che sfida il futuro

come un balzo nel vuoto

come il vero amore.

Sono vivo e non sono disperso in mare

che il vento mi assolva

sono il ragazzo volante

è tempo di saltare.


La genesi delle galassie

Si sveglia,

si gira,

ti vede,

e scoppia a ridere,

fragorosamente.

La tua emicrania ti consiglia

di ritrovare la camicia

e di andartene via

immediatamente.

Lei si alza,

fa un passo all’interno dell’hula – hop sul pavimento

lo tira su all’altezza delle anche

ed inizia a farlo girare;

è così che,

intorno ad un culo,

ho immaginato

la genesi

delle galassie.

L’immagine di copertina è Uomo-gallo sopra Vitebsk (1925), di Marc Chagal collezione privata