Scienza di morte: violare la vita di Alessia Bronico

Questa la motivazione alla vittoria, nella sezione Inediti, del premio Guido Gozzano, la raccolta Scienza di morte: violare la vita, di Alessia Bronico

Sin dal primo testo, la silloge Scienza di morte: violare la vita mostra di alimentarsi al suo difficile tema tramite un’immaginazione tutta interiorizzata. Nell’insieme, conferma di saper tenere in vivace e originalissimo equilibrio riflessione esistenziale, senso di gioco nell’esercizio del linguaggio e consapevolezza metafisica, che, come un vento paràclito, agisce sottotraccia fra i versi, alitando contro l’algida maestà della Nera Mietitrice.

L’universo di colori (se ne trovano ben sette, in sei testi di misura contenuta) e di parti metaforicamente “essenziali” del corpo (il nervo e il palmo delle mani, le mani, appunto, le labbra, gli occhi, il cranio, il teschio, l’unghia, il cuore, l’orecchio, la faccia, le guance) protagonisti della raccolta, è allo stesso tempo dato esterno e interno. E proprio nella loro capacità di combinare vitalismo linguistico e cromatismo naturalmente allegorico in una strana specie sui generis di sur-realismo sincopato, sta una delle ragioni di interesse di queste nuove poesie di Alessia Bronico. Che qui è votata a disinstallare senza scialo di mentalismi, o di stratagemmi retorici, i valori “soliti” di presenza e assenza, di animato e inanimato in un’esperienza poetica di vita-in-morte che, più che vincere la morte, sembra dilatarla ritmicamente a misura d’intensità.

Massimo Morasso

[…]

Ogni volta è uno strappo,

ogni volta è la morte.

Noi sempre combattemmo.

Chi si risolve all’urto

ha gustato la morte

la porta nel sangue.

Cesare Pavese

Scienza di morte: violare la vita

I

È un’etimologia

sporca nella natura.

Ha accudito la propria morte,

una matita grigia

disintegra il nervo delle mani.

Ex-voto trascinano nel blu:

morti le rifiutano la vita.

Ha accudito dei morti,

l’hanno uccisa.

Ha perdonato dei morti

quand’erano in vita:

(Vieni, ti prego, la mano

cantami la canzone

la voce a me,

nella tomba con me

nessuno vibri

dalle labbra di bimba,

bimba mia.)

A volte seppellisce i vivi

con le carcasse dei morti.

II

Mano fredda e ristretta la morte:

palmi secchi, rigidi,

lividi a luna gli occhi,

voce vuota, passo claudicante,

respiro sincopato, il cranio

canuto, teschio a fior di pelle,

lutto premeditato.

Asfissia del corpo fine:

pomeriggio, gioco, merenda,

diversivo, canto antico,

filastrocca del peccato:

Ruba l’espulsione

– Ladra!

Ruba la liberazione

– Ladra!

Ruba sopravvivenza

– Ladra!

Non portarla più,

ché è una piccola ladra,

ché è una bimba amata,

ché ha mani da lavare

tutte le sere, tutte le lacrime,

litanie delle vene.

– Ladra!

Ché ruba il respiro ai morti

mentre tu le fai la morte.

III

Farà la morte un gioco,

farà finta di niente il bene,

sul fuoco la zuppa ribolle,

è quasi neve, rintoccano

tutti i campanili, la sposa

è scesa alla sua terra,

un tetto tra centro e periferia,

un gatto sempre lontano,

scappa ché si possa ritirare,

ha tenera l’anima, rosa nera

sull’occhio vuoto, le finestre

appannate, gocciole di condensa,

umido tutto, il pavimento,

la sedia, la gonna bianca coi

nastri rossi: non sei da nessuna

parte adesso: neppure nella morte

e l’unghia che suona il tavolo

ricorda i vivi.

IV

Linea di vicinanza

tra la morte e la vita,

sei spilla che tiene

fermo il cuore al petto,

filo a tendere un sorriso

denti specchi di purezza,

le sue calze bianche

strappo e resurrezione:

morboso il desiderio.

Anche le mani crescono

in fretta e trattengono

interruzioni, suoni, piccoli

fischi: richiami a follia.

Il canto che ti trapassa

lo tenevi nell’orecchio;

restituiscile la voce

è nuda davanti al mondo:

carne senza soffio e osso.

Tu, solo itterico ricordo.

V

Nel fondo di tutti i giorni

sarà una bimba scavata,

curva gialla tra la notte

e l’albeggiare, mentre

l’azzurro mangia ogni cosa,

crolla la faccia sul tavolo freddo,

tutte le bugie di cui l’accuseranno:

punizioni piccola ladra!

Ogni amore ormai guasto,

morte e lutto consolano

i vivi, le guance tenere

pizzicate per protesta, uomo

rauco nella richiesta, neppure

la tenerezza della trappola,

dolore servito con dolore.

Sarà accumulo di errori

intervallato in sorrisi di rimedio,

sarà colpa ed errore,

tarassaco che sparisce al soffio.

VI

Bimbi:

semicerchi di luce,

su nebbia, adagiati

tra zolle umide

il cielo solleva la notte

dal loro sguardo immortale,

il passato resta negli occhi

di chi li chiude al dolore

con timore di malattia,

intanto

il tramonto è una rosa.

Alessia Bronico (Atri, 1981). Vive tra la Lombardia e l’Abruzzo luogo delle sue origini. Diplomata in canto e laureata in lettere, svolge attività d’insegnamento.

In copertina l’autrice, foto di Alessandro Canzian

Ha pubblicato in poesia L’abito della Felicità (LietoColle, 2016), Un dio Giallo (LietoColle, 2018), è inserita in Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea n. 5 (Raffaelli Editore, 2017).