Anita Mancia, nata a Roma, ha lavorato 20 anni presso l'Istituto Storico della Compagnia di Gesù come assistente bibliotecaria ed Archivista. Ha collaborato con la rivista storica dell'Istituto con articoli sulla Ratio Studiorum, la pedagogia dei gesuiti, i gesuiti presi prigionieri dai pirati e recensioni. Presso l'editore Campanotto di Udine nel 2007 ha pubblicato un volumetto di poesie.

«Le strade d’Europa esistono da migliaia di anni, sono state battute da migrazioni, commerci e conquiste. Non appartengono a nessuno in particolare. Conducono attraverso un continente frammentato, tradizionalmente abitato da clan che spesso si odiano a morte.»

«Voglio vedere l’Europa dalla prospettiva del primo essere umano che la scorse da lontano e provò il desiderio di raggiungerla… Scelsi il Marocco, scelsi la vista sullo Stretto di Gibilterra, lo sguardo diretto all’altra sponda, vicina eppure irraggiungibile. Perché è lo sguardo più antico, quello dall’Africa verso l’Europa.»

Ho scelto queste due citazioni dal libro Per antiche strade di Mathijs Deen perché egli vede l’Europa in prospettiva, come continente frammentario, che non è sensibile ad una idea di nazione europea da un lato, e dall’altro come un insieme di territori e di nazioni che devono essere guardate – dove l’accento è proprio sul vedere da fuori – dall’esterno con lo sguardo più antico, quello dall’Africa verso appunto, l’Europa.

Il libro di Deen è pieno di umanità e di storia. Comincia dal viaggio dell’uomo preistorico di Happisburgh (800.000 A.C.) sulla costa di Norfolk, per arrivare all’amico abitante di un villaggio marocchino, Mohamed Sayem che si occupava di migranti di ritorno in Africa, che morì in un incidente d’auto nel 2016. E’ composto di 11 capitoli ognuno dei quali illustra una figura di migrante o di straniero in Europa o verso l’Europa: si apre con il viaggio dell’autore verso la casa dei suoi nonni, da Boekelo a Leersum (La fantasia), nel 1968, per chiudersi di nuovo con un viaggio di ritorno alla casa dei nonni quando i nonni e il padre sono morti, da Boekelo a Leersum  (La realtà) nel 2017, dopo che il padre, il viaggiatore a cui è dedicato il libro, è morto nel 2010.

Tutta la parte centrale e finale del testo è dedicata a figure di viaggiatori – questo spiega il perché del titolo, Le strade d’Europa – che per diversi motivi hanno migrato, si sono messi in viaggio dal territorio d’origine, verso altri territori. Si trovano così il precursore, il primo europeo da Dmanisi- ad Atapuerca fino ad Happisburgh (800.000 a.C.); il profugo. Il calderone di Obelix Elba- Danubio (101 a.C.), dedicato alle conquiste dei Cimbri e all’azione di Gaio Mario che li sconfigge uccidendo il loro capo Boiorix; il brigante Bulla Felix Bisanzio-Roma (207 d.C.); il pellegrino. La pace dell’anima di Gudrídur Porbjannadóttir Laugarbrekka-Roma (1025), un pellegrinaggio dall’Islanda fino a Roma, motivato da ragioni religiose che muovono Gudrídur a sapere se i suoi genitori adottivi sono stati perdonati per il loro essere pagani e portati dopo la morte – battezzati da morti – in Paradiso; il cercatore di fortuna, I camuffamenti di Ester Portogallo-Amsterdam-Stoccolma (1653), dedicato all’ebreo Jacob Barojas, che per sopravvivere alle persecuzioni degli ebrei in Portogallo e Spagna si mette in viaggio fino in Olanda, dove trova aiuto e asilo presso la comunità ebraica di Amsterdam e si mette insieme a una comunità di attori; il conquistatore Il coscritto Coenraad Nell Wassenaar-Smolensk (1812), che narra le peregrinazioni di un soldato dell’esercito napoleonico coscritto nella campagna di Russia, che vede l’amara e durissima sconfitta di Napoleone in Russia; il corridore. L’ultimo traguardo di Charles Jarrott. Parigi – Vienna (1902), dedicato alle gare di automobili ed ai piloti europei all’inizio del XX secolo, prima delle due guerre mondiali e alla terribile, bruciante sconfitta della tecnica che produce incidenti mortali nella gara tra Parigi e Bordeaux; il figliol prodigo Mohamed Sayem ritorna in Africa Leida-Aounout (2016), che racconta la vita di Mohamed partito dall’Africa per l’Europa dove trova lavoro in Olanda, per poi tornare in Africa ed aiutare i migranti di ritorno fino all’incidente mortale in patria nel 2016, una notte; la realtà Boekelo-Leersum (2017  che ritorna al punto di partenza, un viaggio, dove però nel frattempo, i nonni e il padre sono morti.

E’ un cerchio, apparentemente, nel quale l’inizio e la fine si congiungono, ma con una fine molto diversa, arricchita, dal percorso compiuto, dall’esperienza della storia. Segue il testo una breve bibliografia, che ci spiega come l’autore ha scritto, le persone che ha incontrato da Eva Molnar direttore della divisione Trasporti della Commissione economica europea, fino alla famiglia di Deen che ha reso possibile il viaggio. Dunque un libro sulla realtà del percorso attraverso strade e Paesi e piccoli paesi dell’Europa, mediante una narrazione libera e fantasiosa su personaggi realmente esistiti, piena di umanità e di compassione.

Mathijs Deen (Foto da iperborea.com)

Non potrei analizzare tutto il testo, perché ciò richiederebbe molto tempo, ma voglio ricordare qui due capitoli che mi sono particolarmente piaciuti: Il pellegrino, dedicato al pellegrinaggio dall’Islanda attraverso la Danimarca, la Germania, la Francia, la Svizzera (il passaggio del passo del Gran San Bernardo) e l’Italia fino a Roma di Gudrídur Porbjarnardóttir e il figliol prodigo Mohamed Sayem ritorna in Africa Leida-Aounout (2016). Il pellegrinaggio di Gudrídur è particolarmente avvincente ed umano perché Gudrídur si mette in viaggio realmente per una ricerca sulla pace dei genitori adottivi che non si erano convertiti al cristianesimo, ma dopo la morte erano stati battezzati, in particolare la madre Halldis e la risposta per certi versi crudele, del papa Giovanni XIX dei conti di Tuscolo, che non garantisce affatto il paradiso ai genitori pagani, ma chiede la conversione cristiana attraverso il battesimo e quindi la conversione di vita: «I vostri antenati hanno fatto razzíe sulle coste, ucciso centinaia di cristiani, incendiato chiese e abbazie. Si sono ribellati contro l’unica ed eterna verità, hanno rifiutato Dio, assassinato i missionari. Come potete chiedere se sono andati in paradiso? Come osate chiederlo proprio a me?».

Il discorso è drammatico, certo non possiamo dire se si sia svolto così nella realtà, ma il fatto del pellegrinaggio è avvenuto. La risposta a Gudríd è più complessa. Il papa dice: «Ti dirò che cosa devi fare, figliola. Torna in Islanda, fai costruire chiese, fondare abbazie che versino i loro proventi direttamente a Roma. Ti forniremo tutti i documenti necessari. Se vuoi che vengano dette messe per i tuoi congiunti battezzati, dona senza riserve. Fa in modo che l’entità dell’offerta rispecchi la profondità dei sentimenti e della preoccupazione che nutri per i tuoi cari».

Dove si vede chiaramente l’associazione fra il denaro (il dono finanziario) e la salvezza, che è tipica di una mentalità cattolica e si direbbe, cattolico-romana non gradita a un protestante. Infatti lo stesso Deen rivela quale è stata la ragione profonda del suo scrivere sul pellegrinaggio di Gudríd: «Sono grato in particolare a Paul van Geest per il suo amabile ma rigoroso resoconto sull’intransigenza del cattolicesimo riguardo alla possibilità, per i genitori pagani dei primi cristiani, di accedere al paradiso. Il disagio (leggi: lo sdegno) che ha suscitato in me è stata la miccia che mi ha permesso di scrivere i dialoghi di Gudríd con i detentori del potere di Roma».

Dunque un sentimento, una passione in senso forte, ha spinto Deen a scrivere quei bei dialoghi che abbiamo visto: lo sdegno al riguardo della durezza dei cattolici verso i pagani nel sostenere la necessità del battesimo e l’associazione fra salvezza e dono in denaro per costruire chiese e pagare tributi nei paesi d’origine, come l’Islanda. Per il resto l’autore si è attenuto alla realtà dei fatti, alla verità, come lo aveva ammonito a fare la signora islandese dell’Ufficio Informazioni di Gilsstofa che rammenta a Deen di seguire la verità, la saga, e il racconto delle gesta di Gudríd.

Infine il racconto della storia di Mohamed Sayem viene dall’ascolto (altro aspetto fondamentale) della sua storia che egli aveva promesso alla sorella Esma, che viveva in Olanda e lo aveva invitato per raccontare di Mohamed. Il racconto è un episodio veritiero, le parole fanno parte di una scrittura letteraria, tra poetica e realistica. Tutta la famiglia del nonno di Mohamed parte per l’Europa e Mohamed impara l’olandese, prende il diploma di scuola superiore, va all’università e torna in Marocco all’età di 30 anni per occuparsi dei migranti di ritorno a Berkane, suo paese di origine. Ma il padre di Mohamed aveva pensato ad un ruolo diverso per lui: doveva restare in Olanda. Mohamed mostra a Deen il suo paese e gli spiega che la strada per arrivarci europea. Il significato di quell’affermazione è che la strada che unisce Berkane al villaggio di Aounout è stata costruita con i soldi dei migranti marocchini in Europa che avevano determinato la sua costruzione facendo una donazione raccolta dal nonno di Mohamed durante un viaggio da lui intrapreso in Olanda. E’ il racconto la chiave che ci fa comprendere la bellezza di questa storia. Dunque il libro che ho recensito è fatto di racconti inventati, fra poesia (il fare) e realtà, basati su sentimenti e passioni umani ascoltati da interlocutori come nel caso della sorella di Mohamed. Un esempio del racconto della storia di Mohamed è qui: «Poi arrivò il momento per il nonno di Mohamed in cui anche il figlio disse che sarebbe partito per l’Europa. Il nonno cercò di dissuaderlo, gli propose alternative, glielo proibì. Litigarono, le loro voci sovrastarono il richiamo dei falchi pellegrini ed echeggiarono nella vallata. Venne il giorno dell’addio e l’’Altissimo non fece scendere la pioggia».

Dove la pioggia allagando tutto, avrebbe impedito il viaggio: «Ma la verità fu che partì, lasciando un grande vuoto, non solo nella moschea, nelle strade del villaggio e in casa, ma soprattutto nel cuore di coloro che erano rimasti». Il cuore delle persone, degli uomini, è sempre al centro di ogni racconto. Nella parte bibliografica del testo, intitolata il figliol prodigo, Deen scrive: «L’incontro con Mohamed Sayem e la notizia della sua morte mi hanno molto colpito. Era una brava persona, che svolgeva un’opera importante a favore di chi aveva difficoltà a far valere i propri dirittti».

Anche qui l’elemento guida è un sentimento umano, l’amore verso il prossimo che sta alla base del far valere i propri diritti, la condivisione di una comune sensibilità, non la guerra. Questa è la base delle storie delle strade d’Europa che sempre più sono strade del mondo, elementi che dovrebbero unire e non dividere. Perché l’Europa – e questo è il senso del guardarla dall’Africa, dall’altra sponda – è relazione. La conoscenza è relazione, tanto in un senso antropologico e ontologico, quanto in un senso cristiano, teologico.

Per antiche strade. Un viaggio nella storia d'Europa Book Cover Per antiche strade. Un viaggio nella storia d'Europa
Mathijs Deen. Trad di
Narrativa
Iperborea
2020
480 p., brossura