Sono nata a Milano nel 1966 e, dopo studi di filologia classica all'Università degli Studi di Pavia comincio a lavorare in libreria. Quella che, nelle mie intenzioni, voleva essere un'esperienza provvisoria, dura in realtà 24 anni. Nel frattempo collaboro con alcune case editrici come Giunti e Astoria. Le parole sono sempre state, in un certo senso, i miei strumenti di lavoro. Piano piano ho diminuito il lavoro in libreria per cominciare quello di web content writer con cui è iniziata l'avventura di collaborazioni più o meno riuscite. Coordino L'Ottavo e collaboro con il blog di approfondimento culturale Zona di disagio

Torna in libreria, con Marietti 1820, questo bellissimo Iniziazione di un uomo, di John Dos Passos. Un libro crudo, senza sconto alcuno, né sentimentale né, tanto meno politico, al capitalismo e alle guerre che da esso conseguono. Libro d’esordio del grande scrittore americano, Iniziazione di un uomo ci restituisce, come fosse in presa diretta, una sorta di diario della carneficina della Grande Guerra. Il protagonista, un non nascosto alter ego dello scrittore (che tra il 1917 e il 1919 fu davvero mandato a combattere tra Italia e Francia) è un giovane americano mandato, come autista di ambulanze, sul fronte franco tedesco.

John Dos Passos (Foto da wikipedia)

Queste pagine, in cui risuona per tutto il tempo il fragore assordante delle granate e delle bombe, ci restituisce con lucido realismo tutto l’abominio delle trincee in un tessuto narrativo che appare come un insieme di istantanee. Tanto più vivide quanto più prive di didascalie. C’è, e forte, l’intento di denuncia ma mai, in nessun momento, l’ergersi dell’autore a narratore onnisciente che viene a spiegarci cosa stiamo guardando. È tutto così evidente in questo libro che, mentre lo si legge, si è immersi, con il protagonista, nel fango, nel buio dei boschi, con nelle orecchie il sibilo continuo di una morte che sfiora o colpisce con la stessa arbitrarietà.

Considerato un libro di formazione, Iniziazione di un uomo può davvero essere considerato tale se si considera l’esperienza autobiografica dello stesso Dos Passos e la sua (e di un’intera generazione) disillusione e disincanto. Una generazione di soldati risucchiati in una barbarie senza senso, stupida. E stupido è, non a caso, una delle parole più usate da Dos Passos in questo libro. Un libro quasi crudele, nella lineare e chirurgica testimonianza, eppure tutto incentrato, e neanche tanto sottotesto, sull’unico appiglio possibile che è, per chi combatte, il rapporto umano e il senso di fratellanza che unisce chi combatte, da una parte e dall’altra.

Martin, il protagonista del libro, è un diciannovenne americano che si arruola volontario poco prima dell’inizio della Prima Guerra Mondiale. La sua giovane età diventa, in forza proprio del suo essere poco più di un bambino, emblema di un anelito quasi ingenuo a combattere contro il male. Ma la guerra, la quotidiana frequentazione con la morte e con i corpi mutilati, lo porteranno a comprendere molto presto come la menzogna sia ciò che conduce a costruire fronti e a infilzare altri uomini con le baionette. È proprio il rapporto fisico, una sorta di corporeità a rendere tutto ancora più inaccettabile, incomprensibile. La guerra di trincea è un macello che avviene quasi guardandosi negli occhi ed è proprio questo, questa vicinanza con lo stesso nemico a scavare nella mente e nel cuore di Martin. Che diventa uomo attraverso questo percorso.

Un libro non privo di momenti e movimenti quasi lirici che si mescolano con la straordinaria capacità di Dos Passos di disegnare, più ancora che descrivere, attimi, luoghi, azioni. Fin da subito, quando ci racconta la partenza della nave che porterà i soldati in Europa, con tutto il carico di esaltazione e incertezza al contempo: “Martin Howe sta sulla poppa che trema alla spinta vibrante dell’elica. Un ragazzo, in piedi accanto a lui, si gira e chiede con voce incerta: «La prima volta dall’altra parte?» «Sì, e tu?» «Anch’io…non avrei mai pensato che a diciannove anni avrei attraversato l’Atlantico per andare a fare la guerra in Francia».”

E anche solo in queste poche parole ci troviamo davanti alla tragedia spacciata, da governi e potenti, per inevitabile destino. Che di inevitabile ha davvero poco. Il tono, quasi alla fine del libro, diviene imperioso e ancora più chiari si fanno il pensiero, la denuncia e lo sdegno di Dos Passos. Sono le pagine in cui lo scrittore mette in bocca ad alcuni uomini, le parole più dure e più forti che letteratura ricordi, contro la guerra e il capitalismo: “Questa guerra che ha distrutto il nostro piccolo mondo europeo, in cui l’ordine aveva così tanto dolorosamente preso il posto del caos, mi sembra semplicemente una gigantesca battaglia combattuta per il saccheggio del mondo da parte di pirati che sono cresciuti e diventati grassi fino a scoppiare sfruttando la fatica del proprio popolo, il lavoro di milioni in Africa, in India, in America, i quali sono caduti direttamente o indirettamente sotto il giogo dell’avidità folle delle razze bianche.” O, ancora: “Perché dovremmo avere la proprietà? Questo è il male centrale del mondo…Questo è il cancro che ha reso la vita un inferno di miseria fino a ora. […] Abolire la proprietà, e la malattia derivante dal desiderio per essa, il desiderio di prendere e avere, e non ci sarebbe più bisogno di nessun governo che ci protegga.” E sono parole scritte nel 1917, nel pieno di una tragedia che non ha però privato lo scrittore della lucidità di uno sguardo a lungo termine, come poi la storia ci ha insegnato con ciò che ci ha consegnato.

Iniziazione di un uomo Book Cover Iniziazione di un uomo
John Dos Passos. Trad di Alessandro Pugliese
Narrativa
Marietti 1820
2020
189 p., brossura