Anita Mancia, nata a Roma, ha lavorato 20 anni presso l'Istituto Storico della Compagnia di Gesù come assistente bibliotecaria ed Archivista. Ha collaborato con la rivista storica dell'Istituto con articoli sulla Ratio Studiorum, la pedagogia dei gesuiti, i gesuiti presi prigionieri dai pirati e recensioni. Presso l'editore Campanotto di Udine nel 2007 ha pubblicato un volumetto di poesie.

La via nel bosco. Il dolore e la rinascita

Di Anita Mancia

«Vai nel bosco più vicino. Quando vi incontrerete, tu e il bosco, prova a dimenticare il tran tran quotidiano e a sentire il ritmo e la frequenza di quel mondo. Fallo diventare parte di te. A quel punto avrai trovato pace, rallentato il battito e attivato la modalità “raccolta funghi”. Ascolta il coro degli uccelli. Fiuta le essenze del bosco e il miscuglio di terra scura e lievi profumi floreali. Senti il suolo morbido e muschioso sotto i piedi. Assaggia una foglia di acetosella e senti subito destarsi l’appetito. Poi abbassa lo sguardo e concentra l’attenzione sul ricco tappeto boschivo con tutte le sue gradazioni di verde: muschi licheni felci e foglie. Aguzza la “microvista” e aspetta che, piano piano, si focalizzi. C’è qualcosa che ha un colore diverso dal verde? C’è qualcosa che si nasconde sotto brune foglie secche, rametti e aghi, e che ti sbircia timidamente?»

L’esperienza del bosco norvegese è  per Long Litt Woo, l’autrice del libro, “La via del bosco” che ha un sottotitolo fondamentale per la sua comprensione (una storia di lutto funghi e rinascita), una realtà totalizzante, che coinvolge i cinque sensi:  l’udito (sentire il ritmo e la frequenza del mondo boschivo, ascoltare il coro degli uccelli), il bosco come musica; l’olfatto (fiuta le essenze del bosco e il miscuglio di terra scura e lievi profumi floreali, si noti la delicatezza del profumo); il tatto (senti il suolo morbido e muschioso sotto i piedi, notiamo che ci potrebbe essere l’acqua e l’esperienza sarebbe arricchita); il gusto (assaggia una foglia di acetosella e senti subito destarsi l’appetito, senso molto importante perché mangiare funghi è l’atto che modificato, ci riporta al fungo e alle erbe come mezzo di nutrizione e di incremento della vita); la vista (poi abbassa lo sguardo e concentra l’attenzione sul ricco tappeto boschivo con tutte le sue gradazioni di verde).

Aguzza la microvista: siamo chiamati a operare sul senso della vista perché si realizzi una sorta di ri-creazione-potenziamento dello spazio-tempo nella vista: «C’è qualcosa che ha un colore diverso dal verde? C’è qualcosa che si nasconde sotto brune foglie secche, rametti e aghi, e che ti sbircia timidamente?» Qui si istituisce la relazione fra il bosco e il suo visitatore: nasce un possibile dialogo che è visivo musicale e ritmico perché l’esperienza del bosco, coinvolgendo il suo ritmo, è nella buona sostanza, una esperienza musicale e di canto (c’è un capitolo dove la scrittrice parla del canto dei funghi, che avviene nel silenzio dei boschi, quando per esempio si spezza un gambo e si produce quello che altrimenti si chiamerebbe un rumore).

Long Litt Woon (Foto da iperborea.com)

Long Litt Woon, o più semplicemente, senza il cognome, Litt Woon è un’antropologa malese andata a vivere in Norvegia dopo avervi passato un periodo per uno scambio culturale, a causa della relazione amorosa e poi del matrimonio con Eiolf che non si conclude con un divorzio, ma purtroppo con la cesura netta della morte. Litt Woon deve fare i conti con una morte improvvisa che è come un maglio che la colpisce nel profondo e le altera la percezione sensoriale, come se non volesse più vivere. Litt Woon non cerca di lenire il dolore con medicine, con psicofarmaci, ma di vivere il lutto fino in fondo.

Così il libro è la narrazione, storia, di due vie che le si presentano: la via esterna del bosco, prevalentemente a Oslo e nel resto della Norvegia, ma anche altrove, nel Central Park di New York con alcuni suoi amici, e a Telluride, nel Colorado, e la via interiore di cui cogliamo una traccia profonda nel brano citato, ma anche nelle relazioni con gli amici e con l’antropologia che le fornisce mezzi per affrontare il dolore, e con la partecipazione ad un gruppo di sostegno organizzato dall’ente benefico Fransiskushjelpen, che la mette in contatto con altre persone che hanno subito un lutto simile al suo.

Lì con loro potrà essere se stessa. Scrive Litt Woon: «Io perlomeno, mi sentivo subito ritrasportata alle emozioni atroci che mi avevano straziata quand’era morto Eiolf. Al tempo stesso, però mi rendevo conto di quanta strada avessi fatto, nella lenta elaborazione del lutto. Potevo guardarmi indietro e vedere il tragitto percorso, ma vedevo anche la lunga tratta che avevo ancora davanti. Forse è questo il miglior effetto dei gruppi di sostegno, per la maggior parte della gente.»

Anche graficamente il libro di Litt Woon è stato costruito dall’editore Iperborea in modo da rappresentare l’incrocio delle due vie, interna ed esterna. Quella del dolore, del lutto ma anche della rinascita, è rappresentata da una scrittura con un inchiostro celeste chiaro, tendente al verde, che serve ad introdurre anche le schede numerose dei funghi di cui viene fornita la descrizione (sono 11 diverse specie di funghi, pochissimi rispetto a quelli esistenti in natura), e da un inchiostro nero, che racconta la storia del percorso esterno, perché l’autrice si è iscritta a un corso di micologia per principianti fino a diventare, con un rito di passaggio, esperta micologa, ispettrice.

Ciò che l’ha attratta è che quello dei funghi è un mondo diverso dal mondo vegetale (i funghi non sono vegetali) ed animale (i funghi non sono animali anche se sono molto vicini al mondo animale). I funghi sono saprofiti. Il museo di storia naturale dell’Università di Oslo ha cercato di catalogare gli organismi viventi esistenti in Norvegia: «delle 44.000 specie osservate, circa il 20% appartiene al regno dei funghi. Tanto per avere un termine di paragone i mammiferi rappresentano appena lo 0,2 per cento. E sono proprio i gruppi più ampi a comprendere il maggior numero di specie ancora ignote».  

Che cosa ha spinto Litt Woon non solo a occuparsi di funghi, che cosa ha determinato la «fissa» dei funghi? Il fatto che sono un mondo e che costituiscono una esperienza pratica vitale. Non è necessaria una frequentazione di corsi teorici lunga ed elaborata, ma la pratica segue la teoria quasi immediatamente. Un esempio è dato da una camminata in uno dei boschi di Oslo in cui la scrittrice vede otto o nove esemplari di tignosa velenosa tutti assiepati. Erano belli e con bei colori. Da allora Litt Woon capisce che non bisogna andare nei boschi con pre-giudizi o con pre-concetti, ma con piccole conoscenze che diventeranno grandi e potranno contribuire a salvare vite da un avvelenamento certo. Ed ecco che la foresta diventa un’esperienza nuova «quando la si percorre equipaggiati di nuove conoscenze, per quanto limitate. All’improvviso vedevo funghi dappertutto, funghi che prima mi sarebbero passati inosservati perché si confondevano con l’ambiente. Ora che avevo nuove lenti con cui guardarli emergevano in 3 D.»

Dove è essenziale che il bosco diventi una esperienza nuova, non più uno choc culturale come era stato all’inizio quando era arrivata in Norvegia, ma una esperienza culturale nuova che non riguarda solo i funghi, ma anche la natura e la persona umana più in generale. «In seguito ho letto che una camminata tra gli alberi fa miracoli, non solo per il corpo e l’anima – come predicano gli evangelisti della vita all’aria aperta – ma anche per la mente».

Il libro è interessante anche perché rivela aspetti poco conosciuti del mondo dei micologi: per esempio la segretezza ed il fatto che essi non rivelano ad altri le loro scoperte (sono quasi una setta?). Se conoscono una fungaia non lo dicono, e se lo rivelano questo può essere inteso come un segno di amicizia e di fiducia profonda nel micologo a cui lo dicono, segno di un’appartenenza. Analogamente, se si tratta di un aspetto come quello dei funghi allucinogeni, chiamati quasi in gergo funghetti che sono psichedelici, si è restii a parlarne perché non si vuole rivelare soprattutto ai loro potenziali utenti, dati sulla loro esistenza. La legge è molto severa in Norvegia. Ma Litt Woon, alla fine del capitolo sui funghi allucinogeni presenta una lista della Kripos che contiene la serie dei funghi che possono causare allucinazioni.

Di più racconta di due suoi incontri con utenti di quei funghi che tinge di colori scuri la sua narrazione perché spiega dati sugli effetti che possono produrre «Gli attuali studi sui funghi contenenti psilocibina riprendono là dove sono stati interrotti e si concentrano sui usi più pratici, farmaceutici, per esempio legati alla lotta contro il tabagismo, la depressione, il disturbo post-traumatico da stress, l’alcolismo, l’emicrania e, nei pazienti oncologici, la paura di morire».

Molta parte del libro è dedicata ovviamente, ai funghi più interessanti che l’autrice ha trovato in Norvegia, ai commestibili tutti previa cottura, come ai velenosi. Pagine davvero belle sono quelle dedicate alla spugnola, definita come «il diamante del regno dei funghi». Bello è il capitolo intitolato «a caccia di spugnole a New York». Certo le spugnole (morcella conica) non sono paragonabili per il prezzo o la rarità ai tartufi: costano però 4000 corone al chilo: «Gustandole saltate in padella a fuoco lento, si capisce come mai costino tanto. Il profumo delle spugnole che sfrigolano in una salsa di burro, cognac e panna attira subito in cucina chiunque si trovi nelle altre stanze della casa. Un mio amico, la prima volta che le ha assaggiate, le ha definite “pasticcini”. Comunque sia, quando le cose si misurano in grammi anziché in etti, se non sono droghe sono funghi pregiati».

Non a caso un testo che parla dei funghi, nel più ampio contesto di come superare il lutto per la morte del proprio marito – qui qualcuno potrebbe pensare, dato il tema, che ci sono mariti che si vorrebbe avvelenare coi funghi! – un certo numero di pagine sono dedicate a ricette su come cucinare i funghi, per esempio il pollo alle spugnole, 136, (foto della morcella conica, spugnola a pagina 140), minestre 214-218, funghi come bacon 218-219, funghi al forno con olio di sesamo e salsa di soia 219, pâté 220, funghi in conserva 220, arrosto di funghi, 221, salsa ai funghi, il fungo candito, candy cap 222-225, gelato alle albicocche e ai gallinacci 225-226, dogsup 226-227.

Significativo che dopo questa parte così succulenta che considera il fungo come alimento completo, dalla bistecca di funghi ai funghi canditi e al gelato, l’autrice inserisce: la bilancia del bagno! per comunicarci che tutti i chili persi dopo la morte di Eiolf, suo marito, sono stati riacquistati! Il commento è il senso che il dolore non occupava più tutto lo spazio della vita come era avvenuto per il passato. Stava cominciando a superare il dolore.

Parte importante del libro è anche quella dedicata ai manuali dei funghi e all’odore come senso fondamentale per imparare a distinguere i funghi. I manuali non sono d’accordo nel giudicare la velenosità dei funghi. Ci sono differenze fra nazione e nazione, senza contare che il grado di velenosità non è lo stesso deciso per tutti i funghi. Ci sono gradazioni di velenosità e quelli più letali possono rivelare il loro effetto letale sul sangue, sul fegato o sui reni anche dopo 15 giorni dall’ingestione. Insieme con questo tema l’altro interessante è quello dell’odore dei funghi. Questo aspetto non è trattato con la dovuta cura e spesso i manuali sono imprecisi o astratti sul tema dell’odore. Questo difetto si potrebbe superare mediante un esercizio e perfezionamento del senso dell’odorato. Per concludere però l’esame del libro, torno alle spugnole, che lo concludono e si legano con il tema della morte del marito di Litt Woon. In occasione di una settimana dalla ricorrenza della morte di Eiolf, Litt Woon scopre due spugnole – si mette gli occhiali per vederle – dai trucioli di corteccia. Con sua grande sorpresa e senso di beatitudine scopre una terza spugnola fra i trucioli di corteccia del suo giardino: «Fu un momento di beatitudine: ogni cosa intorno a me scomparve, lasciando soltanto me e quel fungo. Era molto più piccolo degli altri due, che avevano avuto un’intera settimana per crescere, ma era ben dritto, appuntito e con tutti i tratti distintivi delle spugnole. Magari altri, al posto mio, avrebbero espresso riconoscenza a Dio o chi per Lui, ma io mandai un affettuoso saluto al mio uomo nel cielo, ringraziandolo per quella carezza». I funghi come segno di amore, quasi divino.

Concludono il libro le regole del buonsenso micologico, un glossario, una bibliografia, e l’indice analitico.

La via del bosco. Una storia di lutto, funghi e rinascita Book Cover La via del bosco. Una storia di lutto, funghi e rinascita
Long Litt Woon. Trad. di A. Storti
Saggistica
Iperborea
2019
269 p., brossura