Sono nata a Milano nel 1966 e, dopo studi di filologia classica all'Università degli Studi di Pavia comincio a lavorare in libreria. Quella che, nelle mie intenzioni, voleva essere un'esperienza provvisoria, dura in realtà 24 anni. Nel frattempo collaboro con alcune case editrici come Giunti e Astoria. Le parole sono sempre state, in un certo senso, i miei strumenti di lavoro. Piano piano ho diminuito il lavoro in libreria per cominciare quello di web content writer con cui è iniziata l'avventura di collaborazioni più o meno riuscite. Coordino L'Ottavo e collaboro con il blog di approfondimento culturale Zona di disagio

Di Geraldine Meyer

Sono cresciuta, e per molti anni ho vissuto, in luoghi immersi nella campagna lombarda, in quella pianura uniforme, costellata da ampie coltivazioni e alberi piantati quasi a seguire una coreografia perfettamente simmetrica. E so cosa vuol dire lo sguardo che si perde su qualcosa che sembra infinito, che non incontra ostacoli e che, in apparenza, non nasconde nulla ma mostra tutto. Eppure. Eppure, forse proprio per questo, le pianure sono una possibilità.

Forse è proprio questo ciò che si aggrappa addosso a chi legge questo strano e disorientante Le pianure, di Gerald Murnane, mai tradotto e pubblicato prima in Italia. Ci ha pensato, per nostra fortuna, la piccola e indipendente casa editrice Safarà che, con la bellissima traduzione di Roberto Serrai, ci dona la possibilità di conoscere un autore tanto notevole quanto, almeno in Italia, sostanzialmente sconosciuto.

Gerald Murnane (Foto da ilmanifesto.it)

Secondo Mark Binelli, scrittore e critico, Murnane avrebbe potuto e dovuto vincere il Nobel. Lo scrisse anche sul New York Time. Scrittori come Coetzee e Lerner adorano questo scrittore, autore di ben  tredici libri tra romanzi, saggi, memoir, racconti e poesie. Il prestigioso The Guardian ne ha parlato in termini entusiastici avvertendo come i suoi scritti siano pressochè privi di trama, mettendo così in luce un aspetto che potrebbe fare una selezione tra i lettori. Il nostro consiglio è quello di non essere tra quei lettori rimasti impigliati esclusivamente tra le reti della trama appunto. Perché vi perdereste una lettura davvero insolita.

Murnane, un ottantenne in ottima forma, non ha mai lasciato la sua Australia, pare non abbia mai avuto né tv né computer, vive in un minuscolo paese di poco più di seicento anime e tiene lezioni di scrittura creativa all’interno di un golf club. Secondo alcuni critici letterari la sua biografia assomiglia ai suoi libri, difficilmente descrivibili e classificabili e, soprattutto assolutamente refrattari ad essere raccontati in due parole. Dunque, anche per questo Le pianure, considerato il suo capolavoro, sarà impossibile trovare parole esaustive e restitutive di tutto ciò che questo libro è. O non è.

L’esile e, appunto, praticamente inesistente trama, è un labile disegno a matita per dirci che il protagonista è un cineasta che vuole realizzare un film sul territorio delle pianure australiane. Il suo progetto ha bisogno di un mecenate che il regista troverà dopo aver sottoposto la sua idea a un comitato di latifondisti. Quest’uomo gli metterà a disposizione la sua biblioteca in modo tale da consentire al regista di scrivere la sua sceneggiatura. Ma cosa raccontare? Cosa filmare? E qui si entra subito in un territorio indefinito in cui il viaggio nelle pianure diviene un viaggio interiore, in cui la geografia è una geografia dell’anima.

Romanzo? Poesia in prosa? Epica? Le pianure è tutto questo e non solo. Perché le pianure, in realtà, sono qualcosa e il contrario di quel qualcosa. Sono appunto reali e metafora di ciò che sembra non nascondere nulla ma, in realtà, proprio per quello, sono il luogo delle possibilità per eccellenza. Sono il luogo in cui il linguaggio della geografia è, in fondo, lo stesso del tempo, della storia e del caso. E dunque sono il linguaggio delle pianure interiori, quei territori che esistono ma sono anche, come si diceva all’inizio, una possibilità, un possibile orizzonte degli eventi.

Lo scrive, magnificamente, Murnane quando ci dice: “Dal momento che nessuno di questi uomini ha mai detto o scritto una parola per spiegare perché preferisca passare inosservato e vivere senza alcuna ambizione nelle modeste stanze sul retro della propria casa pressoché insignificante, posso dire solo che intuisco, in ognuno di loro, una tranquilla determinazione a dimostrare che le pianure non sono ciò che molti dei loro abitanti ritengono che siano. Non sono cioè un grande teatro che aggiunge significato agli eventi che recitano al suo interno. Non sono nemmeno un immenso campo d’azione per esploratori di ogni genere. Sono, semplicemente, una comoda fonte di metafore per chi sa che sono gli uomini a inventare i loro significati.”

Luoghi? Non luoghi? Territori di scoperta o territori di cui non è, in fondo, possibile raccontare nulla? Murnane, nelle righe riportate, forse ci ha dato una chiave di lettura. Ma non c’è da fidarsi di uno scrittore come lui che, in questo libro, ci porta nell’indefinito dopo averci fatto credere di averci condotto in qualcosa di realistico. E il senso di disorientamento che ci lascia è esattamente la grandezza di questo libro.

Le pianure Book Cover Le pianure
Gerald Murnane. Trad di Roberto Serrai
Letteratura
Safarà
2019
124