La voce dell'acqua. Paesaggi emiliani nel corso dei secoli e delle alluvioni

La voce dell’acqua. Paesaggi emiliani nel corso dei secoli e delle alluvioni

La voce dell’acqua di Maurizio Garuti è un piccolo grande libro che si inserisce, a pieno titolo, nella migliore tradizione di quella che viene chiamata (accademicamente) letteratura odeporica. Niente di spaventoso in questa definizione che, più prosaicamente, si può chiamare letteratura di viaggio. Sì, perché queste interessanti, e molto ben scritte, 149 pagine, sono un viaggio geografico e temporale. E riportano alla dignità che le compete la geografia con tutta la sua nobile etimologia di scrittura dei luoghi.
Questo libro è, prima di tutto, un monito, un richiamo a qualcosa che, forse, ci stiamo dimenticando e di cui, in tempi in cui sta venendo a mancare, sarebbe opportuno ricordarsi: l’acqua è vita, con tutto ciò che ne consegue. Rapporto difficile, a volte davvero conflittuale ma sempre bussola sociale, economica e disegno dei luoghi. Ma è anche un modo per farci capire qualcosa di molto importante e cioè che quando si dice che nel futuro (molto prossimo) sarà l’acqua l’elemento per cui scoppieranno guerre, forse sarebbe meglio andarsi a rileggere la storia (che è anche geografia) e riscoprire che questo accade da sempre. Che siano guerre tra città, tra uomini e fiumi, tra fiumi e pianure, la guerra dell’acqua e per l’acqua è il filo rosso più resistente che ci sia nella storia dell’umanità.
Questo è un libro che, raccontandoci la storia dei paesaggi emiliani, ci narra la storia di fiumi, torrenti, canali, paludi, acquitrini, fiumi sotterranei, città nascoste, paesaggi placidi ma battaglieri. Come battagliero, appunto, è sempre stato il rapporto tra l’uomo e l’acqua. Un rapporto di sudditanza, di addomesticamento, utilitaristico e simbiotico al contempo.
Davvero questo è un libro che fa venire voglia di salire in macchina, di andare a Bologna e da lì cominciare un viaggio nella pianura e sugli Appennini. Seguendo il corso di acque che si vedono ancora e di quelle che non si vedono più. Paolo Rumiz dice che, per conoscere davvero una civiltà o un popolo o un territorio, bisogna conoscerne le strade e i reticoli di vie antiche. Dopo aver letto questo La voce dell’acqua, capisci che lo stesso, se non ancora più forte, si deve dire di questo elemento: per conoscere una civiltà, un popolo o un territorio bisogna, per forza e con forza, conoscere altre sue vie, altre sue strade, quelle d’acqua appunto.
I titoli stessi dei vari capitoli sono una sorta di elegia (oltre che bella ricerca storica e geografica) ai fiumi, ai corsi d’acqua e alle stesse paludi di cui, tra le altre cose, ci viene splendidamente raccontata la bonifica (ben prima di quelle mussoliniane che tante tristi malinconie in qualcuno ancora suscitano). Leggere i titoli è come cantare una canzone: All’inizio di un fiume c’è sempre una sorgente, Il Porto di Bologna e la navigazione fluviale, I vasi sanguigni della Pianura e via così. Un rosario di storie e di immagini che ci raccontano cose sorprendenti, quando il territorio era completamente diverso e Bologna aveva un porto (eh sì, è proprio così) e quando i luoghi avevano nomi che sono una toponomastica della memoria, ora e anche allora.
Sì, viene voglia di salire in macchina e addentrarsi in questi luoghi, tenendo il libro come fosse una guida, precisa, attenta e letteraria nello stesso tempo. Perché questo libro è scritto bene, e non sembri scontata la cosa. Una scrittura da romanzo per parlarci di storia e di geografia, di uomini e di antichi mestieri, di corsi d’acqua che nascono, si nascondono nel sottosuolo e ricompaiono dove meno ce lo aspetteremmo, di meravigliose opere idrauliche. Un palinsesto di scritture e grafie proprio come se l’acqua avesse scritto di sé come una penna scrive sulle pagine di carta.
Non tentenniamo nel definirlo un libro importante, soprattutto oggi, soprattutto ora. Perché l’acqua, i fiumi, i torrenti, i più modesti rigagnoli sono la memoria stessa di un luogo, e lo sono anche quando mutano il loro corso fino a scomparire. Lo sono perché raccontano di qualcosa di neanche tanto lontano ed eterno. Bello, davvero bello. A partire dalla copertina che, secondo noi, racconta già molto di quanto andrete leggendo

La voce dell'acqua Book Cover La voce dell'acqua
Maurizio Garuti
Letteratura, odeporica, storia
Pendragon
2017
158