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Il giorno che accecai il Duce è un libro che viene spiegato molto bene dal sottotitolo “Piccole cronache di Viterbo e della Tuscia. 1940-1945”. Perché di questo si tratta. E l’aggettivo “piccole” non induca nel tranello di tradurlo come fosse un giudizio di valore. Perché così non è. Nella parola cronache c’è, semmai, tutta la portata di questo testo che, come scrive puntualmente l’autore, nasce perché “ho voluto piuttosto raccontare piccoli – però in qualche caso drammatici fatti – che hanno caratterizzato la vita quotidiana di un periodo. Per essere più sintetici, ho cercato di ricordare episodi nella guerra e non di guerra
Questo è il filo rosso di tutto il libro di Luciano Costantini, giornalista de Il Messaggero, e frutto di ricerche fatte a partire dai fascicoli dell’Archivio di Stato di Viterbo. Un testo che l’autore finge di raccontare ad un immaginario nipote, sovrapponendo al racconto il ricordo di altri racconti che ascoltava dal nonno Romoletto.
Sono piccole cronache, appunto, che ci ricordano una cosa fondamentale, spesso invece dimenticata: che dietro la cosidetta grande storia ve n’è un’altra fatta da uomini di cui mai si è saputo qualcosa ma che hanno intrecciato la loro quotidianità con avvenimenti di portata mondiale e tragica. E Luciano Costantini riesce a raccontarci quella quotidianità proprio come fosse narrazione, pur partendo da documenti veri e propri. Operazione non facile. Dando luce ad una storia defilata fatta da uomini e donne nel tragico arco di tempo che va dal 1940 al 1945.
E così si entra, piano piano, in una quotidianità durante la quale, all’inizio, la guerra sembrava una cosa quasi lontana. Ma non lo era. Proprio perché permeava ogni aspetto della vita di ogni giorno anche nella Tuscia. Si ascolta così un vero e proprio racconto che si dipana tra episodi che riguardano internati e sorvegliati (sì, ce n’erano anche nella Tuscia), spie e delazioni, denunce e rancori. In un crescendo di tensione man mano che la guerra avanza, le pressioni razziali e politiche aumentano e la vita diventa sempre più difficile.
Allora dagli avvenimenti del fronte si entra in quelli che hanno a che fare con le difficoltà sempre maggiori di assicurarsi il vitto, con il problema causato dal mercato nero e con le tensioni che accompagnano il controllo affinchè venga rispettato il calmieramento dei prezzi. Ed è proprio così, proprio attraverso il racconto di piccoli episodi che comprendiamo come la repressione politica sfumi (non meno drammaticamente) in un altro tipo di lotta che si rivolge contro commercianti di generi alimentari, osti o produttori di frutta e verdura.
Piccole cronache che, proprio grazie alla “concretezza” dei documenti, ci restituiscono appieno quei terribili anni. Come se la Tuscia fosse, in questo libro, uno specchio di quanto accadeva nel resto del paese. Una specie di lettura che dal particolare ci prende per mano portandoci al generale, dagli inizi del conflitto ai giorni ancora più cruenti che seguirono l’armistizio. Ci sono nomi e cognomi di persone comuni, e questo è così importante quando si racconta una storia locale ma non localistica.
Sembra quasi di leggere una sorta di diario, come se una mano invisibile avesse voluto tenere nota delle vite di uomini e donne che, a Viterbo e nei paesi della provincia, non hanno fatto la guerra ma l’hanno comunque, in un certo senso, combattuta, sentendone, di nascosto magari, l’eco da Radio Londra e vivendone sulla propria pelle la malefica portata.
Un libro davvero interessante non solo per chi si interessa di storia locale. Notevole anche l’apparato fotografico della seconda parte del testo con la riproduzione dei documenti d’archivio utilizzati per la stesura del libro.

Photo credit TusciaUp

Il giorno che accecai il Duce. Piccole cronache di Viterbo e della Tuscia. 1940-1945 Book Cover Il giorno che accecai il Duce. Piccole cronache di Viterbo e della Tuscia. 1940-1945
Progetto Memoria
Luciano Costantini
Storia
Sette Città
2017
109