Sono nata a Milano nel 1966 e, dopo studi di filologia classica all'Università degli Studi di Pavia comincio a lavorare in libreria. Quella che, nelle mie intenzioni, voleva essere un'esperienza provvisoria, dura in realtà 24 anni. Nel frattempo collaboro con alcune case editrici come Giunti e Astoria. Le parole sono sempre state, in un certo senso, i miei strumenti di lavoro. Piano piano ho diminuito il lavoro in libreria per cominciare quello di web content writer con cui è iniziata l'avventura di collaborazioni più o meno riuscite. Coordino L'Ottavo e collaboro con il blog di approfondimento culturale Zona di disagio

Lo dichiaro subito, così ammetto subito la totale parzialità di questa recensione: per me Fortitude è una delle serie tv più interessanti che mi sia mai capitato di vedere. Ambientazione, storia, ritmo, sceneggiatura, fotografia, tutto sembra essere riuscito ad amalgamarsi perfettamente. Creando qualcosa che tiene insieme personaggi, storia, trama. Crimine, horror, natura, paesaggi, leggende. Una serie tv che si presenta quasi come un palinsesto, uno stratificarsi di elementi e, dunque, di possibili letture. Oltre che di possibili fruizioni.
Siamo in una fittizia cittadina del Circolo Polare Artico. Poco più di cinquecento abitanti e molti più orsi polari. Ghiaccio, terra, acqua, qualche negozio, e una vita apparentemente tranquilla. Tanto tranquilla che, a Fortutude, per legge è vietato morire. Tanto tranquilla che la sparuta squadra di poliziotti sembra avere, come unica preoccupazione, quella di assicurarsi che cittadini e turisti non si caccino nei guai proprio con gli orsi. Una luce livida, la neve che cade perennemente, un vento che esce dallo schermo e arriva a fare da continuo sottofondo alle immagini. Tutto tranquillo dunque? Proprio no.
Una serie di sanguinose e misteriose morti verrà a scombussolare la vita della comunità. E, in questo caso, “misteriose” non è una parolina abusata, messa lì tanto per dare una classificazione o per creare atmosfera. In questa serie tv la parola mistero acquista una valenza non solo centrale ma ontologica direi. Non si tratta solo di elementi di thriller o di giallo. Qui il mistero è qualcosa che permea la storia tutta, la comunità e i personaggi. Forse anche grazie al fatto (chissà se voluto o meno) che nessuno di essi sia davvero centrale e predominante, andando invece a muoversi in maniera corale, sia per quanto riguarda gli intrecci sia per quanto riguarda le loro dinamiche all’interno dell’intera storia. Un inquietante sceriffo, una governatrice che vuole costruire un albergo di ghiaccio sul ghiacciaio, un fossile di mammuth, ricercatori che sanno qualcosa che ancora non si può dire, pescatori di granchi e minatori. Tutto, ma proprio tutto, tiene, diciamo così, in una storia che evoca disastri ambientali, sciamanesimo, demoni, tradimenti.
E, a fare da cornice a tutto ciò, lei, la natura desolata e bellissima dei luoghi in cui la serie tv è ambientata. Non è puramente la scenografia ma proprio l’impossibilità di immaginarsi una storia simile in un’ambientazione diversa. Una piccola isola, una piccola comunità, il freddo, il ghiaccio, quei lampioni accesi ad un’ora che potrebbe essere un’ora qualunque del giorno, anche la mattina. A infondere una lividezza in cui il freddo non è solo meteorologico. La natura conserva qualcosa che arriva da lontanissimo nel tempo, e sotto il permafrost, tra miniere che si prosciugano, correnti calde che giocano con correnti fredde, qualcosa trasforma le persone, il loro dna e la loro indole.
Ma non si pensi ad una semplice serie tv apocalittica. Foritude è davvero molto altro. E mi sorprende avere letto tante recensione ma nessuna, nessuna, che abbia messo in luce quanto essa sia una riuscita trasposizione televisiva della mitologia nordica, o norrena. Una mitologia definita e considerata ramo della mitologia germanica contenente anche la mitologia anglosassone (e guarda caso a indagare sulla serie di morti misteriose, arriverà anche un detective da Londra). Una mitologia in cui, ad esempio, si narra di pietre runiche che ritraggono alcune scene tra cui quella in cui Loki (dio degli inganni) viene dipinto con le labbra cucite (in Fortitude si parla di lingue mangiate) o Odino viene dipinto con un occhio solo (e in Fortitude ci saranno cadaveri senza occhi e cecità improvvise). Ci sono dee, come la dea Hel che governa un regno sotterraneo che altro non è che il luogo destinato ai defunti (come la governatrice di Fortitude?). Una mitologia in cui appaiono le miniere dei Nani (in Fortitude è nel sottosuolo che accade qualcosa).
Insomma, una serie tv da guardare tenendo vicino l’Edda di Snorri o le Gesta Danorum di Saxo Grammaticus. Per immergersi in un mondo e in una cultura che, proprio per il suo profondissimo legame con la terra, non risparmia sangue e istinti selvaggi, demoni che tornano e esistenze in cui l’irrazionale non è ancora stato bandito dalla pretesa di spiegare e capire tutto. Non a caso, la scienza e la ricerca scientifica in Fortitude è dipinta come qualcosa dalla doppia faccia, sempre in bilico tra buone intenzioni e criticità etiche.
Una serie tv andata in onda in due stagioni, la prima di 12 episodi e la seconda di 10, trasmesse da quel Sky Atlantic che ci ha abituato (a noi divoratori di serie tv) a serie di altissima qualità. Prodotti che, per sceneggiature, soggetti e storie, non hanno nulla da invidiare al grande schermo. Spesso non hanno nulla da invidiare al grande schermo neanche come presenza attoriale. Da vedere assolutamente.

Fortitude Book Cover Fortitude
serie tv
Ideatore Simon Donald
Giallo thriller
2015