Nata a Milano nel 1966, dopo studi di filologia classica all'Università degli Studi di Pavia comincia a lavorare in libreria. Fa la libraia per 26 anni. Ha collaborato con case editrici quali Astoria, come lettrice dall'inglese e dal francese e per Giunti per cui ha scritto una guida on line sulle città europee. Ha collaborato con articoli e recensioni al blog SulRomanzo e al blog di approfondimento culturale Zona di Disagio. Suoi articoli sono apparsi sul sito della società di formazione Palestra della Scrittura. Ha curato blog di carattere economico e, per anni, ha lavorato come web content writer. E' autrice di due libri: Guida sentimentale alla Tuscia viterbese, una serie di brevi reportage di narrazione dei territori e Mors tua vita mea, un libro di racconti pubblicato da I Quaderni del Bardo Edizioni. Un suo racconto è pubblicato all'interno del libro Milanesi per sempre, Edizioni della Sera. Dirige la rivista L'Ottavo

Acrobazie. Prove di leggerezza apparente

Di Geraldine Meyer

Arriva in libreria, per l’editore Il ramo e la foglia, Acrobazie, di Alessandro Trasciatti. Non è certo la prima volta che Trasciatti si cimenta con il racconto. Lo aveva già fatto con Il Dottor Pistelli. Una vita in ritardo che, pur essendo romanzo, si strutturava in una sorta di piccoli racconti autonomi seppure in qualche modo legati l’uno all’altro. Dichiaratamente racconti invece quelli del bellissimo Prose per viaggiatori pendolari, questo sì libro di racconti brevissimi e divagazioni.

Con questo Acrobazie Trasciatti si conferma ardito viaggiatore della forma del racconto breve, brevissimo quando non vere e proprie microimmagini, sogni, divagazioni surreali al limite della subitanea intuizione. Anche qui siamo dinnanzi a microstorie, concluse in sé ma che, tuttavia, sembrano andare a costituire quasi un racconto unico.

Andrea Cirolla, su doppiozero.com scrive: “I modelli di Trasciatti potrebbero essere due autori come Antonio Delfini e Robert Walser, al netto delle distanze; lo fanno pensare la sua misura, la prosa limpida e allegra, la presa soggettiva sulla realtà, e la levità con cui tocca la disperazione facendola subito evaporare”. E queste parole possono ben adattarsi anche a questo ultimo lavoro. Leggendolo ci sembra di avere a che fare con tante fotografie, scattate quasi senza intenzione eppure fermissime nel restituirci l’idea di una pirotecnica realtà, venata spesso da lucida malinconia.

Si tratta davvero di microstorie surreali al confine con il paradosso in cui ironia, amarezza e talvolta anche humor nero tracimano in una risata stonata. E non certo in accezione negativa quanto, semmai, per sottolineare il carattere quasi sincopato di parole, situazioni e immagini.

Tutt’altro che una lettura facile quella di queste Acrobazie che, già dal titolo, sembrano suggerire non solo la trama linguistica e la forma del libro ma, anche, quelle a cui è costretto il lettore per stare dietro a cose e persone che sembrano zampillare direttamente da un sogno, da una esasperata fantasia o anche da un incubo. Ma occorre stare attenti perché ciò che appare è solo una piccola parte di ciò che si nasconde in queste microprose. C’è sicuramente una ricerca linguistica non improvvisata e un notevole lavoro di denudamento, se così possiamo chiamarlo. I personaggi, dietro la prima persona con cui ogni racconto ci viene narrato, non si nascondono e non nascondono quella che, in alcuni casi, appare davvero una follia o, quanto meno, una perdita di controllo. Che, proprio per questo, si fa scrittura.

C’è qualcosa di sfuggente e di incasellabile in questi micro racconti, quasi una mancanza di centro che però, paradossalmente, finisce con l’essere l’ossatura e l’asse portante di queste pagine. Ed è proprio ciò che, a prima vista, sembra incomprensibile a farci sentire empatia per le figure strampalate e per le strampalate storie dei racconti. Strampalate ma, come dicevamo, scritte con cura, ricercatezza e finanche levità proprio la dove il racconto arriva pericolosamente al confine tra incubo e veglia, sorriso e lacrima.

Gioca Trasciatti, lo fa bene e senza nascondersi, come scrivevamo più su. Anzi, lo dice chiaramente fin da subito quando scrive: “È inutile. Questo libro è nato male. Non ci sarà mai niente che lo tiene insieme. Non diventerà mai un libro compiuto. È tutta una minutaglia di schegge scritte nell’arco di vent’anni che nessun editore pubblicherà mai. Passare dall’una all’altra è un’acrobazia. Eppure ogni frammento mi pare in sé compiuto. O perlomeno la maggior parte. Devo per forza buttarli via tutti, visto che non seguono un disegno d’insieme? Esiste ancora un lettore intermittente come io sono uno scrittore intermittente”?

E poi, ancora, ci prende però per mano dandoci, in un certo senso, una mappa per addentrarci e muoverci tra le sue storie: “Sterilmente ricerco da anni il mio luogo più integro e segreto, il mio centro nascosto, ma non trovo che angoli parziali e periferici.” Forse un invito a reinventare il passato, a disegnare un possibile (futuro o presente che sia) e a rischiare di ridere anche quando sembrerebbe non essercene motivo.

Acrobazie Book Cover Acrobazie
Alessandro Trasciatti
Racconti
Il ramo e la foglia
2021
88 p., brossura