Marco Candida è autore di 17 romanzi e due raccolte di racconti. Il suo esordio è del 2007 con La mania per l'alfabeto, Sironi Editore. Nel 2010 è stato incluso nell'antologia americana Best European Fiction. Suoi racconti sono apparsi su importanti riviste americane e alcuni suoi scritti sono stati oggetto di tesi e corsi universitari. Per ulteriori informazioni consultare il suo profilo facebook

I denti di Febe

Di Marco Candida

Dedicato a Rosario, Zoe e Tracy

Cara figlia mia,

mi chiedi perché a Febe la vita sembra arridere e la tua invece è un piano inclinato verso un punto finito. Sono una donna di poche pretese; e non capisco, ti confesso, il credo da te abbracciato. Dobbiamo scontare il karma delle reincarnazioni precedenti in questa vita? Ma se nella vita precedente eri una canaglia e in questa devi scontare le colpe di quella, e ti capitano sfighe, allora come mai sei partita piena di belle speranze e poi tutto si è disfatto? Le vite non sono tutte positive o tutte negative. Siamo principesse e sguattere nella stessa vita; e lascialo dire a me, ne so qualcosa. Perciò, questa faccenda del ciclo delle reincarnazioni dal quale uscire non è limpida. L’idea di destino, almeno in certe concezioni, è troppo lineare. Il destino di un uomo non è lineare come quello di una scimmia o di un airone. Guarda te ad esempio, sei nata cigno e stai diventando… anatroccolo. Sì, stai regredendo. Dopo quanto Febe ti ha fatto dovrei essere cauta a parlarti così. Ma sono tua madre. Tua Madre. Vuoi farla finita? La vita è tua. Non potrò fare altro che piangerti. Ti devi svegliare. Se Febe ha fatto quello che ha fatto lo ha fatto da balorda quale è sempre stata, ma lo ha fatto per darti un messaggio. I balordi si sentono in missione per conto di Dio o di una Comunità Immaginaria – a cui magari chiedono pure il contributo spese. Pagheranno quanto hanno da pagare. Ma tu devi badare al messaggio. E il messaggio, Corinna, mi trova d’accordo.

Mi scrivi: il mondo editoriale italiano è una setta satanica. Tutto. Ci sono centinaia di adepti impegnati a fare stalking e mobbing e a bersagliare intrusi. Ci hai messo anni a capirlo. Ora lo sai. Può anche essere. L’Italia ha mafia, camorra e ‘ndrangheta. C’è massoneria. Ci sono ricchissimi e riccastri. Non è facile. Non è facile. Mi ricordo però il mio quarto marito… Ti ricordi, quando vedevamo quel film, sul pugilato, e c’era quel pugile gigantesco, e l’altro pugile a confronto era un piccoletto, ma alla fine è il piccoletto a dargliele, e il mio quarto marito ricordi cosa diceva? Diceva: qualsiasi ostacolo hai difronte, colpisci più forte. Questo l’insegnamento. Colpisci più forte. Colpisci più forte, Corinna. Il piccoletto ha la meglio quando capisce di dover colpire più forte. Colpisci più forte. Febe lo fa. Febe te lo ricordi, e certo!, come non potresti?, apriva le lattine di Merda Liquida coi denti. Vi compravo le lattine e lei usava i denti. Io le dicevo di smetterla, ma lei, le lattine di Merda Liquida, le apriva coi denti. Sì. Lo so. Lo so. Anziché buttare il barattolo a terra e schiacciarlo col tacco, Febe lo pigliava a dentate. “Mamma, non mi rompere le ovaie! So cosa faccio” mi diceva. Stava lì ad addentare la lattina e a sputacchiarla cercando di centrare i bicchieri con i pezzetti di lattina per farli cascare o solo per sentirli tintinnare e mi diceva “Mamma, non mi rompere le ovaie. So cosa faccio!”. E se le dicevo qualcosa, poi tirava fuori quell’altra espressione… Chissà dove l’ha sentita. “Mi stai facendo scoppiare la cistifellea!”. Quasi quasi non le dicevo niente per non darle il destro di mettersi a parlare in quel modo.

Però, c’era qualcosa, in quel modo. Mi convinceva. Sì, mi convinceva. Se nasci dove nasciamo noi, e sei sorrisi e gentilezze hai una rotella da oliare. Febe invece capiva. Capiva, capisci? Capiva. E addentava. Non aveva paura. Affrontava. Non era un agnellino destinato al macello. E lo sapevo. Lo vedevo. Va bene. Si scorticava le unghie, e una volta se n’è strappata una. Come abbia fatto non lo so. E non voglio pensarci, mi tremano le vene dei polsi al pensiero. Va bene. Era una merda di iena. Ma… no, non lo voglio dire. Non sto per dire: che era mia figlia e quelle balle melense. Ti racconto, invece, una cosa. Una volta ero a casa di un mio fidanzato. Sono a un piano superiore e di sotto arrivano i muratori per fare lavori. Rimango sola nella stanza. E nessuno si accorge. Così sento il padre parlare con un muratore e gli dice alludendo dell’altra figlia (la sorella del mio fidanzato; che si chiamava… boh, l’ho cassato) “Temo dovrai accontentarti di una bevutina. Per la scopatina un’altra volta, perché … è andata via. Non c’è”. Ci sono rimasta. Forse il papi voleva farsi fare lo sconto, dal muratore, ma scambiare i costumi libertini della figlia per un muro da imbiancare… Ci sono rimasta. Sì. Comunque, i genitori sanno cosa sono e non sono i figli. Lo sanno. Non lo dicono. Ma sanno. Bisogna imparare il pudore. Perciò, anch’io lo so, cos’è Febe. Ma conosco anche le qualità, le stupende qualità, e allora… Febe è una merda di iena ma esserlo non è sbagliato.

Mi hai mandate le foto delle morsicature. Mi hai fatti vedere i morsi sulle guance e sul corpo. Questo mi addolora. Mi addolora moltissimo. Mi ricordo il periodo quando Febe apriva il bocchettone del serbatoio dell’auto coi denti. Faceva tutto coi denti, quell’animaletto. Io le chiedevo perché e lei mi diceva di non farle scoppiare la cistifellea o di non riempirgliela con le mie cagate, ma poi aggiungeva di doversi tenere in allenamento. Solo questo. A nulla servivano le mie ipotesi. Lei le rispediva al mittente e parlava di cistifellea o di ovaie, a seconda di come le girasse. Siamo in questo mondo, figlia mia. In questa Italia. Chi vale diventa anatroccolo e chi non vale va avanti. Impara a non valere. Mi viene da dire. Però, sono i denti, l’insegnamento. Usali. Usa i denti. Se vuoi la tua vita migliore. Usa i denti, Corinna. Usali.  

Adesso vado. Quinto e io abbiamo una gita fuori porta oggi e domani.

Un bacio,

Mamma