Nata a Milano nel 1966, dopo studi di filologia classica all'Università degli Studi di Pavia comincia a lavorare in libreria. Fa la libraia per 26 anni. Ha collaborato con case editrici quali Astoria, come lettrice dall'inglese e dal francese e per Giunti per cui ha scritto una guida on line sulle città europee. Ha collaborato con articoli e recensioni al blog SulRomanzo e al blog di approfondimento culturale Zona di Disagio. Suoi articoli sono apparsi sul sito della società di formazione Palestra della Scrittura. Ha curato blog di carattere economico e, per anni, ha lavorato come web content writer. E' autrice di due libri: Guida sentimentale alla Tuscia viterbese, una serie di brevi reportage di narrazione dei territori e Mors tua vita mea, un libro di racconti pubblicato da I Quaderni del Bardo Edizioni. Un suo racconto è pubblicato all'interno del libro Milanesi per sempre, Edizioni della Sera. Dirige la rivista L'Ottavo

On the road con Simenon

Di Geraldine Meyer

Continua il viaggio di Adelphi nei viaggi di Simenon. E noi lettori, con gioia, seguiamo lo scrittore belga tra quelle che sono, per molti aspetti, alcune delle sue pagine più belle. Questa volta andiamo in America, in quel viaggio da Simenon intrapreso nella seconda metà del 1945. Molte cose lo spinsero, compresa una mai del tutto chiarita accusa di collaborazionismo, legata al fratello, con minacce di epurazione. Cercava altri orizzonti Simenon. Trovati inizialmente in Canada ma poi rivolti all’America.

Quell’America che percorrerà in macchina alla ricerca dei dettagli, di quelle pieghe della vita quotidiana in cui, sole, Simenon pensava di poter trovare una forma di autenticità. Non fa, neanche questa volta, il turista. E non solo perché l’America divenne per qualche anno la sua casa, ma perché altri erano gli occhi e lo sguardo.

E ciò che ci restituisce in questo lungo viaggio da New York al sud è qualcosa che spesso “cade” in quello che appare un entusiasmo quasi ingenuo ma, ancora più spesso, in una attentissima osservazione di quelle storture americane che, già presenti in quegli anni, avrebbero poi plasmato il futuro e il nostro presente. Come una globalizzazione che in America già c’era a rendere, per esempio, tutte uguali le catene di hotel, i negozi di marca, i cibi confezionati in cui sembrava non sentirsi già più l’odore della terra. Eppure, con occhi quasi infantili, Simenon non riesce a non entusiasmarsi per quegli aspetti dell’indole americana che, con onestà, sono innegabili. Una invincibile tendenza alla familiarità sorretta da incrollabile ottimismo. Con buona pace delle crepe, spesso vere voragini, in cui il sogno americano è finito con il cadere.

È una società, quella tratteggiata da Simenon, in cui sono ravvisabili, e neanche tanto sottotraccia, i compartimenti stagni in cui le persone si “trincerano” tra simili. Fossero i party, i convegni o i luoghi di vacanza in cui i visi le posture e l’abbigliamento, raccontano più di mille trattati di sociologia come “la terra delle opportunità” sia anche quella di grandi disparità. È impossibile non vedere, sotto l’ottimismo e la giovialità che tanto affascinarono Simenon, quella puritana certezza di essere nel giusto, tanto cara a un popolo che del diritto alla proprietà privata ha fatto quasi un imperativo ontologico che va ben al di là di oggetti e cose. Tracimando anche nei terreni della psicologia e dei rapporti umani.

Simenon, forse senza volerlo, queste cose le vede e le dice senza dirle, lasciando alla moglie Le critiche più dure verso quel paese. Eppure, sotto traccia, almeno per chi legge, la bellezza umana di cui scrive sembra proprio avere nella pelle quello che dicevamo prima. Scrive infatti Simenon: “[…]l’America, comincio a crederlo fermamente, è un paese di brave persone, speso modeste, che sono venute da lontano per vivere in pace, che a questa pace tengono moltissimo e che conservano gelosamente le loro tradizioni, che appartengono a un certo numero di famiglie […]”

Tutto vero, certo, ma a quale pace tengono? E cosa sono disposti a fare per mantenerla? La loro di pace, si intende. Tradizioni che appartengono a un certo numero di famiglie. E le altre? Eppure la meraviglia di questo viaggio e di questo libro sono proprio le contraddizioni di quel paese in cui le grandi metropoli sembrano un’altra America rispetto alle piccole cittadine, con una New York talmente cosmopolita da dare a tutti l’impressione di trovare qualcosa di familiare e una provincia con paesini di case di legno tutte uguali, prati ordinati e circoli “amicali” ben separati tra loro.

Comunque la si pensi, il viaggio di Simenon nell’America di allora è materiale prezioso per capire un paese che, ci piaccia o no, ha monopolizzato il nostro inconscio di europei.

L'America in automobile Book Cover L'America in automobile
Piccola Biblioteca 797
Georges Simenon. Trad. di F. Di Lella e M.L. Marchi
Reportage
Adelphi
2023
185 p., brossura