Nata a Milano nel 1966, dopo studi di filologia classica all'Università degli Studi di Pavia comincia a lavorare in libreria. Fa la libraia per 26 anni. Ha collaborato con case editrici quali Astoria, come lettrice dall'inglese e dal francese e per Giunti per cui ha scritto una guida on line sulle città europee. Ha collaborato con articoli e recensioni al blog SulRomanzo e al blog di approfondimento culturale Zona di Disagio. Suoi articoli sono apparsi sul sito della società di formazione Palestra della Scrittura. Ha curato blog di carattere economico e, per anni, ha lavorato come web content writer. E' autrice di due libri: Guida sentimentale alla Tuscia viterbese, una serie di brevi reportage di narrazione dei territori e Mors tua vita mea, un libro di racconti pubblicato da I Quaderni del Bardo Edizioni. Un suo racconto è pubblicato all'interno del libro Milanesi per sempre, Edizioni della Sera. Dirige la rivista L'Ottavo

I morti viventi di George Romero

Di Geraldine Meyer

“In uno dei suoi ultimi racconti iniziati poco prima di morire e rimasti incompiuti, La guarigione, Hoffmann s’accinge ancora una volta a narrare la storia di un’idea fissa, quella di un vecchio angosciosamente persuaso che la natura, adirata con gli uomini, abbia fatto sparire dalla terra ogni traccia di verde, verde materno. […] Se la mania del vecchio nevrotico è vista come una malattia, i cui effetti sono manifestazioni meramente soggettive, un sottile e amaro scetticismo pervade anche il racconto della guarigione; un incontro che può essere altrettanto illusorio, irreale e ingannevole quanto l’allucinazione precedente. […] In questa come in tante altre pagine hoffmanniane la realtà sembra dissolversi; più esattamente, Hoffmann infrange la finzione di una realtà univoca e chiaramente definita, chiara ad ogni realismo di stretta osservanza. Già nella sua prima novella, Il cavaliere Gluck, l’ambivalenza appare il contrassegno distintivo della condizione esistenziale e della sua fenomenologia.”

Perché iniziare a parlare di I morti viventi, di George Romero e Daniel Kraus, da poco mandato in libreria da La Nave di Teseo, citando alcune frasi della bellissima prefazione che Claudio Magris scrisse per l’edizione Einaudi dei Racconti notturni di Hoffman? La risposta, almeno parzialmente, ce la dona lo stesso Kraus nella postfazione al libro I morti viventi, quando scrive: “Comincia e finisce con I racconti di Hoffmann, non solo il libro che avete in mano, ma forse l’intera carriera di George Andrew Romero”. E certo non è un caso che uno dei protagonisti principali, colei che creerà un enorme archivio di interviste e storie, per non perdere ciò che eravamo prima e per ricordare come si è arrivati a quel punto si chiami Etta Hoffmann.

E, a un lettore attento, non può certo sfuggire questo “debito letterario” che il papà degli zombie mai ha disconosciuto nei confronti del grande scrittore tedesco. Leggere l’intera prefazione di Magris, magari accompagnandola con la lettura di un racconto hoffmanniano come L’orco Insabbia aiuta anche i non “appassionati” di morti viventi a comprendere come dietro questa “figura” vi sia una vera e propria miniera di suggestioni letterarie. Ma non solo. Studi filosofici di una certa portata si sono interrogati sull’argomento, come quelli che lo studioso australiano D. Chalmers ha compendiato nel suo interessantissimo La mente cosciente, pubblicato in Italia da McGraw Hill. Insomma, attenzione a relegare l’argomento della cinematografia di Romero, ma anche della sua produzione letteraria, a qualcosa “di genere” o di apocalittico. Un alternarsi dunque di realismo e invenzione estrema.

Questo ponderoso I morti viventi, con le sue più di seicento pagine, è non solo una sorta di summa del pensiero e della “poetica” di Romero (interessantissima la storia della genesi di questo romanzo, raccontataci dallo stesso Kraus nella postfazione) ma anche un altrettanto ponderoso saggio che spazia tra politica e razzismo, religione della morte e golem ebraici, ecologia e pacifismo, industria dell’informazione (che da sempre ama flirtare con le disgrazie) e fantasie di reset da cui ripartire.

Con un ritmo e una scrittura che, inevitabilmente, si fanno fotogrammi e sequenze di un lungo film, questo libro ci conduce all’inizio di questa pandemia in un racconto corale che vede diversi personaggi alle prese con l’incredulità, la sopravvivenza e una possibile rinascita. E, in mezzo a tutto questo, questioni che riguardano ciascuno di noi. E tante domande. Di cui quella che si chiede chi e cosa siano gli zombie è solo la prima da cui, a seguire, tutto dipende. L’hoffmanniano mescolare tempi diversi, rendendo possibile e impossibile nello stesso tempo allucinazioni e ossessioni, è in queste pagine estremamente evidente. Come lo è l’immensa opera cinematografica, e non solo, di Romero. Perché è proprio questo mescolarsi che, come già diceva il filosofo Chalmers, rende gli zombie perfettamente possibili a livello di logica. Morti? Non morti? Umani solo più stupidi? Specchio? Realtà frammentarizzata? Proiezione? Vita, in fondo niente altro che vita?

Leggere queste pagine significa, contrariamente a quanto si possa superficialmente pensare, immergersi in alcune delle più profonde, e talvolta imbarazzanti, domande. Che Romero fosse molto critico nei confronti della politica americana e del suo amore per il consumismo (contro cui, in questo libro leggiamo pagine durissime eppure profondamente ironiche) è cosa nota. Forse meno nota, se non ai più attenti cultori, la sua estrema attenzione per la quotidianità e i suoi “piccoli” rituali. Che non a caso anche in questo libro sono, infondo, i primi ad essere fatti saltare in aria ma anche i primi che chi resta cerca di ricostruire. Qualcuno su altri livelli, qualcuno ripetendo gli stessi errori. Si perché, non nascondiamocelo, Romero con i suoi zombi ha lanciato un’accusa molto forte. Forse senza neanche rendersene conto.

E, a dimostrazione di quanto ci sia in questo libro ( e di quanto sia stato enorme il lavoro di Kraus) può essere utile leggerlo mentre si ascoltano le puntate che la bravissima Silvia Ronchey ha condotto su Rai Radio 3 nella trasmissione Uomini e profeti dal titolo Gli animali, queste anime viventi Nei suoi cinque incontri con gli ascoltatori, la Ronchey ha portato, chi ha avuto la fortuna di ascoltarla, in un lungo viaggio tra letteratura, filosofia, religione, psicoanalisi, proprio in un territorio molto affine a quello di Romero. In cui, comunque, una pandemia, un contagio, arriva a dirci che abbiamo sbagliato a violentare il mondo. E che quello che possiamo fare è smettere di fare. Ma non solo. È sempre, a fare da filo rosso, un gigantesco interrogativo su cosa sia l’anima del mondo, cosa sia l’incontro tra la vita e la morte, tra l’animale uomo e gli altri animali. Che qui, tra queste pagine, è l’interrogativo rispetto a cosa siano questi esseri che non vogliono morire, cosa sia questo enorme risveglio e questo incontro tra anime e corpi. E che, a fare la differenza, sia proprio il modo in cui i vivi vi si rapportano.

Un libro davvero denso di cose, di ipotesi, di provocazioni. Di scambi di ruoli tra morti e vivi in un “gioco” in cui non è possibile dire chi sia libero, chi sia schiavo e chi, alla fine, porti in sé l’anima del mondo. Ma, soprattutto, perché il concetto di contagio vada ben al di là di ciò a cui si pensa quando parliamo di pandemia. Come una sorta di paura di perdere una purezza individuale che abbiamo già perso come società.

I morti viventi Book Cover I morti viventi
George A. Romero; Daniel Kraus. TRad. di A. Cristofori
Romanzo
La Nave di Teseo
2020
680 p., brossura