Ricercatore indipendente e anticonformista. Mi sono laureato in filosofie e scienze della comunicazione (laurea triennale), in scienze cognitive (con lode; laurea specialistica) e sono prossimo alla laurea magistrale in filosofia. In campo intellettuale i miei interessi riguardano soprattutto psicologia, filosofia e politica.

Parasite. Capolavoro o film sopravalutato?

Di Domenico Dodaro

Parasite (parassita), uscito lo scorso anno, è un film di Bong Joon-ho, regista sudcoreano molto celebrato in questo momento. E’ interessante parlare di Parasite perché è stato il primo lungometraggio non in lingua inglese a vincere un Oscar (l’Oscar di quest’anno, 2020).Il film è stato infatti proiettato negli USA in lingua originale con i sottotitoli in inglese (c’è chi forse ricorderà l’aneddoto di Trump: ha criticato la vittoria del film a causa dei problemi commerciali che gli USA hanno con la Corea del Sud – uno dei tanti paesi con cui Trump lamenta di avere problemi commerciali… e soprattutto come se la questione centrasse qualcosa con la premiazione di un film – e la casa di distribuzione del film ha replicato che il problema di Trump sia stato che non è capace di leggere i sottotitoli).

Parasite ha vinto anche altri tre importanti premi Oscar: miglior regia, miglior film internazionale e miglior sceneggiatura originale. Inoltre ha vinto il Festival di Cannes dello scorso anno (primo film sudcoreano ad aggiudicarsi questo premio) e il Golden Globe di quest’anno come miglior film straniero (le regole dei Golden Globe non prevedono che un film in lingua straniera possa vincere il premio di miglior film in assoluto).

Si tratta quindi di un film che ha ricevuto una grande acclamazione in più contesti, avendo goduto di un gran consenso dalla critica. E’ perciò interessante provare a valutarne le ragioni.

Andando subito dritti al punto: l’opinione di chi scrive è che, per quanto Parasite sia apprezzabile sotto diversi punti di vista, il clamore suscitato e il conseguimento di tutti questi premi non sono poi così meritati. Nelle righe che seguono esporrò: 1) gli aspetti del film che ritengo originali e lodevoli, 2) gli aspetti che ritengo meno originali e quelli che trovo meno azzeccati, 3) le ragioni che secondo me hanno decretato il successo del film.

1) Di elementi di originalità ce ne sono diversi. In prima istanza (il che però, come dirò, può essere anche il punto debole del film o uno dei punti deboli) l’opera mischia diversi generi narrativi: commedia, dramma (nel finale), con qualche elemento splatter (non a caso il film è stato apprezzato anche da Tarantino… proprio colui che è stato il grande sconfitto alla notte degli Oscar… battuto da Parasite ovviamente). Ma ciò che ho apprezzato maggiormente è lo stile dei dialoghi. Questi uniscono delle peculiarità asiatiche con – come dirò in seguito – caratteristiche filmiche più occidentali. L’aspetto a cui siamo meno familiari (e che trovo interessante e ammirabile) è la durata dei dialoghi: diversamente dal nostro cinema, in cui i dialoghi sono finalizzati all’azione – e per questo sono più brevi e concisi – nel film di Bong Joon-ho sono invece lunghi e non necessariamente motivati dall’azione. La dialogicità in quest’opera (come in altre asiatiche, sebbene non sia un esperto di cinema asiatico) serve più che altro a descrivere tratti psicologici dei personaggi. Spesso poi i dialoghi anticipano ciò che accadrà molto dopo nel proseguo del film (anche se, per fortuna, come è certamente stato nelle intenzioni del regista, non è facile prevedere ciò che accadrà sulla base delle parole dette nei dialoghi… piuttosto solo alla fine del film il fruitore critico e riflessivo potrà procedere a ritroso nel riesame dell’opera e notare: “Ecco perché gli/le ha fatto dire questo!”). E’ a mio avviso emblematica la scena in cui la famiglia protagonista si trova da sola a cena nella casa dei ricconi datori di lavoro partiti per una vacanza: si tratta di una scena davvero duratura, contraddistinta dal dialogo tra i protagonisti… ma appunto è un lungo dialogo che non dà luogo a nessuna azione degna di nota. Alcuni episodi all’interno della scena (ad esempio il litigio tra marito e moglie) inducono lo spettatore a pensare che accadrà qualcosa di rilevante, ma poi tutto si conclude senza dei cambiamenti: appunto lì lo scopo è solo quello di mettere in risalto degli aspetti psicologici dei personaggi e di far assaporare allo spettatore uno spaccato di vita familiare. Sebbene io apprezzi e abbia apprezzato quanto descritto, questo stile dialogico risulta certamente nuovo al fruitore occidentale, che potrebbe restare un po’ disorientato e che potrebbe anche annoiarsi un po’ (a causa della lunghezza dei dialoghi e del fatto che questi si soffermano su tanti dettagli).

Bong Joon-Ho (Foto da wikipedia)

2) Come accennato, il film fonde caratteristiche del cinema asiatico con caratteristiche del cinema hollywoodiano. Il piegarsi in certi casi alle aspettative, al gusto e alle dinamiche del cinema americano è una nota di minore originalità del film (ma, come sosterrò, questo aspetto è stato cruciale per arrivare al successo). Alcune scene sensazionalistiche, soprattutto nel finale, sono abbastanza irrealistiche e possono essere appellate come delle “americanate”.

Comunque ciò che lascia spiazzati è la piega tragica che prende il film nel finale. Molte persone, me compreso, hanno fatto fatica ad accogliere quella parte del film, tanto si distanzia dal resto della narrazione (similmente ai film di Tarantino poi le scene tragiche sono narrate con una certa immediatezza e un distacco uniti a un senso dell’orrido – in una parola, sono abbastanza splatter).

3) Veniamo ora ai motivi che a mio avviso hanno sancito il successo dell’opera. Come si è detto, ci sono delle caratteristiche filmiche asiatiche (ad esempio per ciò che concerne i dialoghi), ma sia le tematiche, che in parte il modo di raccontarle (vedi sensazionalismo) sono davvero molto americani. I temi del film sono infatti: soldi (sempre in testa ai buon americani), differenze di ceto sociale e conflitto sociale. Come temi e stile narrativo (elementi splatter a parte), Parasite mi ricorda molto i film di Clint Eastwood regista (non a caso uno che ha saputo sposare i gusti dei suoi compatrioti e che ha vinto spesso agli Oscar). Si dirà: ma non ha avuto successo solo negli USA. Sì, ma ha avuto successo soprattutto lì; oltre che di critica, di pubblico.

Per riassumere: film interessante; da vedere, per chi ancora non l’ha visto. Ha degli elementi di originalità evidenziati in questa recensione, ma personalmente sono rimasto sorpreso per tutti i premi vinti e i riconoscimento avuti… forse un po’ sopravvalutato?