Adriana Sabato, giornalista, risiede a Belvedere Marittimo. Dopo il liceo classico si è laureata in DAMS Musica all'Università degli Studi di Bologna. Dal 1995 al 2014 ha scritto su La Provincia cosentina e il Quotidiano della Calabria. Gestisce il blog Non solo Belvedere. Ha pubblicato nel mese di marzo 2015 il saggio La musicalità della Divina Commedia, nel 2016 Tre racconti e nel 2017 il saggio Nuove frontiere percettive nel pianoforte di Chopin.

Roberto Cotroneo racconta Arturo Benedetti Michelangeli

Di Adriana Sabato

Da vero ammiratore dell’arte del Maestro, il giornalista e scrittore Roberto Cotroneo racconta la storia del pianista Arturo Benedetti Michelangeli senza mai distogliere l’attenzione dall’uomo.

 La lettura del libro “Il demone della perfezione: Il genio di Arturo Benedetti Michelangeli. L’ultimo dei romantici”, edito da Neri Pozza, mette minuziosamente in risalto il carattere quasi impossibile del grande pianista.

Il lettore, così, è naturalmente invitato ad operare una sorta di compensazione e di compenetrazione, fra la perfezione del suo genio musicale, quasi sempre incompreso, e il suo essere freddo e distaccato nell’atto di esercitare la sua arte. Certamente segno di un rispetto estremo nei confronti della musica.

 Questo era ABM, una continua altalena di sensazioni, di emozioni, di freddezza e di intensità, scrive Cotroneo.

La tastiera come tavolozza di colori, la ricerca attraverso il giusto modo di percuotere il tasto, movimenti dosati ma senza esaltazione, senza gestualità alcuna, però sempre attenti all’essenza della musica. Con accortezza e discrezione – unico fra tanti grandi pianisti – Arturo Bendetti Michelangeli adatta il gesto ad ogni situazione espressiva attraverso una gamma ricchissima di sfumature. Ogni frase legata all’altra in maniera affatto inaspettata e con le mani ad eseguire linee musicali pulite e sempre riconoscibili, senza una macchia, senza screziatura alcuna: tutto chiaro e distinto nella compostezza di una mente musicale “perfetta”. L’artigiano che lavora col suono, senza protagonismo alcuno. Questo era Michelangeli quando sedeva al pianoforte.

La musica è musica e il rispetto dovuto si avverte in maniera assoluta. Interprete senza scena, Michelangeli sembra non avere uno stile, come se ci fosse un qualcosa di sovrumano perché è l’essenza della musica stessa ad essere protagonista. E dunque tutto funziona quando lui suona.

Ma …Nessuno più di lui riusciva a incarnare tante contraddizioni tutte assieme, scrive ancora l’autore.

E non poteva che essere così: è del tutto evidente che spesso il genio lo vedi nel rovescio della stoffa, perché questa non è altro che una ricerca della perfezione in continuo coniugarsi con la sua umanità. È splendida la risultanza del continuo confronto fra umano e divino nell’arte del Maestro.

La ricerca del tocco preciso, nitido, pulito, non ebbe mai un attimo di tregua nella sua interpretazione pianistica.

Arturo Benedetti Michelangeli (Foto da wikipedia)

Il suono e il tocco. Fondamenti di un’arte che trova i giusti rimandi nella purezza del suono assoluto, nella giustezza timbrica. Quel giusto tocco che lo rese raffinato interprete, apparentemente distaccato, ma invece unico corpo e unica anima, lui, l’uomo, l’artista Arturo Benedetti Michelangeli, con lo strumento. Per una personalità come la sua l’elemento autobiografico è contestuale all’atto creativo di interpretare.

  «Un giorno durante una lezione nella mia camera, il Maestro si presentò con una candela e spense la luce. Non capivo. Ci vedevo a malapena.

 “Suona” mi disse. “Maestro, non vedo!” gli risposi. “Non devi vedere, devi sentire. Ci sono dei bravi pianisti che sono ciechi e suonano benissimo” insisteva. “Devi poter suonare anche senza vedere”.

Questo racconto di Carlo Maria Dominici, uno dei giovani allievi del Maestro, riportato nel libro di Cotroneo, risponde a quelle domande, rischiara quei dubbi sollevati dalla sua stessa personalità, dal suo carattere apparentemente contraddittorio, spiegano il senso della continua ricerca.

Raccontano la dedizione e la passione, l’inimmaginabile spirito di sacrificio che richiede il pianoforte. Il pianoforte può evocare una infinita gamma di chiaroscuri, grazie alla gestione dei rapporti dinamici fra le varie voci che compongono un accordo o una trama polifonica.

Solo così la perfezione dosata del tocco può raggiungere la capacità di definire anche i dettagli cromatici e la sua potenza evocativa esplodere e diffondersi in mille rivoli di bellezza.  

Le parole del grande violinista Salvatore Accardo fanno eco al racconto del giovane Dominici: Il talento e la tecnica da soli non bastano. Un esecutore deve sapersi mettere al servizio della composizione avendo l’umiltà di non sentirsi mai il protagonista assoluto della musica e di non smettere mai né di studiare né di apprendere…

E inoltre: Vorrei far mie le parole di un grande violinista del passato, David Ojstrach, che affermò: “La tecnica, il virtuosismo bisogna possederlo per poterlo dimenticare”.

E ancora il grande saxofonista Charlie Parker: Impara tutto sulla musica e sul tuo strumento, poi dimentica tutto sia sulla musica che sullo strumento e suona ciò che la tua anima detta.

Il sentire senza vedere è dunque una forza espressiva, un canto, una poesia, una dimensione senza limiti di spazio o di tempo, un tocco, al servizio dell’arte.

Il suo tocco aveva qualcosa in più: quel particolare legame con il suono nella sua brillantezza, nel proprio timbro, conferiva forme, contorni e colori alle idee musicali.

Da leggere

Il demone della perfezione. Arturo Benedetti Michelangeli, l'ultimo dei romantici Book Cover Il demone della perfezione. Arturo Benedetti Michelangeli, l'ultimo dei romantici
Roberto Cotroneo
Biografia
Neri Pozza
2020
148 p., brossura