Sono nata a Milano nel 1966 e, dopo studi di filologia classica all'Università degli Studi di Pavia comincio a lavorare in libreria. Quella che, nelle mie intenzioni, voleva essere un'esperienza provvisoria, dura in realtà 24 anni. Nel frattempo collaboro con alcune case editrici come Giunti e Astoria. Le parole sono sempre state, in un certo senso, i miei strumenti di lavoro. Piano piano ho diminuito il lavoro in libreria per cominciare quello di web content writer con cui è iniziata l'avventura di collaborazioni più o meno riuscite. Coordino L'Ottavo e collaboro con il blog di approfondimento culturale Zona di disagio

Pierre Le Fou, il bandito che amava Boris Vian

Di Geraldine Meyer

Che legame c’è tra la figura di un bandito, assurto quasi a mito, nella Francia degli anni ’40, i crimini della Gestapo, la resistenza, la corruzione di uomini politici e poliziotti, il Congo, il traffico di droga e donne, in un sottile quanto criminale filo rosso che arriva praticamente fino agli anni ’80? Ce lo racconta Massimo Novelli in questo  Pierrot Le Fou, storia del bandito che leggeva Boris Vian e della sua donna, appena pubblicato da Oltre Edizioni.

Massimo Novelli è un giornalista con la passione della ricerca che ha dedicato molta della sua attività alla ricostruzione delle biografie di personaggi di quella che viene chiamata “storia minore”. E che con questo Pierrot Le Fou ci conduce tra le pieghe di un’altra “storia minore” che si intreccia con quella “storia maggiore”, riportata nei libri e che abbraccia ben quattro decenni.

Una biografia scritta con ritmo incalzante, meticolosamente ricostruita attraverso libri, testimonianze e articoli di giornale, che ci fa scoprire le tenebre e le trame, da libri noir, della malavita francese, tra locali, bistrot e prigioni, donne fatali e evasioni, in un palinsesto che, davvero, rimanda ad alcune delle pagine più belle di Simenon e Malet.

Ma chi era Pierre Le Fou, o meglio, chi erano. Perché dietro questo nome si intrecciano le storie di due banditi, Pierre numero 1 e Pierre numero 2, che si sono conosciuti, si sono incontrati, mescolando le loro storie, i loro misfatti e, in parte, la loro leggenda nera, tra misteri, complici e confessioni che ne hanno spesso sovrapposto le stesse gesta criminali.

Ma qui si narra, soprattutto di Pierre numero due, all’anagrafe Pierre Carrot, che amava l’altro maledetto, quel Boris Vian il cui Sputerò sulle vostre tombe sarà la colonna letteraria di quello che, per lungo tempo, fu considerato, dalla polizia francese, il nemico pubblico numero 1. Anche quando non si sapeva se fosse vivo, morto, davvero lui o chissà. E si narra della bella Katia, donna di cui Pierre era innamorato e per cui “si è perso”. Tra tradimenti, sangue, amore, la storia degli intrecci tra malavita francese, italiana, tra Parigi, Marsiglia, Torino e Milano. Una sorta di bomba questo Pierre Le Fou la cui storia esplode in mille schegge avanti e indietro nella storia di quaranta anni.

Una ricostruzione minuziosa in cui noi che leggiamo ci muoviamo tra atmosfere letterarie e cinematografiche che ci conducono in mezzo agli esistenzialisti, locali bui, Juliette Greco e le strade di quel mondo dei gangsta parigini.

Nella bellissima prefazione di Mario Quattrucci troviamo dipanata tutta la portata di questo libro: “A chi poteva ancora interessare tutto questo?… sichiede, ci chiede Novelli alla fine del racconto, con le parole del quasi paesano Philippe Pollet-Villard – come lui mastro collezionista di storie del passato. Già, a chi? In questo attuale naufragio della cultura italiana, ufficiale, di massa, bandita la storia come un vizio immondo, si è tentati di rispondere: proprio a nessuno. Ma non è così.” No, non è così, per fortuna. E a ricordarcelo ci sono libri come questo in cui appare chiaro come gli eventi non siano mai casuali, mai slegati l’uno dall’altro. E allora la passione e il lavoro del ricercatore ci fanno comprendere come la vicenda di un bandito sia legata a filo doppio (rosso e nero) a quelle della Seconda Guerra Mondiale, dell’occupazione tedesca in Francia, a quelle ignobili dei collaboratori, a quelle di chi passò subito nelle fila della resistenza e oltre.

Pierre Carrot, detto Pierrot le Fou 2 (foto da criminocorpus.org)

Sempre Quattrucci: “Passo passo la storia di Pierrot, di Katia, dei suoi, si dipana nel magma di quel tempo rouge de sang, sublime di eroismi senza nome di dignità e fratellanza, tetro di ferocia e abietti tradimenti, non solo dei boia ma…, si direbbe a Roma…, di cristiani qualunque.” C’è, tra le righe di questo libro, tutta la storia della epopea nascosta degli emigrati italiani in Francia, delle macerie morali e economiche lasciate dalla guerra con il lascito di tanti sbandati emarginati che sono andati a riempire il milieu francese e italiano. Figli colpevoli ma anche non colpevoli delle tensioni del dopoguerra, in cui, in ranghi spersi e sbandati, si sono trovati criminali fascisti e resistenti, e tanti giovani senza arte né parte, carne fresca per il crimine. Mentre molti dei veri colpevoli, complici del nazifascismo si sono riciclati nei posti di comando.

Davvero un libro che va letto, per la luce che porta sull’importanza della storia non solo come lettura del passato ma come chiave di interpretazione del presente e, ancor più, finestra da cui intravedere il futuro.

Pierrot le Fou, storia del bandito che leggeva Boris Vian e della sua donna Book Cover Pierrot le Fou, storia del bandito che leggeva Boris Vian e della sua donna
Massimo Novelli
Biografia, storia
Oltre Edizioni
2020
175 p., brossura