Nata a Milano nel 1966, dopo studi di filologia classica all'Università degli Studi di Pavia comincia a lavorare in libreria. Fa la libraia per 26 anni. Ha collaborato con case editrici quali Astoria, come lettrice dall'inglese e dal francese e per Giunti per cui ha scritto una guida on line sulle città europee. Ha collaborato con articoli e recensioni al blog SulRomanzo e al blog di approfondimento culturale Zona di Disagio. Suoi articoli sono apparsi sul sito della società di formazione Palestra della Scrittura. Ha curato blog di carattere economico e, per anni, ha lavorato come web content writer. E' autrice di due libri: Guida sentimentale alla Tuscia viterbese, una serie di brevi reportage di narrazione dei territori e Mors tua vita mea, un libro di racconti pubblicato da I Quaderni del Bardo Edizioni. Un suo racconto è pubblicato all'interno del libro Milanesi per sempre, Edizioni della Sera. Dirige la rivista L'Ottavo

Sin Rumbo, senza rotta, è il titolo di questo libro di Eugenio Cambaceres, pubblicato dalla sempre attenta Arkadia nella collana Xaimaca, dedicata alla letteratura sud americana. E senza rotta ci appare davvero la vita di Andrés, protagonista di queste pagine di Cambaceres in cui, a tratti, ci sembra di ritrovare tracce della vita dello scrittore stesso. Nato a Buenos Aires nel 1843 unì a lungo scrittura e vita politica, nel cui agone si trovò come deputato e come vicepresidente del Club del Progreso. Come il protagonista di questo Sin rumbo, Cambaceres ebbe una relazione con una cantante lirica, motivo di grande scandalo a cui si aggiunse la mancata sfida a duello con il di lei marito, che poi, decise di scappare in Europa.

Europa che vide anche lo scrittore, a Parigi esattamente, soggiornare lungamente e qui far suo l’amore per la letteratura francese, in particolare Zola, al cui naturalismo dedicò studio e ammirazione tanto da introdurlo in Argentina insieme a quegli scrittori con cui diede vita a quella che fu chiamata Generaciòn del ochenta.

In queste pagine seguiamo la vita e legesta di Andrés, ricco possidente, che vive in una meravigliosa estancia nella pampa argentina, non molto lontano da Buenos Aires. Qui la sua hacienda agricola gli garantisce ricchezza e benessere e un’esistenza fatta di viaggi, di donne, di gioco. Eppure. Eppure, novello erede dell’insoddisfazione shopenhaueriana, Andrés annega nella noia, in quella mancanza di senso, e di rotta, appunto, che lo conduce in quel limbo fatto di irrequietezza e rabbia. Verso sé stesso e gli altri. Il sentimento della solitudine non lo abbandona mai, soprattutto quando essa viene riempita da cose che non gli offrono appiglio alcuno.

Eugenio Cambaceres (Foto da wikipedia)

Con la stessa pesante leggerezza con cui affronta i suoi giorni, Andrès affronterà la notizia che Donata, figlia di uno dei suoi braccianti, aspetta un figlio da lui. Indifferente tanto quanto insofferente parte per Buenos Aires, lasciando la donna e lo stesso desiderio animalesco per lei provato fino a poco prima. È questo solo uno dei repentini cambiamenti che nell’animo di Andrés sono la rappresentazione della sua insoddisfazione, del suo rifiuto di pensare e di soffermarsi su cose e persone che, per lui, altro non sono che momentanee tappe verso il nulla. A Buenos Aires comincia il consueto girotondo tra donne, scandali mondani, gioco d’azzardo, fugaci seduzioni. Fino a quando, con la subitaneità apparente che hanno le cose che, in realtà stanno scavando un solco da molto tempo, Andrés capisce che non è quella la vita che vuole. Ancora l’inquietudine lo guida anche se, questa volta, sembra guidarlo verso un ritorno che vorrebbe essere una nuova partenza. Andrès vuole conoscere suo figlio che, scoprirà essere una bella bambina, rimasta orfana della madre, morta pochi giorni dopo il parto. Ma il destino sembra avere in serbo per lui ben altro. Una sorta di maledizione, una impossibilità di trovare quiete.

Cambaceres ci regala un libro pregno di quelle atmosfere sudamericane in cui la realtà è talmente complessa da poter benissimo assumere i connotati della magia, anche quella nera, quella plumbea di un destino che sembra non trovare pace, condannato a pagare colpe che, in fondo, colpe non sono ma, semmai, umane debolezze.

In questo Sin Rumbo, Cambaceres ci consegna pagine in cui lo stesso stile accompagna e si distende sulle diversi parti di cui il libro si compone. Se, nella prima, un’attenzione quasi chirurgica ci immerge nella pampa, esso scivola poi nella languidezza e quasi decadenza della vita nella rutilante Buenos Aires e nei suoi amori carnali e fugaci. Ma poi, nella seconda parte, quella del ritorno e della disperata ricerca di un senso, lo stile diviene quasi una slavinante disperazione, una violenta, e tenera al contempo, entrata nel mondo della responsabilità di padre con la conseguente entrata in scena, nella vita di Andrès, della paura per il futuro. Solo allora si accorge, Andrès, che il futuro è un’ipotesi, un orizzonte degli eventi con cui fare i conti. Anche quando arriva troppo presto. Dando così ragione a Shopenhauer, ricordato nel libro, quando scrive: “Ci accorgiamo del tempo solo quando ci annoiamo e non quando ci divertiamo. La nostra esistenza è tanto più felice quanto meno la sentiamo.” E per Andrès il tempo sarà la scoperta del dolore.

Cambaceres ci regala un personaggio che è figura dell’uomo solo e inquieto, così presente in molta letteratura del secolo successivo. Portatore di una domanda che è quella che porta a chiedersi se la felicità sia possibile anche solo per attimi fugaci

Sin rumbo Book Cover Sin rumbo
Eugenio Cambaceres. Trad di Marino Magliani e Luigi Marfé
Narrativa
Arkadia Editore
2018
157 p., brossura