Sono nata a Milano nel 1966 e, dopo studi di filologia classica all'Università degli Studi di Pavia comincio a lavorare in libreria. Quella che, nelle mie intenzioni, voleva essere un'esperienza provvisoria, dura in realtà 24 anni. Nel frattempo collaboro con alcune case editrici come Giunti e Astoria. Le parole sono sempre state, in un certo senso, i miei strumenti di lavoro. Piano piano ho diminuito il lavoro in libreria per cominciare quello di web content writer con cui è iniziata l'avventura di collaborazioni più o meno riuscite. Coordino L'Ottavo e collaboro con il blog di approfondimento culturale Zona di disagio

Di Geraldine Meyer

“Da bambina la massaia era polverosa e sonnolenta. La madre s’era dimenticata di educarla e ora gliene serbava rancore. Le ripeteva:

“Che cosa farai quando io non sarò più? Verrà il giorno in cui m’avrai fatta morire di crepacuore; voglio vedere, allora, come te la sbrigherai da sola nella vita”.

Comincia così, con la più classica delle colpevolizzazioni materne, Nascita e morte della massaia di Paola Masino, straordinario libro, classico dimenticato della letteratura del ‘900, che da poco Feltrinelli ha rimesso a disposizione dei lettori, arricchito da una interessante prefazione di Nadia Fusini e una altrettanto interessante nota al testo di Elisa Gambaro.

Nascita e morte della massaia fu scritto negli anni tra il 1938 e il 1940 e uscì, prima di diventare un libro, in quindici puntate su “Tempo” per volere di Alberto Mondadori che del famoso rotocalco era direttore e editore. Un libro certo non facile, seppur bellissimo che, per motivi stilistici e per l’aria politica che si respirava allora nel nostro paese non ebbe certo un’accoglienza calorosa. Già il titolo potrebbe aiutarci a capire perché. Qui non si parla di una massaia ma “della massaia”, personaggio quasi paradigmatico di una donna al di fuori delle regole e delle soffocanti norme sociali, a partire dalla sua infanzia, vissuta all’interno di un baule. Baule dal quale accetterà di uscire per “adeguarsi” alla strada a lei assegnata dalla famiglia e dalla società, rendendosi desiderabile (e malleabile) al mondo dei maschi.

Con uno stile e con immagini a volte surreali, a volte oniriche, Paola Masino ci racconta una vera e propria ribellione e lo fa dileggiando qualcosa che non poteva essere dileggiato, qualcosa che era dato per acquisito e cioè il ruolo della donna nella famiglia e nella società. Lo fa con quella che davvero può definirsi una “lingua straniera” rappresentata da quello stile e quel respiro che, giustamente, Nadia Fusini definisce “surrealismo magico-demonico in cui alita una fantasia grottesca e surreale, che in altezza raggiunge toni profetici, gravi, mentre in basso si sviluppa in accenti comici, ridicoli.” Un libro troppo indigesto per l’epoca, un libro sospetto. È ancora la Fusini a centrare il punto quando scrive: “La domanda era: che destino può avere una donna, se non ambisce a quello di domina e serva della prima fondamentale cellula del vivere civile? In tempi di guerra poteva accadere – era accaduto, accadeva – che per via del rinculo coatto ritornassero in vigore certi schemi semplici e chiari. Per necessità, perché serviva alla Patria contare sulla certezza dell’abnegazione da parte dei soggetti umani che la Patria compongono, i quali dovevano in misura diversa acconsentire a sacrificarsi agli stereotipi di genere: i maschi incarnare l’amore della guerra, e le femmine adattarsi al gioco dell’obbedienza familiare ed essere buone massaie e curare la casa.”

C’è, in queste parole, una parola in particolare a cui prestare attenzione che è “adattarsi”. Questa la strada segnata, questo il percorso obbligato da cui deviare non è consentito. E infatti la massaia, che nel libro non ha un nome, farà il suo ingresso in società con un gran ballo a cui Masino non mancherà di dare note comiche che accentuano tutta la carica di denuncia e polemica sociale. E così tra umorismo e amarezza, tra verismo mascherato da “surrealtà” queste pagine sono un continuo, tesissimo, chiedersi cosa vogliano dire maternità, femminilità, ruolo della donna, vera e propria schiavitù, e che spazio e luogo possano occupare (o permettersi di occupare) sogni e immaginazione. Non a caso, in questo libro, di immaginazione sono pregne le pagine, rutilanti come una ribellione che resta tale anche quando sembra domata.

Paola Masino (Foto da wikipedia)

Un libro a tratti duro, attuale anche se pensiamo che la donna si sia emancipata. Leggendolo ci troviamo, spesso, a chiederci se sia davvero così. Pagine che vanno dalla leggerezza alla densità di considerazioni (ovviamente polemiche) del tipo: “Una donna nasce con un corpo simile al campo, che deve essere seminato e procreare; se rimane sterile cercherà giustificazioni di se stessa nel distribuire la propria pietà su quanto il mondo va di ora in ora partorendo. Insegnerà la fede agli animali di che poi si nutrirà la famiglia, allatterà i tronchi e i sassi di che sarà costruita la casa, farà da soglia agli uomini che dalla casa partiranno per disperdere la famiglia nei paesi del mondo, come il vento i semi, a creare nuove popolazioni”. Insomma signora della prigione costruita a immagine e somiglianza (e volere) del maschio. Funzionale al suo potere che non si può discutere ma di cui, al massimo, si deve accettare paternalismo e confine.

Nascita e morte della massaia è un libro da riscoprire, così come la sua autrice, intellettuale a tutto tondo, tra i fondatori della rivista “Città”, testata antifascista della Roma post liberazione, autrice di romanzi, prose e racconti. Eppure, ironia della sorte, ricordata quasi più per esser stata la compagna di Massimo Bontempelli di cui riordinò l’archivio, occupandosi della pubblicazione e della cura della intera opera.

Nascita e morte della massaia Book Cover Nascita e morte della massaia
Paola Masino
Letteratura italiana
Feltrinelli
2019
237