Anita Mancia, nata a Roma, ha lavorato 20 anni presso l'Istituto Storico della Compagnia di Gesù come assistente bibliotecaria ed Archivista. Ha collaborato con la rivista storica dell'Istituto con articoli sulla Ratio Studiorum, la pedagogia dei gesuiti, i gesuiti presi prigionieri dai pirati e recensioni. Presso l'editore Campanotto di Udine nel 2007 ha pubblicato un volumetto di poesie.

Buonsenso, ironia, saggezza, umanità nella cifra stilistica di dialoghi serrati mossi dalla curiosità e dalla volontà di conoscere la vita degli altri e meglio la propria, sono gli ingredienti di questo bel romanzo di Abraham Jehoshua, Il Tunnel, edito da Einaudi.  L’ingegnere in pensione Zvi Luria, durante una visita neurologica insieme con la moglie-pediatra Dina scopre di avere un principio impercettibile di demenza. Il neurologo gli consiglia di continuare le sue attività, anche quelle sessuali, e se possibile di continuare a lavorare, magari trovando un lavoretto come consulente poco o non pagato. La moglie troverà a Zvi un lavoretto come consulente per la progettazione di una strada militare nel deserto del Negev. Quando Zvi Luria e Yochanan Maimoni, il suo giovane capo che lo ha assunto senza stipendio e senza assicurazione, raggiungono il deserto per esplorare la zona intorno al cratere Ramon per costruire la strada, l’ingegnere in pensione propone di spianare una collinetta per realizzare il progetto come ha fatto in casi analoghi. In questo caso però non si può fare per una ragione segreta, che il giovane Yochanan ha difficoltà di rivelare al suo consulente. Delle persone senza identità che abitano segretamente il villaggio nabateo dove sorge la collinetta non possono essere trasferite, perchè sono sotto la protezione dell’ex-tenente colonnello Shibolet. La loro storia, che non riferisco qui perchè il lettore la scoprirà meglio da solo, interessa molto a Luria che decide di aiutare la famiglia del villaggio nabateo in difficoltà e grazie proprio al suo principio di atrofia mentale riesce a far realizzare il progetto del tunnel. Quando, alla fine del romanzo, Luria superando mille difficoltà, durante l’assenza della moglie che è ad un congresso di medicina a Monaco di Baviera, torna al tunnel per cercare di scoprire che cosa significhi per lui, prima che la demenza gli impedisca di ricordarlo, si viene a trovare in una situazione sorprendente e simbolica sulla quale il romanzo si chiude. L’autore si conferma un grande maestro dei dialoghi e dell’umanità dei personaggi, che è il tratto distintivo della sua personalità di scrittore. Rivela inoltre l’abilità di usare il principio di demenza – forse anche la società israelo-palestinese è afflitta da un principio di demenza ? –  come motore di momenti ironici e assolutamente umoristici, come quando, non sapendo dove metterlo in casa, porta con sè nel bagagliaio dell’automobile, un vaso-urna contenente le ceneri di una lontana parente morta per demenza all’età di 95 anni. E il commento sulle ultime ore di vita di questa signora è magistrale: “… Le persone affette da demenza da lunghi anni, che sembrano aver rinunciato al mondo e a cui il mondo sembra aver rinunciato, verso la fine della loro vita hanno una specie di risveglio e riprendono lucidità, come se la demenza fosse solo una finzione, un gioco, o magari un modo di difendersi dagli altri. E quando la morte si avvicina la maschera cade e lascia spazio al dolore, alla sofferenza, e forse al rimorso. Così, anche se per anni sono sembrati indifferenti a chi si è preso cura di loro, in punto di morte sembrano aggrapparsi a quelle persone e avere bisogno di un loro sguardo, di una carezza.” . Si direbbe, quasi, una osservazione pirandelliana.

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Il Tunnel Book Cover Il Tunnel
Abraham Yehoshua. Trad. di A. Shomroni
Narrativa straniera
Einaudi
2018
344