Sono nata a Milano nel 1966 e, dopo studi di filologia classica all'Università degli Studi di Pavia comincio a lavorare in libreria. Quella che, nelle mie intenzioni, voleva essere un'esperienza provvisoria, dura in realtà 24 anni. Nel frattempo collaboro con alcune case editrici come Giunti e Astoria. Le parole sono sempre state, in un certo senso, i miei strumenti di lavoro. Piano piano ho diminuito il lavoro in libreria per cominciare quello di web content writer con cui è iniziata l'avventura di collaborazioni più o meno riuscite. L'aspetto positivo è che la mobilità di questo tipo di lavoro è ciò che, nel 2015, mi ha permesso di trasferirmi in Tuscia, a Ischia di Castro dove attualmente vivo. Se provvisoriamente o no lo vedremo.

Chi avesse amato Luisa e il silenzio, sempre di Piersanti, troverà in questo La forza di gravità le stesse atmosfere rarefatte, surreali e dolcemente malinconiche. Quasi che la Luisa del romanzo del 1997 avesse passato il testimone ai protagonisti di questa ultima fatica dello scrittore abruzzese. Questa volta a cantarci l’elegia delle anime fragili, un po’ marginali e defilate rispetto ad un mondo urlante e distratto, sono Serena e il Professore. In una grande e mai nominata città, in un condominio come tanti, Serena, diciotto anni appena, vive con una zia melomane e un padre assente. Nello stesso condominio vive Dario, anziano professore, solitario, nichilista, prossimo ad intraprendere un ulteriore viaggio di allontanamento dal mondo. Tra i due nascerà un’amicizia profonda, strana per i più, fatta di parole, libri, biscotti e tè, affinità e comprensione. Entrambi segnati, ciascuno a suo modo, dalla ferita dell’abbandono, si riconosceranno senza bisogno di tante parole e domande. Serena, con il suo sogno di diventare medico troverà nel Professore una guida, un interlocutore così unico e diverso dai coetanei adolescenti con cui sente di non avere molto a che fare. E il Professore, dal canto suo, troverà in Serena la forza vitale che gli sta venendo meno. Quasi presagendo, o vedendo in lei, una donna che affronterà il mondo con la stessa timida fragilità, ma la stessa caparbia follia che è stata sua.
La forza di gravità sembra raccontarci la storia di una ragazza che diventa donna e di un uomo che torna bambino come a volerci ricordare che, al di là del tempo e delle maglie anagrafiche, può esserci un luogo in cui il miracolo di un incontro è possibile. Soprattutto se ci si porta dentro una ferita che ha causato non solo un taglio dentro di noi ma, ancor più, tra noi e il mondo. E infatti, gli altri meravigliosi protagonisti di questo romanzo sono altre due creature eteree, misteriose, dolenti e fragili come lo “strambo” Ottavio Celeste e Maria Assenza, bellissima e malinconica donna che incrocerà, seppure per poco, le vite di Serena e del Professore.
Uomini e donne che guardano il mondo da lontano, forse rimpiangendone, chissà, la leggerezza, eppure non facendo nulla per entrarne a far parte. Serena, quando non studia e non è nella casa del professore, ama passeggiare con i suoi cani. Il Professore ama salire sul terrazzo condominiale per guardare le stelle con il suo binocolo e “urlare” il suo disgusto per la città e i suoi fastidiosi abitanti. Ma la forza di gravità della vita ad un certo arriva, arriva sempre. E sarà, per il Professore, una regressione al passato inframmezzata da gesti violenti che gli causeranno problemi con la legge e per Serena saranno nuovi abbandoni.
Un libro delicato, fatto di piccoli gesti e di una scrittura quasi evanescente eppure fortissima nel suo non strizzare mai l’occhio al patetico e alla commozione di comodo. Quasi una favola che, come tutte le vere favole, non nasconde il dolore e nemmeno lo anestetizza. Qui ci sono uomini e donne che, come direbbe il poeta Cataldo Dino Meo hanno capito che “per evitare imbarazzanti complicità si può vivere solo come disadattati”. Riuscendo comunque a creare legami, anche quando si vorrebbero spezzare. Serena, che voleva fare il medico per trovare una cura per tutti, capirà che l’unica cura è “prendersi cura” e che altra via non vi è. Sia lei sia il Professore vivranno, sulla loro pelle e nel loro animo, la consapevolezza che “non si possono servire due padroni” e che se si ha una sensibilità scoperta, tutto è ancora più difficile ma può essere anche meraviglioso.
Pagina di scrittura sublime e toccata da quella grazia che hanno gli scrittori che sanno raccontare le vite più slabbrate, quelle di lato, quelle di chi non può che scegliere la penombra al posto della volgare visibilità uniformante e uniformata. Pagine che toccano con leggerezza eppure creano crepe profonde. In noi che leggiamo e nella vita dei protagonisti, anche quando si concedono sprazzi di pura ironia. Il Professore che, come spesso accade nella vecchiaia, torna bambino e Serena che si trova, in certa misura a fargli da mamma, ci ricordano che il miracolo più grande è l’accoglienza della fragilità altrui e della nostra. Che è poi l’unico modo per far sì che si “realizzi” la raccomandazione che il Professore ripeteva sempre a Serena: “Non appartenere a niente e a nessuno”. Che è anche, forse, l’unico modo per non subire l’abbandono.

La forza di gravità Book Cover La forza di gravità
Narratori
Claudio Piersanti
Narrativa italiana
Feltrinelli
2018
297