Sono nata a Milano nel 1966 e, dopo studi di filologia classica all'Università degli Studi di Pavia comincio a lavorare in libreria. Quella che, nelle mie intenzioni, voleva essere un'esperienza provvisoria, dura in realtà 24 anni. Nel frattempo collaboro con alcune case editrici come Giunti e Astoria. Le parole sono sempre state, in un certo senso, i miei strumenti di lavoro. Piano piano ho diminuito il lavoro in libreria per cominciare quello di web content writer con cui è iniziata l'avventura di collaborazioni più o meno riuscite. L'aspetto positivo è che la mobilità di questo tipo di lavoro è ciò che, nel 2015, mi ha permesso di trasferirmi in Tuscia, a Ischia di Castro dove attualmente vivo. Se provvisoriamente o no lo vedremo.

Conosciuto alla maggior parte dei lettori italiani (e confesso anche da me, almeno fino allo scorso mese) per i libri pubblicati da Adelphi, arriva per la prima volta in Italia l’Echenoz di L’occupazione del suolo grazie a Galaad Edizioni, piccolo e battagliero editore abruzzese. La bella traduzione di Francesca Ilardi ci consegna un piccolo grande capolavoro pubblicato, in Francia, nel 1988. Se pensate non sia possibile raggiungere vette letterarie tanto alte e potenti in sole 29 pagine allora dovreste proprio tuffarvi in questo struggente, malinconico e indomabile capolavoro. Perché di capolavoro si tratta.
Siamo a Parigi e sul muro di una casa troviamo un enorme affresco raffigurante Sylvie Fabre nell’atto di porgere un flacone di profumo a chi la guarda. Niente di strano certo. Se non fosse che quell’immagine è tutto ciò che resta di quella donna, morta nell’incendio della sua abitazione, arsa insieme a tutte le sue cose. Fotografie comprese. L’affresco dunque è tutto ciò che conserva l’immagine di Sylvie ed è ciò che, per il marito e il figlio di lei, diviene meta di un incrollabile e commosso pellegrinaggio. Con ostinato amore si recano a guardarla per conservarne la memoria. Ma ciò rischia di non bastare perché il palazzo su cui, come una tela, è “dipinta” l’immagine della donna, è minacciato sia dal malinteso rinnovamento urbano, con la sua “occupazione di suolo” appunto, sia dal degrado.
Per non rassegnarsi a perdere definitivamente la propria moglie e la propria madre, i due uomini si installeranno in un piccolo appartamento situato proprio “sotto gli occhi” di Sylvie, per continuare a ricordarla, per non dimenticarne il viso e la persona tutta. Fino alla toccante e potentissima decisione finale che, ovviamente, non vi sveleremo.
Racconto urbano di lirica potenza, sorretto da una scrittura che, in alcune frasi, raggiunge veri e propri virtuosismi arditi ed eleganti al contempo, L’occupazione del suolo, ci racconta l’umana necessità, per ciascuno di noi, non solo di non dimenticare chi abbiamo perduto, ma anche quella di “conservare” il tempo, guardandone un’immagine. Tempo che, inevitabilmente, trascorre e che, nel libro, vive attraverso la metafora di un affresco che va sbiadendosi e che viene inesorabilmente nascosto da un edificio in costruzione.
Ma accettare ciò non è possibile. Niente può profanare ciò che ha assunto le sembianze e il significato di una tomba sostitutiva su cui recarsi per piangere, ricordare e raccogliersi. L’enorme immagine Sylvie, dipinta in blu quasi come fosse un’immagine mariana, finirà con il divenire forse parte del paesaggio urbano, per tutti, ma non per i due uomini che ne vogliono, non solo conservare la presenza, ma anche farsene in qualche modo custodi.
Un libro, questo meraviglioso L’occupazione del suolo, che affronta attraverso un breve racconto a tratti surreale, il complesso tema del lutto e della sua difficile elaborazione. Con la lotta disperata contro il tempo che passa e il pericolo che chi abbiamo amato scompaia definitivamente, cioè venendo dimenticato. Sono queste pagine che, seppur nella delicatezza lieve di una scrittura poetica, aprono ferite e crepe di dolore, dipinte con quella disperata ostinazione che è della letteratura altissima.
Libro densissimo di significati e rimandi seppur in pochissime pagine, come la riflessione, in sottofondo, sulla potenza dell’arte e della pittura, sulla salvezza che arriva dallo sguardo che non è mai solo estetico ma etico, nella sua impossibilità di essere neutro, e sulla violenza del credere che “occupare” possa davvero voler dire sostituire una cosa con un’altra.
Bellissimo libro che, se pensiamo quando è stato scritto, non possiamo, seppure a posteriore, non considerare come l’annuncio della grande, successiva scrittura dell’Echenoz che abbiamo imparato a conoscere. Onore a Galaad per la decisione di proporre questo racconto.

L'occupazione del suolo Book Cover L'occupazione del suolo
Jean Echenoz
letteratura francese
Galaad Edizioni
2017
29