Sono nata a Milano nel 1966 e, dopo studi di filologia classica all'Università degli Studi di Pavia comincio a lavorare in libreria. Quella che, nelle mie intenzioni, voleva essere un'esperienza provvisoria, dura in realtà 24 anni. Nel frattempo collaboro con alcune case editrici come Giunti e Astoria. Le parole sono sempre state, in un certo senso, i miei strumenti di lavoro. Piano piano ho diminuito il lavoro in libreria per cominciare quello di web content writer con cui è iniziata l'avventura di collaborazioni più o meno riuscite. L'aspetto positivo è che la mobilità di questo tipo di lavoro è ciò che, nel 2015, mi ha permesso di trasferirmi in Tuscia, a Ischia di Castro dove attualmente vivo. Se provvisoriamente o no lo vedremo.

Giuseppina La Delfa è nome noto a chi, a vario titolo, si interessi di diritti civili e di battaglie per la loro difesa e affermazione. È stata, infatti, fondatrice dell’Associazione Famiglie Arcobaleno di cui, per oltre dieci anni, ha rivestito anche il ruolo di presidente. Stiamo parlando di un’associazione nata nel 2005 per dare voce e corpo a coppie e single omosessuali che vogliano realizzare un “progetto di genitorialità”.
Quello di cui parliamo oggi, “Peccato che non avremo mai figli” è il libro che ora Giuseppina ha scritto per raccontare non solo la sua più che trentennale storia di coppia e di vita con Raphaelle, ma anche le loro battaglie per i diritti civili, per uscire da quel limbo fatto di trasparenza in cui loro, come molte altre coppie omosessuali, si sono trovate a vivere in anni in cui, a mancare, erano prima di tutto le parole stesse per nominare le cose. Un libro scritto senza pretese letterarie ma con l’urgenza di parlare e raccontare ancora e ancora. Qui non è solo una storia intima, una storia d’amore, ad essere raccontata ma il suo inevitabile “sconfinare” nel sociale, nel campo di quella che diventa e doveva diventare, inevitabilmente, una battaglia, al di fuori dei confini del personale. Per scardinare barriere tanto più insidiose quanto più apparentemente date per acquisite.
Vi sono molte forme di violenza che si possono fare a qualcuno. Tra le peggiori proprio negare l’esistenza a quel qualcuno. E il libro di Giuseppina ci racconta proprio questo. Attraverso il racconto della storia d’amore tra lei e Raphaelle, veniamo condotti in anni, situazioni e ambienti socio-familiari in cui la parola omosessualità (e più ancora la parola lesbica) veniva semplicemente rimossa e, con essa, un mondo intero di progetti e aspirazioni ad una vita di cui non si comprendeva la “normale differenza”.

L’esergo in apertura del libro, preso da Annie Ernaux, svela molto puntualmente ciò di cui qui, prima di tutto, si parla “L’intimo è ancora e sempre del sociale, perché un io puro, in cui gli altri, le leggi, la storia, non sarebbero presenti, è inconcepibile”. E questa è, tra tutte, la responsabilità che Giuseppina si è assunta ad un certo punto della sua vita. E, in questo libro, il racconto di anni di quotidianità, tra difficoltà economiche, familiari e lavorative, tra progetti di vita a cavallo tra Francia e Italia, ci conduce senza soluzione di continuità alla consapevolezza di come la vita personale possa divenire paradigma di battaglie ben più ampie.
Un libro la cui urgenza e necessità devono essere ribadite, ancor oggi. In un paese in cui pericolose derive oscurantiste aleggiano subdole nell’aria, rischiando di risucchiare nel “bigottismo di comodo” ciò che dovrebbe essere normale ed acquisito: i diritti, o sono di tutti, o semplicemente non sono”. Perché qui si parla di diritti che, purtroppo qualcuno, ancora vorrebbe retrocedere a privilegi. E tra questi diritti qui si sottolinea quello di costruire una famiglia e il legittimo desiderio di genitorialità. E non si tratta di proporre un modello di famiglia che sia, a tutti gli effetti, specchio e ricalco di quella eterosessuale. Ma, al contrario, ribadire come anche quel modello sia, in fondo, solo uno tra i tanti possibili.

Peccato che non avremo mai figli è un titolo che è anche un grido, un’ipotesi, un’apertura, un percorso. Che, in certi aspetti, ricorda la bellissima serie tv americana When we rise che racconta la nascita delle lotte per i diritti civili e quella del movimento LGBT partendo dai moti di Stonwall del 1969. Anche lì, uomini e donne gay, lesbiche, transessuali, avevano compreso come la vita privata non potesse rimanere confinata tra le mura di una scelta individuale ma dovesse, appunto, diventare riconosciuta e “normale”. Senza ghettizzazioni al contrario, senza luoghi protetti o deputati. Bene scrive Giuseppina quando ricorda: “L’orientamento sessuale, per fortuna e sempre di più, è soltanto uno dei tanti aspetti della propria personalità; la discriminazione ne ha fatto un aspetto fondamentale che per secoli ci ha resi bisognosi del proprio simile per sopravvivere in una società ostile.
In queste pagine dunque c’è sì il racconto di una bella, lunga storia d’amore con tutte le sue trepidazioni e desideri, ma anche un pezzo di storia sociale e non solo del nostro paese. Tanto si è fatto ma tanto ancora resta da fare perché i diritti civili sono il punto di partenza per dirsi davvero comunità, per poter davvero parlare di rispetto. E dovrebbero essere “cosa di tutti e di ciascuno”.

Peccato che non avremo mai figli Book Cover Peccato che non avremo mai figli
Giuseppina La Delfa
Memorie, autobiografia
Aut Aut Edizioni
2018
172