Diploma maturità classica – Laurea in Giurisprudenza in 3 sessioni e mezza – Pratica legale – Pallavolista di successo – Manager bancario e finanziario – Critico musicale dal 1977 – 6 mesi esperienza radio settore rock inglese ed americano – Studi continuativi di criminologia ed antropologia criminale – Lettore instancabile – Amante della letteratura noir e “gialla “ – Spietato con gli insignificanti.

Solo di Maigret ho letto tutti i 103 romanzi (75+28 racconti del celeberrimo commissario), oltre a questi, almeno una quarantina di romanzi del grande scrittore belga di vario genere. Questo per far capire a chi conosce poco l’autore che egli è e resta uno dei miei preferiti in assoluto, se non il preferito. Tutto questo preambolo per evidenziare una mia certa qual delusione sul romanzo in parola.
Certo, Simenon è molto bravo nel descrivere il senso di solitudine e di apartheid di una famiglia di commercianti tedeschi trapiantata in Francia, non si sa bene in quale località, dato che nello scritto non è specificata. Questi Krull vivono ai margini del paese francese e svolgono un’attività da emporio, che consiste in larga parte nel dare da bere ai marinai ed alle loro mogli che vivono sulle chiatte che percorrono il canale prospiciente alla cittadina. Considerati dalla popolazione “stranieri” in quanto tedeschi, vivono ai margini di tutto e pensano solo a fare soldi. La famiglia è composto da un maschio, Joseph, due sorelle, Anna e Liesbeth, la loro mamma Maria e il papà, Cornelius,personaggio molto austero e silenzioso, patriarca burbero nel silenzio stesso dell’ambiente. Tutto viene sconvolto dall’arrivo del cugino tedesco Hans, che racconta una serie di frottole di paura, compresa quella per la quale si trova presso la loro abitazione. Non contento di tutto ciò, se ne va in giro ostentando la sua estraneità alla razza cittadina con atteggiamenti provocatori che arrivano fino al punto di possedere ripetutamente sua cugina Liesbeth, una ragazza dalla personalità alquanto tenue. L’elemento che sconvolge un equilibrio di razza già precario è l’uccisione di una giovane ragazza di facili costumi, Sidonie, assassinata, stuprata e gettata nel canale da cui viene a fatica recuperata. La ragazza è figlia di una debosciata, tal Pipì, il nome della quale deriva dal fatto che, essendo un’ubriacona impenitente fa i suoi bisogni dove capita, quasi sempre in strada. Anna è sfumata nel romanzo di Liesbeth che si è detto esser posseduta dal cugino. Joseph è tutto concentrato sulla tesi di laurea che sta ultimando. L’assassinio di Sidonie, inizialmente sottovalutato persino dalla sua deprecabile madre, finisce con l’essere la miccia che fa esplodere tutto. Mi fermo qui per tutti coloro che vorranno leggere il romanzo. La mia delusione deriva da una serie di elementi:
innanzitutto il ritmo lentissimo della narrazione. Poi,le trovate nel finale del racconto che Simenon utilizza al fine di smuovere un po’ la mota che stava soffocando sia lui che il lettore. La deviazione drammatica degli eventi fa evaporare i contorni dei personaggi, in luogo di farli risaltare maggiormente. E questo non fa parte delle caratteristiche del grande belga. Quel che si conferma dell’autore è la sua misogenia già conosciuta verso l’altro sesso. Le donne per lui sembrano ascriversi solo a due categorie: le insignificanti, tutte casa e chiesa e le prostitute, queste ultime nei comportamenti e negli atteggiamenti di qualsiasi età. In definitiva, un episodio “minore” nella grande galleria di romanzi di uno scrittore straordinario. DUE STELLE E MEZZA.

La casa dei Krull Book Cover La casa dei Krull
George Simenon
Letteratura francese
Adelphi
2017