Sono nata a Milano nel 1966 e, dopo studi di filologia classica all'Università degli Studi di Pavia comincio a lavorare in libreria. Quella che, nelle mie intenzioni, voleva essere un'esperienza provvisoria, dura in realtà 24 anni. Nel frattempo collaboro con alcune case editrici come Giunti e Astoria. Le parole sono sempre state, in un certo senso, i miei strumenti di lavoro. Piano piano ho diminuito il lavoro in libreria per cominciare quello di web content writer con cui è iniziata l'avventura di collaborazioni più o meno riuscite. Coordino L'Ottavo e collaboro con il blog di approfondimento culturale Zona di disagio

Cosa può succedere quando un disegnatore incontra un racconto in cui protagonista è una gatta che scrive lettere? Può succedere che ne esca un libro delizioso, a tratti commovente e che solo per comodità di classificazione si può definire “un libro per bambini”.
In realtà la letteratura ci ha dato non pochi esempi di libri che, nati per rivolgersi ad un pubblico di lettori giovanissimi, sono poi divenuti libri amati da un pubblico di tutte le età. In effetti è difficile stabilire una linea di demarcazione netta tra “bambini lettori” e “lettori bambini” in cui, a dispetto del gioco di parole, ciò che può fare la differenza è solo una particolare indole o sensibilità letteraria. Dove con “particolare” non si intende dare un giudizio di valore.
Per tale motivo dire che “Gatta chi scrive” sia un libro per bambini mi pare non riduttivo (perché essere un libro per bambini è quanto di più difficile e complesso vi sia in letteratura) ma sicuramente limitante. Questo racconto, tradotto e splendidamente illustrato da Alessio Tosoni, è un antidoto alla perdita di fantasia a cui, spesso, l’età adulta ci costringe (e lo dico fuori da ogni retorica) e un invito a lasciarci andare mentre si legge.
Apparentemente non c’è nulla di straordinario in una storia in cui una gatta di nome Micia scrive lettere alla sua piccola amica umana. Ma, in realtà, qualcosa di straordinario c’è. Non fosse altro per l’epoca in cui tale racconto fu scritto. La fine dell’800 non fu certo un’epoca in cui immaginarsi qualcosa del genere fosse poi così scontato. E, certamente, non era scontato per nulla che un racconto per bambini potesse farsi portatore di un messaggio di così grande amore per gli animali. “Animalismo” è una parola abusata e, spesso, usata a sproposito che, come tutti gli “ismi” rischia di potare con sé uno strano retrogusto di arroganza molto umana. In questo racconto non vi è nulla di tutto questo. Ma solo un esempio grande di amore. Che, in quanto tale, è amore indipendentemente da chi sia a provarlo e per chi.
Un libro che, per molti aspetti, sembra più nuovo della più nuova delle novità editoriali. Più attuale di quanto si possa immaginare, più urgente mi verrebbe da dire. Tanto più se si pensa a chi sia stata Helen Hunt Jackson, scrittrice non certo tra le più note a queste latitudini ma che legò profondamente il suo nome alla causa dei nativi americani in una America e in una epoca in cui non era così scontato esserlo. Anche per questo il racconto “Gatta chi scrive” (titolo originale “Letters from cat”) rientra di diritto in una letteratura che è “rispetto sociale” a tutto tondo. Dietro il tono apparentemente leggero di un racconto per bambini, si avverte qualcosa di più. E non è un caso, secondo me, che il dispositivo narrativo preso a pretesto per questa storia sia una gatta che scrive. L’amore tra una bambina e la sua gatta viene raccontato con un meccanismo che del racconto è il mezzo per eccellenza: la scrittura.
Un racconto che, solo apparentemente sembra solleticare quella “follia felina” che pare avere invaso molti (compreso chi scrive questa recensione) ma che va, invece, molto al di là di questa. Una gatta che scrive non ribalta solo il triste buon senso che ci porta a dare per scontata questa cosa ma, soprattutto, ribalta l’idea stessa di cosa sia il tragitto di un amore tra noi e gli animali: chi dona a chi? L’amore per gli animali è forse un amore di serie b?
Una gatta che scrive lettere non è solo una bella immagine fantastica e fantasiosa. Ma arriva quasi ad essere un invito a porsi in modo diverso verso tutto ciò che vive. E la generosità della fantasia potrebbe essere un gran bel modo.

Gatta chi scrive Book Cover Gatta chi scrive
Helen Hunt Jackson
Sette Città
2016