Nata a Milano nel 1966, dopo studi di filologia classica all'Università degli Studi di Pavia comincia a lavorare in libreria. Fa la libraia per 26 anni. Ha collaborato con case editrici quali Astoria, come lettrice dall'inglese e dal francese e per Giunti per cui ha scritto una guida on line sulle città europee. Ha collaborato con articoli e recensioni al blog SulRomanzo e al blog di approfondimento culturale Zona di Disagio. Suoi articoli sono apparsi sul sito della società di formazione Palestra della Scrittura. Ha curato blog di carattere economico e, per anni, ha lavorato come web content writer. E' autrice di due libri: Guida sentimentale alla Tuscia viterbese, una serie di brevi reportage di narrazione dei territori e Mors tua vita mea, un libro di racconti pubblicato da I Quaderni del Bardo Edizioni. Un suo racconto è pubblicato all'interno del libro Milanesi per sempre, Edizioni della Sera. Dirige la rivista L'Ottavo

Mascarò. La fantasia contro la dittatura

Di Geraldine Meyer

Scriveva Kerouak nel libro Sulla strada: “Perché per me l’unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbafigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano, come favolosi fuochi artificiali coloro giallo che esplodono come ragni attraverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno oooohhh”.

Chissà se Haroldo Conti avrebbe trovato questa frase così vicina alla descrizione, a una possibile descrizione del suo Mascarò. Uscito per la prima volta in Italia nel 1983 da Bompiani con la traduzione di Francesco Saba Sardi, torna ora in libreria grazie a Exorma, con la nuova traduzione di Marini Magliani, questo libro in cui la pazzia c’è, ed è vita, ed è cultura. Siamo in una Argentina polverosa, ad Arenales, in una piccola locanda in cui l’orchestra suona, trascinandosi tra sopore e guizzi, fino alle prime luci dell’alba. Attesa. Di cosa? Del Mañana, un improbabile e mal messo vascello dal nome evocativo, Domani, che condurrà Oreste da qualche parte. Dove? Non si sa, perché forse il porto d’attracco nemmeno esiste. E anche per questo saranno straordinari i passeggeri che si imbarcheranno. Tra cui il bizzarro Principe Patagòn, che principe non è ma forse lo è ancor più di quanto l’araldica non vorrebbe. E poi il misterioso Mascarò, giocolieri, cuochi cantanti, artisti fantasiosi e senza parte ma tanta arte.

Prende così forma un folle circo, una compagnia di artisti girovaghi, di sgualciti saltimbanchi e pugili che, ad ogni tappa, si aggiungono al circo che più che un tendone è un sogno. Un sogno fatto di abbandono della vita di prima e di nuove identità, un sogno fatto di strade da cercare e da inventarsi. Un sogno di follia che, proprio per questo, sarà contagioso. Nei paesini stanchi e tristi in cui la carovana passa e si ferma, le persone cambiano. Si ribellano, cercano un riscatto, sulle note di una milonga, di un tango, di uno spettacolo, con i ruggiti sbiaditi di Budinetto, un leone vecchio e stanco ma, nel profondo, indomito. Alla ricerca, anche lui, di un luogo in cui la sua maestà sia riconosciuta di nuovo. Che poi è quello che, ciascuno a suo modo stanno cercando anche quei girovaghi, vagabondi artisti. Pazzi di vita come i pazzi di Kerouak, anche loro nomadi on the road.

Ma, si sa, la fantasia, la parola, la cultura, non sono ben viste dalle autorità. Che siano politiche o religiose temono la sovversione all’ordine costituito che vive di quello che, per loro, è l’ordine naturale delle cose. Quella banda di pazzi fa cultura, quindi fa politica. In un paese che si sta avvicinando a quello che resta il capitolo più buio e vergognoso della sua storia tutto ciò è inaccettabile. Arriveranno gli arresti, arriveranno le torture. Ma qualcosa resterà intoccabile, quella parola che indicala strada, a ciascuno la sua. Quella parola che trasforma gli uomini in uccelli che si librano in volo, liberi e imprendibili.

Vietato, si spera, parlare di realismo magico solo perché si ha a che fare con quello che, a tutti gli effetti, è diventato ormai un classico della letteratura argentina. Haroldo Conti, scrittore desaparecido, sequestrato nel 1976 e solo molti anni dopo, per ammissione dello stesso criminale Generale Videla, finito nelle vittime ufficiali, mette in scena in questo Mascarò (alias Joselito Bembè, pistolero misterioso e combattente politico) in modo commovente e quasi visionario, la sua stessa storia. La storia del suo paese e quella di chi, con la cultura e con l’immaginazione rappresenta il pericolo maggiore per ogni dittatura, per ogni forma di controllo, per ogni criminale e sanguinaria tortura che, se piega i corpi, nulla può contro la pazzia, affamata di vita.

Uno stile pirotecnico e ruvido insieme, personaggi eccentrici e di forte concretezza proprio nella loro imprevedibilità e nella loro musicale sarabanda vagabonda. Pur nella drammaticità di alcune scene finali, Mascarò fa ciò che, appunto, la cultura deve fare: mettere in ridicolo l’autorità cieca che, per vivere, ha bisogno del silenzio dell’ignoranza.

Mascarò Book Cover Mascarò
Haroldo Conti. Trad. di Marino Magliani
Letteratura sudamericana
Exorma Editore
2020
356 p., brossura