Sono nato a Orvieto il 21 agosto 1985. Laureato in filologia moderna all'università della Tuscia. Sono giornalista pubblicista. Le mie passioni sono musica, letteratura e cinema. Amo le contaminazioni e la ricerca di nuovi stili da adattare a questa assurda modernità. Ho scritto anche un libro: Inverni. La città che muore, Sette Città editore

Film del 2012 di Haifaa al-Mansour, prima regista donna saudita. Partendo da scorci di quotidianità del Regno saudita, racconta una storia di speranza e libertà. L’ambientazione è un medio Oriente inedito per noi occidentali. Senza bombe e senza sangue. Comunque pieno di restrizioni incomprensibili. Nella protagonista risalta la voglia di cambiare, di correre verso la modernità, di andare incontro alla civiltà. Andare contro le regole con la certezza di non far male a nessuno. E’ semplicemente una bambina che vuole realizzare i propri sogni. Una bambina che vuole una bicicletta ed essere libera di andarci insieme al suo amico.

“Le ragazze non vanno in bicicletta”, le dicevano. Eppure l’unica cosa che la separava dal desiderio era la cifra necessaria all’acquisto. Una cifra che riesce a guadagnarsi mettendo in gioco ogni capacità, con impegno e sacrificio.
Non basta. I soldi sono un finto intralcio. Il vero ostacolo sono le persone che si prendono il diritto di decidere per le altre. Le donne non possono guidare. Le donne devono coprirsi il volto in pubblico. Bambine e bambini frequentano scuole diverse. Uomini e donne hanno ruoli diversi nella società. I bambini possono andare in bicicletta, le bambine no. Ma per i bambini e le bambine il mondo è più semplice e un vero amico presta la bici all’amica e le insegna a pedalare.

Mentre la madre fa di tutto per aggraziarsi il padre, perennemente in cerca di un’altra donna da sposare. Vuole comprarsi uno splendido abito rosso che avrebbe potuto indossare solo per lui e solo in casa. Lei, la prima a dire alla figlia: “le ragazze non vanno in bicicletta”. Ma la sua è solo una blanda resistenza. Alla fine, che l’uomo vada pure da altre donne. “Da oggi siamo solo io e te”. Senza uomini e con una bici nuova e pronta a correre. L’impegno e l’amore di una bambina non possono cadere nel vuoto, indifferentemente dalla parte di mondo in cui si vive, dalla religione e da quello che impone la società… i bambini sono molto più importanti.

Il movimento. L’accelerazione della scena finale dove la ragazza percorre la cadente via del quartiere verso una grande strada perpendicolare. Oggi l’Occidente ha paura dell’Oriente. La paura di essere sopraffatto da un’altra cultura è assenza di cultura. Tutto si riduce alla semplice paura di morire. Quella che non passa mai. Sia in un attentato terroristico, sia folgorati da un fulmine durante una tempesta. Stupidamente per combattere questa paura vengono applicate le stesse restrizioni che, solo in teoria, si vorrebbero combattere.
Dopo le nostre enormi conquiste questo è un passo indietro.

Noi stiamo scendendo dalla bicicletta. Non dobbiamo temere che la cultura araba prenda il sopravvento sul mondo. Dobbiamo sperare che la cultura prenda il sopravvento sul mondo arabo. Se solo imparassimo dai bambini. Loro sanno di essere tutti uguali: femmine, maschi, occidentali, orientali. Poi crescono e se ne dimenticano. Se non li sporcassimo con i nostri pregiudizi e stupide restrizioni. Se imparassimo da loro a pedalare.

Dall’altra parte di quella grande strada c’è il nostro quartiere.

La bicicletta verde Book Cover La bicicletta verde
Haifaa al-Mansour
Drammatico
2012
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